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Centralità della relazione educativa nella promozione di efficaci processi di insegnamento/apprendimento

E-mozioni ed esperienze didattiche. Riflessioni a margine di un percorso creativo e stimolante lungo tre anni

di Elisabetta Dell’Atti

Emozioni e apprendimento: riflessioni

Le neuroscienze ormai parlano chiaro… al docente che voglia ascoltarle! Non è più pensabile separare le dimensioni psico-fisiche ed emotive della persona, che è unità, olos. A scuola – anche a scuola! – lo studente ed il docente agiscono nella loro interezza di persone e, perché si realizzino processi di insegnamento e di apprendimento efficaci, occorre – almeno come condizione necessaria, benché non sufficiente –  che si creino interazioni efficaci, benefiche tra quei soggetti. Non è una concezione ‘romantica’ della scuola, da ‘baci Perugina’, bensì acquisizione consolidata della ricerca neuroscientifica e di  settori della ricerca medica più avanzati, come quello della pisconeuroendrocrinoimmunologia (PNEI) che, forse, non sono ancora così diffusamente entrati nel know how dei professionisti della scuola. Le basi biologiche dell’affettività poggiano sul presupposto che la vita umana abbia bisogno della relazione per crescere e… per invecchiare felicemente!

Stephen D. Krashen (Dulay, Burt, Krashen, 1985), nei suoi studi di glottodidattica affettiva, parlando dei meccanismi di apprendimento delle lingue – ma il ragionamento si può estendere all’acquisizione di altri saperi -, sottolinea la differenza tra acquisizione profonda e stabile della padronanza linguistica e apprendimento razionale e volontario. Nel primo caso, si produce acquisizione significativa, duratura, inconscia, che genererà automatismi, perché il soggetto che apprende avrà fatto ricorso sia alle risorse dell’emisfero destro che a quelle dell’emisfero sinistro. Nel secondo caso, si produrrà solo apprendimento razionale, che si situerà solo a livello di memoria a breve termine (‘le informazioni mandate a memoria’ per il tempo necessario a sostenere l’interrogazione!).

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Perché accade questo? Perché qualunque cosa che facciamo muove dalle e-mozioni. Le emozioni guidano le nostre scelte. Siamo naturalmente portati a reiterare azioni e a mettere in atto comportamenti che ci fanno stare bene e, quindi, tendiamo ad evitare ciò che ci fa star male, che genera in noi emozioni che ci procurano sofferenza. “Le emozioni, una volta che sono state provate, diventano il movente di comportamenti futuri. Dettano le azioni da fare all’istante e insieme veleggiano verso mete lontane”[1].  Perché si realizzi quell’ acquisizione stabile e duratura, dunque, non è sufficiente recepire stimoli cognitivi, “serve una particolare condizione, l’assenza di un filtro affettivo, cioè di quella forma di difesa psicologica che la mente erge quando si è chiamati ad agire in uno stato di ansia, quando si ha paura di sbagliare, quando si teme di mettere a rischio la propria immagine e quindi viene minata l’autostima”[2].

Le nostre cellule hanno memoria. Basti pensare che, nel momento in cui si rievocano episodi passati, si riattivano una serie di meccanismi a livello psicologico, comportamentale e fisiologico[3]. Quindi, per generare apprendimento stabile, duraturo, significativo, occorrerà collegare quante più esperienze di apprendimento possibili a emozioni positive, di gioia, appagamento, autostima,  gratificazione, motivazione ad apprendere, e ciò attiverà un circolo virtuoso: si desidererà rivivere quelle esperienze legate a emozioni positive, fino a farle diventare un’ abitudine. Se le esperienze di apprendimento si collegano ad esperienze negative, quali senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia, paura, ecc., certamente non si potrà genererare apprendimento duraturo, stabile, significativo.

“L’apprendimento non avviene a prescindere dai sentimenti dei ragazzi. Ai fini dell’apprendimento, l’alfabetizzazione emozionale è importante quanto la matematica e la lettura”

(D. Goleman, 1995, tr.it.1996)

A partire da queste consapevolezze, pertanto, diventa imprescindibile che l’ azione educativo-didattica preveda interventi intenzionali  e sistematici sull’alfabetizzazione emozionale degli studenti. Ciò rimanda ad una visione della professionalità del docente che si realizza in varie dimensioni .Così egli saprà essere, oltre che insegnante capace di fornire stimoli cognitivi e insieme facilitatore dell’apprendimento, in quanto capace di usare tutti gli strumenti più idonei a realizzare un’ efficace mediazione didattica tra l’allievo che apprende e il sapere, anche  coachting, leader motivante dell’apprendimento di un gruppo-classe; guida autorevole capace di ‘accogliere’, ‘contenere’, ‘potenziare’ l’allievo nella totalità della sua persona, stabilendo con lui una relazione educativa empatica.

Siamo naturalmente portati a reiterare azioni e a mettere in atto comportamenti che ci fanno stare bene e, quindi, tendiamo ad evitare ciò che ci fa star male

“Egli effettivamente dovrà aprire un dialogo con il ragazzo, dovrà saperlo ascoltare, capire, sciogliersi dal giudizio; effettivamente dovrà rimettere in discussione le proprie posizioni, mettere in gioco le sue reali sensazioni ed emozioni senza dissimulare con intento manipolativo e strumentale accettazione e comprensione. Vi deve essere cioè una puntuale congruenza tra ciò che egli fa e dice e ciò che egli è e sente in quel momento, il piano del discorso passa dunque dal ‘saper fare’ al ‘saper essere’, dalla sua competenza al suo reale atteggiamento” (

T. Gordon, Educare figli responsabili, La Meridiana, Bari, 1994).

Ri-conoscere le proprie emozioni, essere gruppo: esperienze didattiche

Nel mese di giugno ho appena concluso un percorso triennale con una classe estremamente eterogenea: differenti i livelli di prestazione, i livelli di motivazione, di interesse e partecipazione nonchè il senso di autoefficacia. Molto diversi erano i contesti socio-economici di provenienza e i connessi valori , credenze ed atteggiamenti di cui gli allievi erano portatori inconsapevoli. Alcuni di loro erano affetti da patologie che, in taluni casi, necessitavano del supporto emotivo di tutto il gruppo classe e dell’assunzione di decisioni tempestive  da parte del docente. Vi erano ragazzi le cui famiglie non costituivano certo un riferimento stabile; situazioni di DSA non accertate nel precedente percorso di studi, che si portavano dentro un vissuto scolastico fatto di insuccessi, sofferenza, rabbia. Viceversa, vi erano situazioni di alunni abituati al successo ed incapaci di gestire emotivamente risultati non sempre brillanti nel nuovo percorso intrapreso; perfino la situazione di un alunno non italofono… nessuna situazione di handicap, dunque nessun docente specializzato che coadiuvasse il lavoro del docente curricolare. Per creare le migliori condizioni possibili per promuovere apprendimento in quegli allievi, il mio intervento si è diretto in queste direzioni:

– trasformare la classe in un gruppo, creando un clima positivo, ovvero lavorando sulla percezione collettiva che gli alunni hanno del loro stare in classe, che influenza la loro motivazione e il loro impegno, utilizzando la metodologia dell’ apprendimento cooperativo in modo diffuso e sistematico, al punto che gli allievi si erano ‘abituati’ a lavorare sia in gruppi di livello (omogeneo e eterogeneo) che in gruppi di interesse, sia con forme di tutoring, accogliendo le proposte e le modalità di lavoro del docente;

-lavorare sulla creazione della cultura di gruppo- classe che rappresentasse l’identità di quella classe, distinguendola dalle altre e differenziandola in termini positivi, cioè creando credenze, valori, abitudini, atteggiamenti positivi. Nel sistema-classe si manifestano bisogni di natura individuale, quali,  ad esempio,  il bisogno di avere amici, di conquistare spazi di riconoscibilità sociale, di scaricare l’aggressività, ecc… . Proprio per queste ragioni lo spazio classe va fatto vivere come luogo di appartenenza e di sperimentazione del sé nel rapporto con gli altri pari e con gli adulti;

-lavorare sulla rappresentazione mentale che ciascun allievo aveva dei vissuti scolastici, per promuovere conoscenza di sé. L’utilizzo di strategie, quali giochi di ruolo, rappresentazione grafica e testuale di racconti di vissuti, hanno permesso di indagare parti di sé, cercando di ‘dare un nome’ alle sensazioni provate, per far maturare nell’allievo la consapevolezza che anche quelle emozioni erroneamente definite ‘negative’ servono all’essere umano, ed è la loro intensità che le rende adeguate o meno alle circostanze.  La ‘ristrutturazione cognitiva’ intendeva mettere ordine tra sensazioni fisiche ed emozioni ad esse connesse, per promuovere la capacità di parlare a se stessi in modo costruttivo, al fine di imparare a controllare la propria condotta , senza farsi travolgere dalla dirompenza di sensazioni difficilmente comprensibili e riconoscibili in momenti di stress.

Per generare apprendimento stabile, duraturo, significativo, occorrerà collegare quante più esperienze di apprendimento possibili a emozioni positive, di gioia, appagamento, autostima

Ho provato ad inserire la dimensione emotiva come parte integrante del percorso di formazione. Ho ascoltato molto la classe e i singoli studenti. Nel momento della pausa pranzo avevamo creato il rito della ‘confessione’; percepivo il loro bisogno vitale di sentirsi ascoltati, guidati, riconosciuti, incoraggiati. Anche quando il bisogno non era ancora emerso nella loro coscienza. Ascoltarli è stato per loro sentirsi dire: tu esisti. Io ti vedo. Tu hai valore. Tu sei speciale, unico.

Ho utilizzato  intenzionalmente, e con questo scopo, anche lo strumento della chat. Ritengo che, se utilizzato con chiarezza di scopo e funzionalmente ad esso, possa costituire uno strumento utile al docente del XXI secolo. Tale strumento, oltre a facilitare lo scambio di informazioni,  ha permesso al gruppo di creare un senso di appartenenza anche oltre il tempo scuola e, ha permesso altresì ai singoli allievi di manifestarmi talvolta difficoltà, bisogni che non avevano avuto il ‘coraggio’ di comunicarmi in classe. Durante gli Esami conclusivi del I ciclo di istruzione, è divenuto lo strumento principale attraverso cui continuare a seguire i ragazzi in un momento per loro impegnativo e carico di stress emotivo. Motivare, incoraggiare, sostenere e guidare la classe, perché ciascuno traesse forza ed entusiasmo dal gruppo coeso e solidale e potesse porsi nelle condizioni mentali migliori per dare il massimo possibile di sè: questo è stato l’obiettivo ultimo del percorso di formazione assegnato alla classe.

La lettera che segue rappresenta la sintesi e, insieme, il momento finale di questo percorso di formazione che, in quanto docente, mi ha visto calata anche nelle vesti di coaching, caregiving  e leader; mi ha visto promuovere in ciascun allievo la consapevolezza delle risorse e delle abilità e il loro sviluppo potenziale, attraverso feed back e focalizzando la loro attenzione su obiettivi specifici; motivare il gruppo in una prospettiva di pedagogical caring .

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Pannello dipinto a conclusione del percorso didattico “Verso l’infinito e oltre”, in cui la lirica “L’infinito” di G. Leopardi è stata accostata al libro illustrato “Storia piccola” du C. Bellemo e di A.Baladan,ed. Topittori,2016, per la forza evocativa delle immagini. I ragazzi, usando gli ‘occhialdell’infinito’ presentati nel Pictubook Fest, organizzato dal Must, hanno riflettuto sulle possibilità che immaginano per il loro futuro.

Alla III C. Per ogni fine c’è un inizio. Verso l’infinito e oltre!

Cari ragazzi e care ragazze della III C,

è giunto il momento di salutarci. L’emozione è tanta, perchè ‘tanto’ è il vissuto di questi tre anni che sono stati un viaggio intenso, faticoso, ma anche divertente, esilarante di certo, a tratti, persino funambolico. Un viaggio … dentro se stessi!

Vedo i vostri sguardi, come tante altre volte li ho visti, increduli, e provo a tradurli in parole: “…E che diavoleria starà dicendo questa prof, anche ora che la scuola sta per finire? “

L’importanza del trasformare la classe in un gruppo, creando un clima positivo, ovvero lavorando sulla percezione collettiva che gli alunni hanno del loro stare in classe

E voi, ragazzi, che cosa pensavate di aver fatto in questi tre anni? Pensavate di aver studiato le equazioni,  i problemi ambientali, sociali, politici della Terra, la civiltà e la lingua anglosassone e francese e i fatti del passato, e le leggi di Mendel, e poi ancora Picasso, Monet, Verdi, Leopardi, Quasimodo, …. solo perché ‘gli altri (i prof!) ve lo stavano imponendo? solo perchè c’era una verifica in vista? solo perché …altrimenti chi la sente la mamma se vado male alla verifica! No, cari ragazzi, voi eravate in viaggio per conoscere voi stessi ‘attraverso’ quelle equazioni, quei problemi della Terra, quei Picasso,  Monet, Verdi e tutta la ‘roba’ scritta nei libri, che magari qualche volta avreste voluto buttare dalla finestra e che… chissà, forse, per lo stesso motivo, ogni tanto qualcuno ‘perdeva’ in casa.… come se un libro avesse la consistenza di un ago. Sparito non si sa dove. Così, per un incantesimo malefico, i libri si volatilizzavano, per poi riapparire dopo un po’ di tempo! Forse, quegli inspiegabili ‘occultamenti’ nascevano dal fatto che – nostro malgrado – in quel momento, nessuno di noi vi stava dicendo abbastanza chiaramente, con la giusta efficacia, che quelle ‘cose noiose, o difficili da capire, o semplicemente lontane dal vostro mondo erano i tanti compagni del vostro viaggio dentro voi stessi, per conoscervi, amarvi, sognare il vostro futuro. Ve lo ricordate Dante che si fa accompagnare da Virgilio nel suo viaggio per “seguire virtute e canoscenza”? Beh, così è stato per voi. Anzi, meglio del sig. Dante, perché voi avete avuto tanti, tanti compagni di viaggio: ‘le cose studiate’, i seminari a cui avete partecipato, le uscite nella Natura, nei luoghi della Cultura e del Mondo del Lavoro, le tante figure che oltre a noi docenti avete avuto modo di incontrare a scuola in questi tre anni, ma soprattutto ciò che siete riusciti ad essere: una squadra formidabile. In prima media eravate 21 universi differenti e ciascuno/a a suo modo splendido/a, diventati 22 in seconda e, infine, 23 in terza… perché noi eravamo la CLASSE CHE ACCOGLIE! Fino agli ultimi giorni di scuola… avevamo ‘ospiti’ delle altri classi, ve lo ricordate, vero?

L’estrema diversità al vostro interno è diventato il vostro, il nostro punto di forza. Diventare gruppo non è stato facile: una classe è un insieme di studenti che si ritrovano casualmente insieme; non è automatico che diventi un team. E’ stato un obiettivo, una sfida, una necessità, un desiderio quando abbiamo compreso che la condivisione e la coesione sarebbero dovute diventare il vostro, il nostro modo di stare a scuola perché ciascuno/a non si sentisse solo, soprattutto quando le tappe di quel viaggio sembravano difficili da raggiungere, quando lo sconforto sembrava avere la meglio. Allora abbiamo faticosamente superato i conflitti, le incomprensioni, gli equivoci, la rabbia, la tristezza, la paura, le delusoni … ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti. “Su, coraggio, che insieme, solo insieme possiamo farcela!” COR- aggio non è non avere paura, ma è un ATTO che viene dal CUORE, è un ATTO di AMORE. , di amore per se stessi.

Diversity Community Success

Quando dico insieme, penso proprio a tutti: a voi, a noi prof. e alla nostra dirigente ed anche ai vostri genitori. Se siete diventati una squadra, se avete compreso che ciascuno/a di voi avrebbe vinto la propria personale ‘partita’ solo se l’atteggiamento vincente fosse stato di tutto il gruppo, questo lo dovete anche ai vostri genitori. Poco fa vi ho detto che diventare gruppo non è automatico; beh, vi dico anche un’altra cosa: una classe diventa gruppo anche perché Scuola e Famiglia si guardano negli occhi e sanno che, ciascuna nel proprio ruolo, deve fare la propria parte: devono starvi accanto e starsi vicine. Le vostre famiglie sono state formidabili in questo: hanno dato fiducia alla Scuola e così ha fatto la Scuola nei loro confronti. Ci siamo incoraggiati a vicenda , e questo ha dato cor-aggio anche a voi. G RAZIE   AI VOSTRI GENITORI!

Ciascuno/a di voi ha fatto il proprio viaggio; c’è chi ha conosciuto paesaggi meravigliosi e chi posti angusti e desolati; chi luoghi chiassosi, affollati, chi spazi silenziosi e quasi inesplorati; c’è chi è andato di fretta, come un turista che non aveva molto tempo a disposizione e, magari, oggi pensa: accipicchia mi son perso dei ‘passaggi’ importanti!; chi , invece, ha voluto ‘assaporare’ ogni istante di quel viaggio, per non perdersi nessun dettaglio. Ciascuno/a di voi è stato/a in viaggio. Ciascuno/a di voi ha riportato qualcosa da quel viaggio. Ripartite da qui. E ricordate :“Ci sarà sempre un’altra opportunià, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è sempre un nuovo inizio.” (Il piccolo principe, A.de Saint-Exupéry). Fate in modo che l’inizio di questo nuovo viaggio che state per affrontare abbia come obiettivo …la ricerca della Felicità!

La chat su WhatsApp è uno strumento utile al docente del XXI secolo. Serve per motivare, incoraggiare, sostenere e guidare la classe, perché ciascuno tragga forza ed entusiasmo da un gruppo coeso e solidale

Ricordate questo: ciascuno/a di voi ha dentro di sé  ”una rosa che splende in lui come la fiamma di una lampada, anche quando dorme ( op. cit.). Dovrebbero essere i ‘grandi’ a mostrarvi questa rosa che splende in voi come la fiamma di una lampada,  però, oggi voglio rivelarvi un segreto: “ I grandi non capiscono mai niente da soli, ed è una grande fatica per i bambini spiegargli sempre tutto, tutte le volte.”( op. cit. ). Perciò vi dico, anzi vi chiedo di promettermi che, se dovesse capitarvi di incontrare nel vostro viaggio‘grandi’ presi (persi..) nei loro pensieri grigi, tristi, rabbiosi, e perciò incapaci di mostrare la rosa splendida che dimora dentro ciascuno/a di voi , siate voi stessi a MOSTRARE la BELLEZZA , l’UNICITA’ della vostra ROSA, della vostra ESSENZA e ricordate loro che “non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. La vera bellezza delle persone è oltre il visibile”( op. cit.) e che , se anche loro amano quel fiore, è dolce, di notte, guardare le stelle. Tutte le stelle sono fiorite, fategliele vedere voi quelle stelle.

Mi promettete che direte queste parole ai ‘grandi con i pensieri grigi’ che incontrerete nel vostro viaggio e che, soprattutto, i vostri pensieri-arcobaleno non diventeranno grigi come i loro, anche quando sarete ‘grandi’ voi? Questo Mondo ha una speranza: sono i vostri pensieri-arcobaleno, sono i SOGNI che riuscirete a fare anche quando vi diranno che “al mondo quelli come te perderanno sempre”(R.Vecchioni, Sogna, ragazzo sogna)  (link alla canzone: https://www.youtube.com/watch?v=4ew2dO7gLIw).

Se , quando sarete ‘grandi’, riuscirete a conservare questi pensieri-arcobaleno ,voi sarete GRANDI UOMINI  e GRANDI DONNE, capaci di rendere questo Mondo un posto migliore, un posto dai pensieri-arcobaleno, un posto con meno conflitti. Vi ricordate il brano di Tiziano Terzani che abbiamo letto negli ultimi giorni di scuola, mentre ci esercitavamo alla Prova Nazionale(INVALSI)? L’origine delle guerre è la guerra dentro di noi….la rabbia,la tristezza, la solitudine, la vanità, …. .

Gli esami conclusivi del I ciclo di istruzione hanno visto la docente nelle vesti di coaching, caregiving  e leader. Ha motivato il gruppo in una prospettiva di pedagogical caring

IO CREDO che VOI possiate CAMBIARE il destino del MONDO in meglio

. Anche voi dovete crederci, cominciando a credere intensamente che in ciascuno/a di voi c’è una rosa meravigliosa pronta a sbocciare. Vi ricordate?  L’abbiamo cantato più volte a scuola: ”Io credo in questa Vita, credo di me,..Io credo in una Vita credo in te ”(Giorgia, Credo) e, quando la paura prenderà il sopravvento, ricordate che “la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare,…mi fido di te” (Jovanotti, Mi fido di te)

(Link: Giorgia, Credo: https://www.youtube.com/watch?v=iFLrnLRzqto; Mi fido di te, Jovanotti: https://www.youtube.com/watch?v=LvG12qnnYg)

Cantate, ragazzi, sognate, sorridete, il Mondo ha bisogno della vostra GIOIA, della vostra ENERGIA.

Ed ora tenetevi forte…. sto per dirvi una cosa che forse vi stupirà.
In questi tre anni io ho imparato molto da voi.

“Se ordinassi  a un generale di volare da un fiore all’altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di trasformarsi in un uccello marino, e il generale non eseguisse l’ordine ricevuto, chi avrebbe torto, lui o io?

Lei – rispose-  con fermezza  il piccolo principe.

Esatto. Bisogna esigere da ognuno quello che ognuno può dare.

Ecco cito ancora una volta un pezzo de Il piccolo principe, A.de Saint-Exupéry – lo avrete capito che mi piace molto! –   per dirvi che da voi ho capito in questi anni alcune cose:

  • ho capito che un insegnante deve chiedere non il massimo a tutti, ma il massimo che ciascuno/a può dare;
  • ho capito che deve mostrare tante vie perché ciascuno/a scelga quella che ritiene più adeguata per raggiungere le tappe intermedie e la meta finale del viaggio;
  • ho capito che un sorriso e un incrocio di sguardi per cominciare la giornata vale molto per voi e per noi, che non è tempo perso;
  • ho capito che, se non usiamo gli ‘errori’ come opportunità di crescita, questi generano tristezza, sofferenza in voi, vi convincono di una cosa che non è vera e cioè che non riuscirete a superarli; se non vi spiego come superare quegli errori, allora dentro di voi si spegnerà la luce e non riuscirete a vedere quella bellissima rosa che splende dentro di voi. Io devo tenere accesa la vostra luce;
  • ho capito che forse non sono riuscita a convincervi del tutto che i voti che i prof vi assegnano sono un’unità di misura usata per passare alcune informazioni sul vostro percorso e sui vostri risultati; ma ATTENZIONE – ficcatevelo bene in testa -, voi non siete quei voti , voi non siete quei numeri. Voi siete molto altro. Voi siete PERSONE, UNICHE. Accogliete quei voti come occasione per crescere.

Tante volte mi avete ‘confidato’ situazioni, parole che vi hanno fatto arrabbiare, rattristare, provare delusione… vi ho ascoltato e vi prometto – e questa volta sono io a fare una promessa a voi: farò tesoro delle vostre parole, delle emozioni e degli sguardi che avete condiviso con me, e proverò a rendere la relazione studente- docente aperta ai pensieri-arcobaleno. Anch’io ho molto da studiare, per continuare il mio viaggio, come persona e come insegnante !

Che cosa mettere in valigia per il viaggio verso la felicità e la conoscenza di sé stessi? Libri, canzoni e anche…Kung fu Panda

In questi tre anni ci siamo ‘addomesticati’ a vicenda, come dice la volpe al piccolo principe, abbiamo creato dei legami, abbiamo avuto bisogno l’uno dell’altro; sappiamo di essere, gli uni per gli altri, unici al mondo; ci siamo sentiti responsabili reciprocamente…e perciò , se ci siamo lasciati addomesticare come è accaduto a noi, ora rischiamo  di piangere un po’… .Le relazioni creano legami invisibili, che vanno oltre il Tempo e lo Spazio della Presenza fisica.  E’ il tempo che abbiamo dedicato a costruire questi legami che rende così importante il nostro essere stati una squadra. E questo sentimento di amicizia forte dobbiamo gridarlo a voce alta: dobbiamo imparare ad esprimere i nostri sentimenti, tenerli nascosti o negarli può diventare dannoso per noi stessi.

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Quando il piccolo principe parte per esplorare nuovi pianeti, la rosa dice di non avere bisogno di lui e lui decide di abbandonarla, credendo alle sue parole: non ha  capito che la rosa sta mentendo e che quelle parole nascondono una richiesta d’aiuto. Non temete di mostrare le vostre emozioni agli altri, per paura di essere giudicati. Piangere, per esempio, non vuol dire essere deboli, ma essere autentici .Si può piangere per  tristezza, rabbia, ma anche per felicità… .

Forti di questo legame invisibile, siate pronti a continuare il vostro viaggio oltre questa Scuola:

“Buon viaggio!

Che sia un’andata o un ritorno

Cha sia una vita o solo un giorno

Che sia per sempre o un secondo

L’incanto sarà godersi un po’ la strada

Amore mio comunque vada

Fai le valigie

E chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Non c’è niente di più vero

Di un miraggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale” ai

CESARE CREMONINI, BUON VIAGGIO (SHARE THE LOVE)

(LINK: https://www.youtube.com/watch?v=1pRPXIC4Vtk)

BUON VIAGGIO… VERSO LA FELICITÀ!!!

COSA METTERE IN VALIGIA

La ricerca della felicità https://www.youtube.com/watch?v=7IHsMS3EgiE

Steve jobshttps://www.youtube.com/watch?v=oObxNDYyZPs&t=136s

L’attimo fuggente https://www.youtube.com/watch?v=gddhz1X3jXA

Ogni maledetta domenica https://www.youtube.com/watch?v=X3kSC9aIefU

Velasco: https://www.youtube.com/watch?v=F5a5ezZ9098

Un sogno per domani monologo https://www.youtube.com/watch?v=W1oKuhEZ4hU

Into the wild la felicità https://www.youtube.com/watch?v=1Epg_O8R358

Invictus

Kunfu panda 1,2,3.

La creatività è l’intelligenza che si diverte (A. Einstein)

Prof. Elisabetta Dell’Atti,

Istituto Comprensivo “G.Mazzini” di Melendugno (LE)

9 giugno 2017

[1] J.Le Doux, Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni, Baldini & Castoldi, 2003, Milano.

[2] L. Suriano, Educare alla felicità. Nuovi paradigmi per una scuola più felice. La Meridiana, 2016, Bari.

[3] Si veda, J. Le Doux, cit., “Un sistema di memoria implicita è quello della memoria emotiva (paura). […]Attraverso il sistema dell’ippocampo, ricordare con chi eravate e cosa facevate durante il trauma, e anche il fatto nudo e crudo che la situazione era atroce. Attraverso il sistema dell’amigdala, gli stimoli provocheranno tensione muscolare, variazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, il rilascio di ormoni e altre risposte fisiologiche e cerebrali.”

 

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