• domenica , 20 agosto 2017

Un progetto di educazione etica per la crescita della persona

A proposito di cooperative learning, peer education, didattica laboratoriale, comunità di pratiche

di Antonio Santoro

Nel ricordo della lezione di Cesare Scurati, ho rilevato anch’io, di recente, la necessità di un nuovo e più deciso impegno della scuola per la “creazione di una <civitas> morale collettiva” (1): l’urgenza, cioè, della “attivazione di itinerari (scolastici) di natura educativa” (2) sempre più e in vario modo richiesti dalle diversità, dalle lacerazioni, dalle incertezze e dalle precarietà della “società liquida” del tempo presente.

Certo, la frequenza scolastica è, in termini specifici e viepiù evidenti, esperienza di conoscenza critica dei territori dei “saperi organizzati” (discipline), quindi di padroneggiamento progressivo dei linguaggi della cultura, ma non può non essere, anche, incontro continuo e significativo con il mondo dei valori, vale a dire considerazione responsabile, nella concretezza delle dinamiche relazionali, delle esigenze di ascolto empatico, di rispetto, di condivisione consapevole, di solidarietà: per apprendere i modi di “non […] lacerare la società in una pluralità di subculture reciprocamente ostili” (3). E, dunque, perché nelle realtà del sistema-scuola non si trascuri la prospettiva della formazione di “cittadini futuri che sappiano rispondere adeguatamente alla pluralità e alla diversità e che siano in grado di gestire produttivamente i conflitti attraverso il dialogo e forme di convivenza pacifica, di solidarietà e di altruismo, oltrepassando quell’imperante individualismo che oggi contrappone il condominio all’agorà(4).

Si tratta, evidentemente, di un orientamento educativo che chiede  all’insegnante un “lavoro di cura”  (caring) della crescita integrale della persona, proponendogli, in particolare, l’utilizzo non occasionale di quelle strategie didattico-organizzative (cooperative learning, peer education, didattica laboratoriale, comunità di pratiche, ecc.) “che promuovono, oltre all’acquisizione dei contenuti, l’apprendimento di abilità sociali quali la capacità di decentrarsi – da un punto di vista sia culturale (etnocentrismo), sia personale (egocentrismo) –, la problematizzazione dei pregiudizi, la razionalizzazione degli stereotipi e lo sviluppo dell’empatia che, trasformate in modelli comportamentali, guidano gli allievi verso condotte improntate all’etica e alle relazioni significative” (5). La sollecitazione auspica, in definitiva, una cifra professionale che risulti sistematicamente “mossa dall’intenzione di rendere buona la qualità della vita per sé e per gli altri”, e che pertanto porti a considerare “fondato parlare della cura come di una pratica intimamente etica” (6).

Un orientamento educativo che chieda all’insegnante un “lavoro di cura”  (caring) della crescita integrale della persona, è una “pratica intimamente etica”

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