• giovedì , 23 novembre 2017

Centralità della relazione educativa nella promozione di efficaci processi di insegnamento/apprendimento

E-mozioni ed esperienze didattiche. Riflessioni a margine di un percorso creativo e stimolante lungo tre anni

di Elisabetta Dell’Atti

Emozioni e apprendimento: riflessioni

Le neuroscienze ormai parlano chiaro… al docente che voglia ascoltarle! Non è più pensabile separare le dimensioni psico-fisiche ed emotive della persona, che è unità, olos. A scuola – anche a scuola! – lo studente ed il docente agiscono nella loro interezza di persone e, perché si realizzino processi di insegnamento e di apprendimento efficaci, occorre – almeno come condizione necessaria, benché non sufficiente –  che si creino interazioni efficaci, benefiche tra quei soggetti. Non è una concezione ‘romantica’ della scuola, da ‘baci Perugina’, bensì acquisizione consolidata della ricerca neuroscientifica e di  settori della ricerca medica più avanzati, come quello della pisconeuroendrocrinoimmunologia (PNEI) che, forse, non sono ancora così diffusamente entrati nel know how dei professionisti della scuola. Le basi biologiche dell’affettività poggiano sul presupposto che la vita umana abbia bisogno della relazione per crescere e… per invecchiare felicemente!

Stephen D. Krashen (Dulay, Burt, Krashen, 1985), nei suoi studi di glottodidattica affettiva, parlando dei meccanismi di apprendimento delle lingue – ma il ragionamento si può estendere all’acquisizione di altri saperi -, sottolinea la differenza tra acquisizione profonda e stabile della padronanza linguistica e apprendimento razionale e volontario. Nel primo caso, si produce acquisizione significativa, duratura, inconscia, che genererà automatismi, perché il soggetto che apprende avrà fatto ricorso sia alle risorse dell’emisfero destro che a quelle dell’emisfero sinistro. Nel secondo caso, si produrrà solo apprendimento razionale, che si situerà solo a livello di memoria a breve termine (‘le informazioni mandate a memoria’ per il tempo necessario a sostenere l’interrogazione!).

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