• giovedì , 24 agosto 2017

Una valutazione senza stress: tra cultura pedagogica, cultura valutativa, cultura di sistema

Le innovazioni in materia valutativa nel decreto delegato

di Rita Bortone

”Restano i voti, ma saranno espressione dei livelli di apprendimento raggiunti, e saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze”. Insomma tutto come al solito: principi sanciti, miglioramenti annunciati, ritocchi qua e là

La 107 e la delega sulla valutazione

Qualcuno aveva auspicato che nel primo ciclo scomparissero la bocciatura e i voti, ritenendoli, nella scuola dell’obbligo, strumenti contraddittori non facilmente coniugabili con la concezione di una valutazione prevalentemente formativa, come indicata a livello nazionale.

Il decreto delegato dice invece che le cose stanno andando in direzione diversa, con le mediazioni tipiche di un sistema che vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ovvero che non vuole scontentare nessuno:   restano i voti, ma saranno espressione dei livelli di apprendimento raggiunti, recita la scheda disponibile sul sito del MIUR (di cos’altro, del resto, potrebbero essere espressione?), e saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze (non lo erano già adesso? Forse  cambieranno le formule descrittive dei livelli?).

Per quanto riguarda l’ammissione alla classe successiva la scheda ministeriale recita che diventa parte di un processo più ampio di presa in carico delle studentesse e degli studenti. In parole povere nella primaria la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe (come nella norma vigente); nella primaria e nella secondaria di 1° grado,  in un’ottica di maggiore trasparenza dei voti e in linea con le esperienza di molti Paesi europei, si potrà essere ammessi alla classe successiva e all’Esame finale anche in caso di insufficienze in una o più discipline.

In base all’ultimo rapporto OCSE sul benessere degli adolescenti, i quindicenni italiani vivono la scuola con troppo stress: si sentono molto tesi quando studiano, entrano in ansia per l’interrogazione anche quando sono preparati, hanno paura di prendere un brutto voto, diventano nervosi di fronte a un compito che non sanno risolvere

Le scuole, inoltre, per una scuola più inclusiva e capace di non lasciare solo chi resta indietro,
dovranno attivare  specifiche strategie di miglioramento per sostenere il raggiungimento dei necessari livelli di apprendimento da parte degli alunni e delle alunne più deboli.

Qualche novità, che qui non interessa riportare, sui tempi di somministrazione dei test Invalsi e sulle prove d’esame nel primo e nel secondo ciclo.

Insomma tutto come al solito: principi sanciti, miglioramenti annunciati, ritocchi qua e là.

Quando ci si arrabattava intorno ai dettagli di un problema senza rendersi conto di averne smarrito la sostanza, mia nonna diceva, nel suo dialetto, imu perse le vacche e sciamu cchiandu le corna (abbiamo perso le vacche e andiamo alla ricerca delle corna): e a me oggi tornano in mente le vacche perse e le corna ricercate, quando osservo come si arrabattano i nostri governi  intorno alle pratiche valutative, senza voler vedere che  i problemi sono di natura pedagogica e organizzativa e investono l’intero impianto del sistema.

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