• lunedì , 25 giugno 2018

Caro Prof. Della Loggia, le richieste da fare al Ministro sono altre

Di Rita Bortone

 

Non sono stata mai innamorata delle idee del Professor Ernesto Galli Della Loggia, e i suoi interventi sulla scuola (che spesso trovo supponenti e portatori di verità assolute che non so come il Professore riesca a partorire, non essendo frequentatore abituale delle aule scolastiche) più volte mi hanno spinta ad esprimere pubblicamente il mio più assoluto dissenso.

E devo dire che la prima lettura di questo suo editoriale (Corriere della Sera del 4 giugno), segnalatomi immediatamente da insegnanti arrabbiati, mi ha fatto a prima vista pensare: “Il solito Della Loggia!”. E infatti è il solito Della Loggia anche in questo editoriale, per il tono e la radicalità delle sue affermazioni.

Rileggendolo, tuttavia, con calma, mi accorgo che alcune delle sue richieste hanno comunque un fondamento, anche se le soluzioni proposte mi sembrano provocatorie nel tono e inaccettabili nella totale assenza di problematizzazione.

Provo a considerare ad una ad una (più o meno) le richieste che il Professore fa al nuovo Ministro come segnali di cambiamento.

 

Richieste n. 1 e 2 – Cattedre più alte per tutti i professori, obbligo per ogni classe di alzarsi in piedi all’ingresso del docente nell’aula

Le due richieste fanno sorridere per la distanza abissale rispetto ai comportamenti di studenti e docenti in molte delle nostre aule, e fanno arrabbiare se si considerano gli sforzi che la scuola ha fatto, negli ultimi decenni, per abbattere le distanze tra docenti e allievi, ritenute di ostacolo alla realizzazione di una scuola “democratica”e a processi di apprendimento sereni.

Sappiamo che la cattedra è stata il simbolo della distanza tra docente e allievo, ed è stata infatti rifiutata da una concezione pedagogica basata sulla centralità dell’allievo e da una visione politica della scuola come spazio offerto a tutti per una crescita individuale e collettiva, che si realizza non attraverso trasmissioni del sapere gerarchicamente fondate, ma attraverso momenti di crescita comune.

Le cose non sono poi andate come la pedagogia democratica auspicava e, insieme alla cattedra e al saluto formale degli alunni, gli insegnanti hanno spesso smarrito sia il principio di autorità insito nel ruolo, sia l’autorevolezza insita nella persona e nella sua competenza.

Però l’insegnante che dai suoi allievi è riconosciuto come competente, e giusto, e comprensivo ma rigoroso ed esigente, quell’insegnante non ha bisogno di sostenere “alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo”, non ha bisogno della cattedra per affermare il proprio ruolo, né ha bisogno di un obbligo formale per vedersi “salutato in segno di rispetto”.

Il rispetto è un atteggiamento profondo, che oggi (e non solo nella scuola) viene tributato alla persona, non al ruolo.

Caro Professor Della Loggia, chieda al Ministro di attivare meccanismi di reclutamento che portino sulle cattedre (reali o simboliche) docenti che siano capaci, giusti, credibili e autorevoli, e soprattutto competenti.

Richiesta n. 3  – Divieto di occupazioni e autogestioni

Lo Statuto degli studenti e delle studentesse riconosce il diritto di riunione e di assemblea, ed affida a ciascun Istituto la regolamentazione dell’esercizio di tale diritto (9. La scuola garantisce e disciplina nel proprio regolamento l’esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a livello di classe, di corso e di istituto; 10. I regolamenti delle singole istituzioni garantiscono e disciplinano l’esercizio del diritto di associazione all’interno della scuola secondaria superiore, del diritto degli studenti singoli e associati a svolgere iniziative all’interno della scuola, nonché l’utilizzo di locali da parte degli studenti e delle associazioni di cui fanno parte. I regolamenti delle scuole favoriscono inoltre la continuità del legame con gli ex studenti e con le loro associazioni – Dpr 249 del 24 giugno 1998).

Non può dunque, da parte del Ministro, esser fatto divieto di azioni che ledano i diritti garantiti agli studenti dalla legge ordinaria dello Stato, che anzi sono dalla stessa legge vietate e che, se accadono nelle scuole, accadono contro le norme a causa di consuetudini e abusi non sufficientemente arginati e penalizzati per carenze o storture dei regolamenti interni degli Istituti.

Concordo sul fatto che le occupazioni e le autogestioni sono andate nel tempo configurandosi come eventi del tutto privi delle funzioni culturali e partecipative proprie della scuola come comunità educante e del tutto distanti dalla fruizione del diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola, assumendo l’aspetto di consuetudini legate ad obiettivi non sempre chiari né sempre coerenti con finalità formative variamente interpretabili, obiettivi talvolta sconosciuti agli stessi  inconsapevoli partecipanti.

Caro Professor Della Loggia, chieda al Ministro di far sì che le scuole siano dirette e gestite da dirigenti capaci di regolamentare, con democraticità di principi ma con rigore e chiarezza d’indirizzi, la vita della scuola ed i comportamenti di chi ci vive, crescendo e facendo crescere menti e coscienze.

 

Richiesta n. 4 – Cancellazione di qualsiasi ruolo delle famiglie e di loro rappresentanze nell’istituzione scolastica

È vero che “non ci sono rappresentanti dei pazienti nelle strutture ospedaliere, né degli automobilisti negli uffici della Motorizzazione, né dei contribuenti nell’Agenzia delle entrate”, ma il servizio educativo offerto dalla scuola non ha la stessa natura del servizio offerto dagli uffici della Motorizzazione e nemmeno di  quello offerto dalle strutture ospedaliere.

Il servizio educativo offerto dalla scuola non può non essere condiviso dalle famiglie, per motivi  pedagogici e politici: non siamo la scuola di Mussolini né quella di Stalin – almeno per ora –, e siamo consapevoli che la mancata condivisione di intenti tra i diversi attori del processo educativo porta inevitabilmente alla inefficacia delle azioni messe in campo ed alla  riduzione della quantità e della qualità degli esiti formativi, se non anche a fratture psicologiche  negli allievi.

Tuttavia il patto educativo tra genitori e docenti fa registrare, oggi, fallimenti pesanti e conflittualità profonde, che le rappresentanze istituzionali delle famiglie negli Organi collegiali non riescono a sanare.

Caro Professor Della Loggia, chieda al Ministro di far sì che le scuole e i processi educativi siano gestiti da dirigenti e docenti autorevoli e competenti, che per autorevolezza e competenza possano rivendicare il diritto di essere riconosciuti e rispettati dalle famiglie, dall’opinione pubblica, dalla stampa, dal Paese. E che con autorevolezza e competenza sappiano stabilire con le famiglie, con cui condividono la responsabilità educativa, una relazione ed una collaborazione che vada oltre i criteri di rappresentanza e sappia coinvolgere nel dialogo l’intera classe genitoriale, supportandola nell’interpretazione, spesso carente, del difficile  ruolo educativo.

 

Richiesta n. 5 – Divieto di convocare gli insegnanti in assemblee, riunioni, commissioni e consigli di qualunque tipo per più di tre o al massimo quattro volte al mese

Gli insegnanti sono spesso convocati per riunioni e compiti funzionali ad adempimenti richiesti dall’alto.

Il mobbing burocratico cui le richieste centrali sottopongono dirigenti e docenti è un problema gravissimo che sottrae tempo, energia intellettuale e motivazione  professionale a dirigenti e docenti, costruendo dimensioni di nonsenso che poco giovano alla efficacia delle azioni ed alla interpretazione dei ruoli.

Accade, tuttavia, che alcune convocazioni risultino poco supportate da ragioni e scopi condivisibili. E ciò accade perché tanti dirigenti credono ancora che non la sostanza formativa, ma l’adempimento e la documentazione dell’adempimento sia ciò che fa la qualità della scuola.

Caro Professor Della Loggia, chieda al Ministro di ridurre la burocraticità delle pratiche e dei costumi, al centro come in periferia, e di far sì che la cultura dei nuovi dirigenti sia una cultura psicopedagogica, più che burocratica.

 

Richiesta n. 6 – Sull’esempio del Giappone, affidamento della pulizia interna e del decoro esterno degli edifici scolastici agli studenti della stessa scuola

Non siamo in Giappone, e non vedo come potremmo, solo nella scuola, assumere una cultura del lavoro e delle regole che dista anni luce da quella del nostro Paese. Con quale modello di comportamento, presente nella nostra società, la scuola si troverebbe in sintonia?

E tuttavia concordo fortemente sul bisogno di farsi carico, da parte della scuola, di una rigorosa e forte educazione al rispetto del bene comune. E concordo sulla indegnità del permissivismo e del lassismo con cui, in barba ad ogni “educazione alla cittadinanza”, vengono accettati, sottovalutati e perdonati comportamenti e atteggiamenti che del bene comune sono quotidianamente lesivi.

Caro Professor Della Loggia, ripeto la preghiera espressa al punto 3: chieda al Ministro di far sì che le scuole siano dirette e gestite da dirigenti capaci di regolamentare, con democraticità di principi ma con rigore e chiarezza d’indirizzi, la vita della scuola ed i comportamenti di chi ci vive, crescendo e facendo crescere menti e coscienze.

Richiesta n. 7 – Divieto assoluto agli studenti (pena il sequestro) di portare lo smartphone non solo in classe, ma anche all’interno della scuola

Lo smartphone, caro Professore, ad alcuni insegnanti serve per fare lezione, lo sa? Certo, non è ammissibile che i ragazzi ci giochino durante le lezioni, che ricerchino la soluzione dei problemi posti dai compiti scolastici, che lo usino per fotografare gli insegnanti sciocchi o le bravate dei bulli, ma non si può eliminare un oggetto potenzialmente utile per far scomparire scorrette modalità del suo uso.

Caro Professor Della Loggia, anche qui vale sempre la stessa preghiera: chieda al Ministro di far sì che le scuole siano dirette e gestite da dirigenti capaci di regolamentare, con democraticità di principi ma con rigore e chiarezza d’indirizzi, la vita della scuola ed i comportamenti di chi ci vive, crescendo e facendo crescere menti e coscienze.

 

Richiesta n. 9 – Per le “gite scolastiche”, sia fatto obbligo di scegliere come mete solo località italiane

Aggiungerei “se proprio occorre farle”.

Le gite scolastiche non esistono, caro Professor Della Loggia. Esiste (dovrebbe esistere) una cosa che si chiama “viaggio d’istruzione”, ma che, come la formula linguistica dice, è una cosa (dovrebbe essere una cosa) molto diversa dalla “gita”.

Oggi, quando le classi si muovono, su qualche carta della scuola risulta sempre l’obiettivo che si persegue, la strategia che si adotta, il contenuto culturale che si propone, ma il viaggio d’istruzione, nella maggior parte dei casi, resta solo una gita scolastica.

Non è la distanza della meta che conferisce legittimità culturale e pedagogica al viaggio e ne caratterizza la qualità; la qualità e il senso del viaggio stanno in ciò che gli insegnanti vogliono farsene e in ciò che realmente se ne fanno.

Caro Professor della Loggia, chieda al Ministro di far entrare nella scuola solo insegnanti culturalmente degni e capaci di proporre ai ragazzi mete e orizzonti ampi, fisici e culturali. Se gli insegnanti non hanno essi stessi ampi orizzonti e visioni e mete, i viaggi proposti non potranno che essere “gite scolastiche”.

 

Richiesta n. 10 – Istituti e «plessi scolastici» devono essere intitolati al nome di una personalità illustre

Caro Professor della Loggia, concordo con Lei. Chieda pure al Ministro quello che Lei ha scritto al punto 10, ma non me ne voglia se mi ripeto: chieda anche al Ministro di affidare le scuole a dirigenti e insegnanti che intanto sappiano chi sono le persone illustri cui poter intitolare la scuola, e che trovino il tempo e la voglia, tra i tanti adempimenti, d’intendersi con il proprio territorio per avviare condivise pratiche di intitolazione.

 

Richiesta n. 8 – Ho lasciato volutamente per ultima la Sua richiesta n. 8, che riporto testualmente:

“Obbligo per tutti gli istituti scolastici di organizzare e tenere aperta ogni giorno per l’intero pomeriggio una biblioteca e cineteca con regolari cicli di proiezioni, utilizzando, se necessario, anche studenti di buona volontà. L’adempimento di tale obbligo deve rientrare tra gli elementi basilari di valutazione della qualità degli istituti stessi. Ai fondi necessari si può provvedere almeno parzialmente dimezzando l’assegnazione di 500 euro agli insegnanti che utilizzano tale somma non per acquistare libri. Il motto della scuola diventi: “Il buon cinema e la lettura della pagina scritta innanzitutto!”.

L’ho lasciata per ultima perché su questa, caro Professor Della Loggia, sono proprio d’accordo: faccia pure questa richiesta al Ministro!