• sabato , 14 Dicembre 2019

“Buona, lungimirante, libera”: chi era davvero la preside Palazzo

L’intervista ad Agata Scarafilo, autrice del libro “La preside Palazzo. Vita di una lungimirante intellettuale del Sud”

Di Francesca Rizzo

 

Una preside militante, la prima alla quale è stata intitolata una scuola in Puglia: nelle scorse settimane vi abbiamo raccontato qualcosa su Lucia Palazzo, l’insegnante, poi divenuta dirigente scolastica, che nel pieno della Seconda guerra mondiale, e fino alla fine dei suoi giorni, si è dedicata all’istruzione dei ragazzi di Ceglie Messapica, paesino in provincia di Brindisi, ed ha promosso diverse iniziative anche a sostegno delle categorie di adulti più vulnerabili.

Agata Scarafilo

Vi proponiamo ora l’intervista ad Agata Scarafilo, DSGA e redattrice di Scuola e Amministrazione, che ha preso l’iniziativa per dedicare la scuola alla compianta preside Palazzo, ed ha raccolto memorie e testimonianze nel libro La preside Palazzo. Vita di una lungimirante intellettuale del Sud, volume inaugurale della collana “Scuola e Amministrazione”, della casa editrice Idea Dinamica.

 

Chi era Lucia Palazzo, e che valore assume la sua figura anche rispetto all’epoca e al luogo in cui viveva?

Lucia Palazzo è stata una “grande” donna, nata nel 1919 e deceduta nel 2011, che ha scelto liberamente, nonostante le tante possibilità che avrebbe potuto avere, di vivere in un paesino del Sud e di donare se stessa spogliandosi davvero di tutto, compresi suoi averi, fino al punto di morire in povertà. A mio avviso tre sono stati gli elementi che l’hanno fortemente caratterizzata: la libertà di pensiero, la lungimiranza e la bontà d’animo.

Ho avuto la fortuna di conoscerla personalmente e di approfondire, poi, attraverso le fonti documentali la sua persona e il suo agire. Così, ancor più per il periodo storico in cui ha vissuto, la sua attenzione nei confronti delle donne ha mostrato una capacità di andare oltre ogni limite culturale dell’epoca in cui, lei stessa ha attivamente operato.

Lei si è caratterizzata per l’alta rettitudine morale, che tuttavia non è entrata in contrasto con la sua libertà di pensiero. È riuscita a superare quelle gabbie mentali di un’epoca e di un ambiente culturale, che erano ancor più strette in un paesino del Sud, dove il massimo a cui ambire, per una donna, era un buon matrimonio

Lei, invece, ha pensato, supportato e costruito dei percorsi di istruzione anche per le donne di Ceglie Messapica dando vita, nel 1943, alla prima scuola media con una classe mista di alunni ed alunne e ha aiutato, in tutti i sensi (anche economicamente), le ragazze madri, che altrimenti sarebbero state costrette a trasferirsi lontane, perché considerate una vergogna sociale e per tale ragione spesso costrette, altresì, ad abbandonare la propria creatura.

 

Come nasce, oggi, l’idea di un libro dedicato ad una dirigente scolastica d’altri tempi?

Agata Scarafilo, “La preside Palazzo. Vita di una lungimirante intellettuale del Sud”, Idea Dinamica Editrice, 2019

Il libro nasce nell’ambito dell’evento di intitolazione del Primo Istituto Comprensivo di Ceglie Messapica proprio alla “Preside Lucia Palazzo”. Un iter iniziato nel 2015 su mia proposta, con l’allora dirigente scolastico Giulio Simoni, e terminato nel maggio 2019 con l’attuale ds Rosetta Carlino. Così, nell’ambito delle varie iniziative, si è ritenuto necessario buttare un seme per consentire, soprattutto agli alunni e alle alunne di oggi, di avere una base dalla quale partire per ulteriori e più ampi approfondimenti sulla vita di una donna che tanto ha fatto per il mondo della Scuola e per la comunità di Ceglie Messapica. Basilare in tutto ciò è stato l’apporto dato anche dall’altro autore, Nicola Santoro, e dal “Centro di documentazione M. Ciracì” di Ceglie Mesapica.

 

La preside Palazzo era un’innovatrice anche dal punto di vista della metodologia: il suo insistere, con iniziative specifiche, sulla “bontà”, sul migliorarsi anche sotto il profilo morale, rientra in un concetto di educazione civica non codificato nei programmi ministeriali?

Con i suoi progetti (il “Foglio della bontà”, la borsa di studio della bontà, ecc.) Lucia Palazzo è andata oltre i programmi ministeriali legati all’Educazione Civica.

Perché la bontà, intesa come sentimento e dimostrazione di benevolenza, va al di là del semplice rispetto degli altri, del senso di responsabilità o di appartenenza. Lei intendeva la bontà come gentilezza, buona azione, carità, sensibilità nei confronti delle sorti degli altri

Ecco perché, come si può leggere nel libro, ha fatto viaggiare, parallelamente ai programmi ministeriali, dei progetti e delle iniziative che, attraverso una struttura ben organizzata ed aperta alla condivisione e collegialità, si sono prefissi l’obiettivo di alimentare il sentimento di bontà in alunni ed alunne che frequentavano la sua tanto amata scuola media.

 

L’impegno di Lucia Palazzo andava anche oltre le mura scolastiche: aiutava le ragazze madri e le categorie svantaggiate del territorio, ma rendeva anche la scuola un presidio culturale aperto alla società: è un modello di istituzione da seguire, soprattutto oggi?

Ritengo proprio di si, se pensiamo al fenomeno del bullismo possiamo ben immaginare che i progetti promossi dalla preside Palazzo rivelano tutta la loro attualità. Lei ha davvero precorso i tempi.

 

Come è stata accolta dalla comunità cegliese questa serie di iniziative per ricordare la preside Palazzo, dalla pubblicazione del libro all’intitolazione del Primo Istituto Comprensivo del paese? 

Devo dire molto bene. L’evento ha sollecitato il ricordo di questa persona speciale e soprattutto di quanto bene ella ha fatto. Lucia Palazzo è stata una donna che merita di essere ricordata ed anche conosciuta per le sue innumerevoli virtù morali e professionali che, tra l’altro, sono state riconosciute anche attraverso la deroga alla legge che prevede l’intitolazione di beni a personalità solo trascorsi 10 anni dalla morte, che l’Istituto scolastico a lei intitolato ha ottenuto. Lucia Palazzo è stata considerata, a tutti gli effetti, “benemerita”. Penso e sento che di lei si continuerà ancora a parlare.