• venerdì , 15 dicembre 2017

Come cambia la valutazione del comportamento

La valutazione del comportamento nella scuola del primo ciclo: come cambia ai sensi del Decreto legislativo 62/2017 e della Nota circolare 1865 dell’ottobre 2017

 di Rita Bortone

 

Abstract

La valutazione del comportamento nella scuola del primo ciclo: come cambia ai sensi del Decreto legislativo 62/2017 e della Nota circolare 1865 dell’ottobre 2017; cosa intendiamo per comportamento e per competenze di cittadinanza; cosa intendiamo per comportamento e per competenze di cittadinanza; alla ricerca di indicatori condivisi e di descrittori trasparenti; il giudizio sintetico; il giudizio globale; il comportamento, la sufficienza,  l’ammissione alla classe successiva; la competenza sociale e civica: l’urgenza di promuoverla prima di valutarla

 

 Parole chiave

Nuova normativa sulla valutazione – Valutazione del comportamento – Competenze sociali e civiche e doveri degli studenti – Giudizi sintetici e globali – Ammissione /non ammissione alla classe successiva –  Responsabilità del collegio – Urgenze educative prima che valutative

 

 Un quadro in movimento: problematicità vecchie e nuove

La pratica valutativa nella scuola italiana non riesce a trovare pace: dai giudizi ai voti e poi ancora ai giudizi, dai numeri alle lettere e poi ancora ai numeri, dai processi agli esiti, da  prove semplici e strutturate a prove aperte e complesse, da strumenti cartacei a strumenti elettronici …

E’ vero che ogni cambiamento negli obiettivi da perseguire (e i nostri obiettivi sono ben cambiati nell’ultimo decennio!)  determina inevitabilmente cambiamenti negli oggetti, negli strumenti, nei criteri di valutazione, ma è anche vero che nella pratica valutativa della scuola italiana ci sono aspetti, in termini di principi e di procedure, che  da decenni attraversano cambiamenti e riforme ma restano sempre problematici.

Invecchiando dunque su domande irrisolte, accogliamo a braccia aperte anche questa nuova stagione di riflessioni e dibattiti, di perorazioni e proteste, di domande e ipotesi risolutive sul tema della valutazione.

In particolare la scuola del primo ciclo, della quale ci interessiamo in questo contributo,  fin dal ‘62  ha attraversato le angosce valutative di una scuola non più selettiva, la cui variegata utenza non poteva contemporaneamente essere “obbligata” a venire a scuola ed essere  “respinta” dalla stessa scuola: le domande sono state, nel tempo, se valutare i processi o gli esiti, se usare criteri quantitativi  (voti) o qualitativi (giudizi), se abbassare l’asticella della proposta d’istruzione ( nel vano tentativo di renderla accessibile a tutti) o adottare criteri più “accoglienti” e abbassare la soglia della sufficienza (nel facile tentativo di “promuovere” anche chi la sufficienza non l’aveva raggiunta). Tutti sappiamo la lunga storia delle schede e dei giudizi, delle lettere e dei voti, dei descrittori nazionali e delle formule prestampate, dei litigi finali tra fautori della promozione e sostenitori della bocciatura, dell’insoddisfazione  diffusa di chi è riuscito a promuovere (promuovere cosa?) e di chi è riuscito a bocciare (bocciare a qual fine?). E, già tanto tempo fa, chi rifletteva sulla valutazione comprendeva che il problema, manifesto in fase valutativa, in realtà riguardava la didattica, l’organizzazione, l’ordinamento, l’impianto globale  di una scuola sempre più di tutti ma strutturalmente incapace (per i carenti mezzi progettuali, finanziari, organizzativi, professionali) di garantire a tutti e a ciascuno quel successo formativo che dichiarava come proprio fine ultimo: una scuola  disposta, pur di non scoprire la vera natura dei problemi, a subire piccoli continui cambiamenti, aggiustamenti in avanti e ritorni all’indietro, ma tutti lontani dall’essere risolutivi. Oggi ci troviamo di fronte a nuovi piccoli aggiustamenti: saranno, questa volta, risolutivi?

Il comportamento  dello studente è stato sempre un elemento di discussione tra docenti, per la connotazione fortemente ambigua del suo contenuto

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