• giovedì , 24 agosto 2017

Questioni di formazione e di formatori, di obblighi e competenze

Formazione strutturale e obbligatoria, ma solo sulla carta. La possibile inversione di rotta

di Rita Bortone

L’ autrice passa in rassegna le sue recenti esperienze di formatrice nelle scuole italiane, mettendo in evidenza le carenze, le ambiguità e le incongruenze dell’aggiornamento dei docenti, così come viene spesso interpretato e realizzato. E lascia anche intravedere la possibile inversione di rotta.

Aule fresche e percorsi di formazione lunghi, mai obbligati

Avevo in agenda due incontri di formazione fissati al 26 e 27 giugno e tremavo all’idea di come avrei potuto reggerli, nel caldo infuocato che questo incredibile giugno ha regalato al Nord e al Sud d’Italia.

E invece sono stati due incontri bellissimi, distesi, freschi: la forma di petalo e la struttura dei banchi variamente componibili (in forma di fiore per i gruppi circolari, in forma di semicerchio, o di tronco di cono, o di geometrie funzionali diverse a seconda della composizione dei gruppi e della tipologia dei lavori), il colore allegro delle pareti, l’aria condizionata che avverte la presenza di persone in aula e si mette automaticamente in moto, la disponibilità di un computer per ogni insegnante, i cuscinoni colorati e morbidi per chi vuole allontanarsi dal gruppo di lavoro e discussione…

la politica della formazione nelle nostre scuole raggiunge livelli di inefficacia e di spreco di eccezionale gravità

Una scuola particolare, insomma, che con i finanziamenti di due importanti progetti (vedi nota) ha realizzato un ambiente d’apprendimento fortemente innovativo: pareti con pannelli mobili, laboratori creativo/manuali in sostituzione dei vecchi laboratori multimediali, ambienti informali che sfruttano gli spazi comuni interni ed esterni, arredamenti modulari che garantiscono un utilizzo versatile degli spazi destinati ai gruppi di apprendimento, biblioteca multimediale, aula della videoconferenza immersiva e ambienti immersivi per la realizzazione di percorsi virtuali multisensoriali, Internet cafè, auditorium/palestra, giardino pensile.

Ma una scuola particolare non solo per le pareti colorate e i comfort impensabili in una scuola comune: particolare perché le insegnanti si autoconvocano, progettano e definiscono gli ambiti e i fini della formazione, condividono i materiali e sforano senza accorgersene i tempi di lavoro previsti, analizzano i loro stessi documenti per evidenziarne le criticità e chiedere consulenza sui miglioramenti, tranquillizzano il Dirigente che raccomanda loro di non restare poi troppo a scuola, di andare a casa a cucinare…

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