• venerdì , 10 Luglio 2020

Atti di bullismo

di Fabio Scrimitore

Il quesito, proposto da un Dirigente scolastico, riguarda il comportamento degli alunni di una terza classe di scuola secondaria di primo grado.

L’autore del quesito è stato invitato dai genitori di due alunne ad avviare un’indagine per accertare la veridicità dei seguenti fatti che sarebbero stati commessi da compagni di classe delle loro figliole:
– tentativi di palpeggiamento;
– furto di oggetti personali e, subito dopo la scoperta del furto, dileggio degli alunni derubati da parte dei presunti autori;
– uso di cellulari in classe, sui quali vengono ripetutamente riprodotti filmati pornografici durante l’orario delle lezioni o nel cambio d’ora, con tentativo d’ imporne la visione alle ragazze riluttanti;
– derisione di quanti ottengono un buon rendimento scolastico.
La pluridecennale relazione operativa col variegato orbe scolastico mi fa pensare ad una sorta di perplessità che avrà potuto turbare la serenità del Dirigente scolastico, quando ha letto la lunga esposizione dei poco edificanti fatti, espressa dai genitori delle alunne della classe 3^ della sua scuola secondaria. Non sarà stato certo semplice per il Dirigente constatare che comportamenti tanto rilevanti sul piano educativo-disciplinare, quali quelli sopra descritti, possano essere stati portati formalmente alla sua conoscenza soltanto da genitori, e non anche dal personale docente. Egli non potrà non aver pensato che, se si fossero realmente verificati tali fatti, certamente sarebbero stati notati dagli insegnanti della classe e, molto probabilmente, avrebbero costituito oggetto dei tanti dialoghi che i docenti son soliti scambiarsi a scuola e, molto verosimilmente, sarebbero stati denunciati allo stesso Dirigente o proposti all’attenzione formale dei colleghi nelle riunioni collegiali che si tengono sistematicamente durante l’anno, per valutare lo stato di attuazione della programmazione didattico-educativa della classe.
Nessun pur francescanamente ipotizzabile sentimento di benevolenza misericordiosa avrebbe potuto far tacere lo scrupolo di verità che costituisce elemento essenziale dello stile dell’insegnante.
In questa cornice di dubbio, a titolo di risposta al quesito ricevuto, si può suggerire al Dirigente scolastico di chiedere la collaborazione degli insegnanti che compongono il Consiglio di classe, per avviare una discreta, prudente azione di verifica delle dichiarazioni contenute nell’esposto dei genitori. Sarà preferibile che detto Consiglio sia convocato con la sola presenza dei docenti e con all’ordine del giorno la valutazione dello stato delle relazioni educativo-didattiche della classe.

PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI ESSERE ABBONATO! Clicca qui per sottoscrivere l’abbonamento