• venerdì , 15 dicembre 2017

Riforma AFAM, cala il sipario sul mandato di Angela D’Onghia

La sottosegretaria al MIUR ha rassegnato le dimissioni ieri sera, dopo l’ennesimo rinvio di un provvedimento fermo da diciassette anni

Di Francesca Rizzo

 

D'Onghia_MIUR “Sono delusa e amareggiata, non accetto la rassegnazione che prevale negli ambienti ministeriali nonostante le mie continue sollecitazioni”: con queste parole Angela D’Onghia ha rassegnato le dimissioni dalla carica di sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, prendendo atto dell’ennesimo fallimento della riforma del sistema AFAM.

D’Onghia (intervistata da Scuola e Amministrazione all’inizio dell’anno scolastico) era stata nominata sottosegretaria durante il governo Renzi, nel febbraio del 2014, e riconfermata a dicembre del 2016 con l’insediamento del governo Gentiloni, ma ieri, poco prima di votare la fiducia alla nuova legge di bilancio, ha deciso di dimettersi dall’incarico.

“Una ulteriore proroga per procrastinare  problemi irrisolti”: così Angela D’Onghia definisce il pur necessario emendamento alla finanziaria, che concede ossigeno a Istituti musicali pareggiati e Accademie non statali

Proprio la finanziaria approvata ieri conteneva l’unico risultato dell’impegno, assunto personalmente da D’Onghia, di migliorare il trattamento degli istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (Accademie di belle arti, Accademia nazionale di danza, Accademia nazionale di arte drammatica, Istituti superiori per le industrie artistiche, Conservatori di musica e Istituti musicali pareggiati): un emendamento ad hoc per finanziare Istituti musicali pareggiati e Accademie non statali, a rischio fallimento. “Questo, nel mondo da cui provengo, che è quello della società civile e produttiva del nostro Paese, significa un nulla di fatto, una ulteriore proroga per procrastinare  problemi irrisolti”, sostiene l’ex sottosegretaria, che nel 2014, con una Chiamata alle arti aveva cercato di risvegliare gli enti preposti su una questione, l’attuazione della legge di riforma n.508/99, accantonata per oltre un decennio; poco più di un anno fa la ministra Stefania Giannini in persona aveva risollevato la questione, promettendo interventi urgenti: l’ennesimo annuncio a vuoto.

“La mia candidatura e il mio impegno politico – conclude Angela D’Onghia – sono stati guidati dalla volontà di poter contribuire al cambiamento e al miglioramento di questo Paese. Sarebbe necessario un impegno comune, un lavoro di squadra costante, delle sinergie che non possono essere garantite da singole personalità, nemmeno dalle più carismatiche e volitive. Mi auguro che le mie dimissioni possano risvegliare la politica del fare”.

// IL SISTEMA AFAM 20 Accademie di belle arti statali, 54 Conservatori musicali, 4 Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), 1 Accademia nazionale di arte drammatica, 1 Accademia nazionale di danza, 20 Istituti superiori di studi musicali “ex pareggiati”, 23 Accademie legalmente riconosciute, 10 istituzioni non statali autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione per specifici corsi accreditati: sono questi i numeri dell’istruzione superiore artistica in Italia, un ramo del sistema universitario che, secondo un censimento del MIUR, nell’anno accademico 2013-2014 contava più di 85mila studenti, il 10% dei quali stranieri.

Internazionalizzare l’alta formazione artistica, ripensare in chiave moderna l’offerta formativa, puntare sulla ricerca e creare connessioni con il mondo del lavoro: questi gli obiettivi assunti dal gruppo di lavoro riunitosi nel 2014 intorno ad Angela D’Onghia

Un ramo che, nonostante tutto, non è mai stato ben integrato a livello legislativo ed economico: la legge n.508/99 ha riconosciuto l’equipollenza tra i titoli di studio rilasciati dagli istituti AFAM e quelli universitari per l’ammissione ai concorsi pubblici, ma in diciassette anni non si è mai dato seguito ad una fusione vera e propria. “Si è invece di fatto realizzata – si legge nella Chiamata alle arti – una sorta di autonomia «controllata» che rappresenta il grande limite di questo comparto formativo. Un ibrido di regole, parte della scuola e parte dell’università; un ibrido che ha vincolato invece che liberare energie, che ha creato eccezioni e limiti, che non ha favorito la responsabilizzazione, che non ha previsto la valutazione, che non ha legato le risorse ai risultati, che non aveva alcuna visione dell’alta formazione artistica e musicale come di un asset strategico dell’Italia nel mondo”.

Internazionalizzare l’alta formazione artistica, ripensare in chiave moderna l’offerta formativa, puntare sulla ricerca e creare connessioni con il mondo del lavoro: questi gli obiettivi assunti dal gruppo di lavoro riunitosi nel 2014 intorno ad Angela D’Onghia. Obiettivi che, evidentemente, non sono stati centrati.