• lunedì , 16 settembre 2019

Competenze e prestazioni di realtà

di Rita Bortone

La competenza che c’è già

L’abbiamo definita a livello nazionale ed europeo, nella norma e nella letteratura, nei corsi di aggiornamento e nei documenti d’Istituto, ma non ne siamo ancora padroni, non l’afferriamo, non la padroneggiamo. Diciamo di sapere cos’è, ma non sempre siamo in grado di riconoscerla, di focalizzarne le manifestazioni. La rincorriamo, ma non sappiamo mai dire se l’abbiamo raggiunta. A volte è davanti a noi, ma non la identifichiamo, a volte non c’è, e la certifichiamo.

Parlo della competenza, ovviamente, la parola che più di ogni altra accompagna da qualche tempo la nostra quotidianità scolastica.

Qualcuno dei documenti nazionali, non ricordo ora se le Linee guida o le Indicazioni,  afferma che “un concetto, o un quadro concettuale, deve poter essere utilizzato per interpretare situazioni e compiti diversi da quelli nei quali esso è stato costruito. Analoghe caratteristiche dovrebbero presentare le abilità apprese…” e afferma ancora che “…una competenza effettivamente posseduta non è direttamente rilevabile, bensì è solo inferibile a partire dalle sue manifestazioni”.

Come si manifesta, dunque, la competenza, e dove e quando?

Non è competente forse il ragazzo che ha letto un romanzo e te ne parla col piacere e l’intelligenza di chi ne ha interpretato i significati collegandoli con la sua esperienza personale? O quello che si è divertito a risolvere il problema matematico con due o tre diversi metodi di soluzione e te li racconta divertito? O quello che non solo traduce la versione di Cicerone, ma ne imita giocosamente lo stile quando parla informalmente con i compagni? O ancora il bambino che prova a chiamare ciò che osserva in giardino con le parole nuove che ha appreso dall’ultima filastrocca sulla primavera? Tanti tanti anni fa, quando la parola competenza era lontana mille miglia dalle nostre parole di scuola, un bambino che conosco io, mentre si percorrevano in macchina alcune strade alquanto dissestate della Basilicata, stupendo i presenti (il bambino aveva circa 7 anni) domandò all’improvviso: Ma in questo paese non ci sono industrie, no? – No, non molte, gli fu risposto, ma come mai fai questa domanda?- Perché a scuola con la maestra Anna Maria abbiamo scoperto che quando in un paese ci sono molte industrie le strade sono belle e veloci per poter trasportare le cose. Qui le strade sono brutte quindi ho pensato che forse industrie non ce ne sono! Non è forse competenza, questa? Non è reimpiego di concettualità precedentemente acquisita, per interpretare la realtà?

La competenza dunque è intorno a noi e, quando la nostra è una didattica intelligente, sviluppa competenze senza che noi stessi ne siamo consapevoli (Schema n. 1).

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