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Cambio di indirizzo di studi

di Fabio Scrimitore

Il quesito riguarda le modalità di trasferimento dal liceo scientifico a quello classico

Autore del quesito è il genitore di uno studente che intende cambiar indirizzo di studi. Dopo aver frequentato la 1^ classe di liceo scientifico delle scienze applicate lo studente vorrebbe iscriversi alla 2^ classe di liceo classico.

 

Vi sono pochi periodi dell’anno scolastico che possono presentare tanta vivacità di relazioni di lavoro per il dirigente scolastico, e per lo stesso ufficio di segreteria, quanta ne offrono le prime settimane di settembre.           

Quando ormai stanno per chiudere gli ombrelloni degli stabilimenti balneari e si apprestano a riaprire i battenti le stazioni delle filovie di montagna, si risvegliano gli interessi parentali degli studenti che hanno obblighi di recupero di debiti scolastici, e, insieme, quelli degli alunni ai quali la svagatezza indotta dalle ferie estive non ha permesso di sciogliere residui dubbi sui percorsi della loro carriera scolastica.

Fra questi ultimi rientra l’autore del quesito, un attento genitore, il quale, alle ore 13.00 di venerdì, 9 settembre 2016, si è presentato presso la segreteria dell’ unico liceo classico paritario della sua città di residenza, per chiedere se il Preside avesse potuto concedere al timido figlioletto che lo accompagnava, la possibilità d’essere ammesso a frequentare la II classe liceale.

La singolarità del quesito sta nel fatto che il giovanetto aveva fra le sue mani una pagella, rilasciata dall’Istituto Tecnico Industriale della stessa città, nel quale lo studente aveva frequentato l’anno scolastico appena concluso, e con sufficiente profitto,  la 1^ classe del corso di liceo scientifico delle scienze applicate.

Qualche lettore troverà un po’ strano che in un istituto dell’ordine tecnico sia stato autorizzato dall’Amministrazione Regionale un corso di liceo scientifico, tenendo conto che l’ordinamento dei licei è stato disciplinato il 15 marzo 2010 da un regolamento ben diverso dal regolamento che contiene le linee-guida per il funzionamento degli istituti tecnici. Nulla di strano ci sarebbe stato se nella città alla quale ci si riferisce non esistessero licei, ma soltanto istituti tecnici. Ma la realtà era diversa, perché nella città in cui risiede il genitore che ha espresso il quesito vi erano ben cinque licei: due classici, due scientifici ed un quinto, delle scienze umane; un fondamentale principio di coerenza logica avrebbe suggerito di istituire in uno dei due licei scientifici l’indirizzo delle scienze applicate. Ma la realpolitik consente anche delle poco innocenti licenze.

Un’altra singolarità del quesito è rappresentata dalla circostanza che il redattore di questa risposta e il preside del liceo al quale è stato presentata l’istanza sono la stessa persona.

Ispirava molta tenerezza al preside lo sguardo, tra lo smarrito ed il candidamente fiducioso, del giovanetto; era uno sguardo che sembrava implorargli una risposta  ben diversa da quella che lo stesso studentino aveva ottenuto il giorno precedente da un altro Preside. Padre e figlio, infatti, il giorno precedente, avevano chiesto di poter frequentare la seconda classe liceal classica al rigoroso Dirigente scolastico del più rinomato liceo classico statale della stessa cittadina, il quale, ossequioso come è bene che siano tutti i funzionari dello Stato, aveva risposto che l’ordinamento scolastico non concede allo studente di cambiare ordine scolastico, se prima non superi i necessari esami integrativi.

Al genitore la decisa risposta negativa del Dirigente scolastico statale non aveva troncato ogni speranza di poter trovare il modo perché si venisse incontro alla propensione, espressa dal figlio, a cambiare indirizzo scolastico. All’accigliato padre, infatti, la pretesa di figlio di cambiare indirizzo di studi non sembrava affatto pretestuosa, perché nel corso dell’anno scolastico precedente quel genitore aveva avvertito che, man mano che si impegnava nel corso di studi del liceo scientifico delle scienze applicate, il figliolo manifestava  un progressivo affievolimento di interesse per  le  discipline matematico-scientifiche ed una diversa, crescente propensione verso la cultura letteraria.

Non si può escludere che quella progressiva caduta d’interesse per lo studio della matematica e delle scienze possa essere stata indotta dalla predilezione  che il giovanetto sembrava avesse sempre dimostrato per le modalità di apprendimento che impegnano più la serena acquisizione mnemonica, piuttosto che la comprensione delle rigorose argomentazioni deduttive.

Gli insegnanti delle prime classi degli istituti del secondo ciclo del sistema dell’istruzione sanno molto bene che, se non si hanno buone capacità personali di concentrazione su un determinato argomento, ben difficilmente si potranno ottenere accettabili risultati nell’apprendimento delle discipline logico-matematiche e scientifiche.

Lo sapevano bene anche i consiglieri dell’ex Ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer, i quali, già nel 1999, suggerirono al canutissimo Ministro di concedere una via di salvezza ai  giovani diplomati dalla scuola media, i quali, al pari del giovanetto cui si riferisce il quesito,  nel corso del primo anno degli studi superiori, si avvedano  di avere scelto un ordine scolastico non del tutto confacente alle loro inclinazioni.

Risale a quel tempo l’intuizione delle famose, o forse, dimenticate, passerelle, i poco fortunati, ma molto originali percorsi di riallineamento degli studenti desiderosi di cambiamento, che trovarono anche una specifica codificazione normativa in un decreto ministeriale del lontano 9 agosto 1999.

Mai intuizione si rivelò più didatticamente felice di quella che ha generato le passerelle, grazie alle quali gli studenti del primo anno degli istituti superiori, sarebbero stati ammessi ad integrare il curriculum della prima classe frequentata di malavoglia con dei moduli didattici peculiari. In tal modo quegli studenti, insoddisfatti della scelta fatta ancor prima di aver conseguito il diploma di licenza media, avrebbero potuto concludere l’anno scolastico nella medesima scuola originariamente scelta, escludendo le materie che non risultassero comprese nel piano di studi del nuovo istituto desiderato ed includendovi le materie presenti nello stesso piano di studi del nuovo istituto. Nel giugno del primo anno scolastico sarebbero stati regolarmente scrutinati insieme con i compagni di classe, per frequentare, in caso di esito positivo, la seconda classe dell’indirizzo di studi più gradito.

Ma non sempre alle buone intenzioni può far seguito la loro realizzazione pratica. Nel febbraio del 2003 la svettante Ministra Moratti, non esitò a cancellare, fra le altre, la legge Berlinguer n. 9 del 20 gennaio 1999, dalla quale erano state tratte le passerelle; sicché, la caduta della legge-madre travolse anche il decreto che aveva generato le passerelle.

Non tutto, però, era perduto, perché un effetto indiretto delle passerelle è stato trasposto nell’ultima ordinanza sugli scrutini e sugli esami, che risale al 21 maggio del 2001 (ha il numero 90), con la quale per gli studenti del primo anno degli istituti secondari superiori, che per correggere una scelta rivelatasi non giusta, desiderino  cambiar corso di studi nell’anno scolastico successivo a quello frequentato, venne eliminato l’impegno dei formali esami integrativi che, invece, restano per gli studenti delle classi successive alla prima, che intendano cambiar ordine di studi. A norma della sopra ricordata ordinanza, questi giovanetti, al termine del primo anno, non debbono sostenere le classiche prove integrative, ovviamente, se avranno conseguito la promozione alla classe seconda dell’originario ed indesiderato loro corso di studi. L’iscrizione alla seconda classe dell’istituto più desiderato avverrà sotto l’unica condizione che essi partecipino, con esito positivo, ad un semplice colloquio presso la scuola ricevente, l’accertamento di eventuali insegnanti del nuovo corso di studi gli eventuali debiti formativi, da colmarsi mediante specifici interventi da realizzarsi all’inizio dell’anno scolastico successivo.

Dalla vivacità degli occhi del genitore dello studente, oltre che da quella non meno espressiva dello stesso giovanetto che nell’anno scolastico 2016/17 aveva un po’ sofferto nel frequentare presso l’Istituto Tecnico Industriale il primo anno del corso di liceo scientifico delle scienze applicate, si capiva bene che le sopra riportate argomentazioni del preside del liceo classico avevano dischiuso un orizzonte di potenziale serenità.

Lo dimostra la decisione immediatamente assunta dai due interlocutori del preside, di affrettarsi per raggiungere la vicinissima segreteria del liceo classico, dove avrebbero perfezionato la domanda di iscrizione alla frequenza della II classe  di liceo classico.

Subito dopo l’iscrizione il giovane avrebbe partecipato al previsto colloquio con il consiglio della sua nuova classe, i cui professori  si sarebbero limitati ad accertate che, a conclusione della I classe, frequentata presso l’Istituto Tecnico Industriale, il giovanetto avesse raggiunto un livello di preparazione in latino che lo avrebbe allineato a quello conseguito dai nuovi suoi compagni di classe.

Non sarebbe stato facile, poi, per lo studente, dimostrare di aver raggiunto nel corso del colloquio, dimostrasse d’aver raggiunto un analogo, buon livello, in greco, dal momento che tale impegnativa disciplina era da presumere che gli fosse completamente estranea.

Ma il problema non sarebbe stato irresolubile, perché, come si è scritto più sopra, l’ordinanza citata autorizza il consiglio di classe ad ammettere lo studente alla classe richiesta anche nel caso in cui  i professori ritengano possibile il recupero delle competenze richieste, nel caso specifico,  in greco,  partecipando ad interventi didattici integrativi, che si possono realizzare nella nuova scuola sin dall’inizio del nuovo anno scolastico.

Arbitro del destino del giovane resta, dunque, il Consiglio di classe del nuovo istituto; nel nostro caso, il consiglio della seconda classe del liceo classico paritario.

Aiuta a comprendere la speranza del genitore di risolvere il grave problema del figlio, rivolgendosi ad un liceo classico paritario, l’idea, che ancora forse resiste in ambienti sociali non molto attenti alla legislazione scolastica, secondo la quale le scuole pubbliche paritarie potrebbero adeguarsi agli ordinamenti scolastici nazionali non con il medesimo rigore con il quale lo fanno le scuole di Stato, ma con la flessibilità suggerita dalle diverse configurazioni delle situazioni familiari.

Quest’idea venne adombrata dal genitore davanti al Preside del Liceo classico paritario, nell’atto in cui questi cercò di far conoscere al suo ancor fiducioso interlocutore che i presidi delle scuole paritarie si sentono vincolati dalle leggi dello Stato allo stesso modo in cui se ne sentono impegnati i Dirigenti delle scuole statali. E forse anche di più, perché il sistema dei controlli che l’Amministrazione scolastica è tenuta a svolgere nei confronti delle scuole paritarie è molto, molto più esteso di quanto non lo siano i controlli sulla gestione delle scuole statali.

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