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Dalla grammatica valenziale alla formazione linguistica degli insegnanti

di Elisabetta Dell’AttiUn’occasione imperdibile

Qualche giorno fa, una locandina frettolosamente sbirciata in sala professori segnalava come alta priorità, alla mia mente affollata di impegni, un messaggio che si configurava come “occasione imperdibile”: pubblicizzava un incontro del Prof. Francesco Sabatini con gli insegnanti, sul tema Produttività e semplicità della grammatica ‘valenziale’.[1]

Poiché nelle scuole stiamo per riscrivere anche quest’anno il capitolo ‘adozione libri di testo”,  l’iniziativa, come tante altre, non era ispirata da intenti esclusivamente culturali o formativi, ma rientrava nelle attività con cui le agenzie di zona pubblicizzano le novità sul mercato dell’editoria scolastica.

L’incontro, ho pensato, poteva comunque costituire un pretesto per domandarsi quale idea di lingua e di grammatica abbiamo noi insegnanti e quale vogliamo costruire con i nostri alunni, oltre che  un’occasione potenzialmente utile per intavolare tra colleghi un ragionamento sui criteri di scelta da assumere  nei Collegi e nei Dipartimenti per le adozioni dei libri di testo. Ho pensato insomma che questi incontri (che in genere fioriscono proprio tra marzo e aprile come i fiori di pesco e le mimose …) possono in fondo costituire un’occasione di arricchimento professionale.

E l’occasione imperdibile dunque non me la sono persa.

Una riflessione sulla lingua che sviluppi il pensiero e il meta pensiero

Lo scopo centrale dell’intervento, come la locandina annunciava, era l’illustrazione del  modello della grammatica valenziale, che fonda la descrizione della struttura della frase sulle valenze del verbo, integrando sintassi e semantica e studiando la grammatica a partire dal lessico. Il concetto della centralità del verbo nella frase non è un concetto nuovo: « … chi considera bene le otto parti de l’orazione nelle quali ogni parlar si divide troverà che quella parte che si chiama verbo  è la catena e il nervo de la lingua, …; perché quelli nomi che ci sono incogniti ce li fa intendere il verbo, quale infra loro è collocato.» Machiavelli, Discorso o dialogo intorno alla nostra lingua.

Il modello della grammatica valenziale, ci spiega il Prof. Sabatini, è stato elaborato, sulla base dei principi della grammatica generativo-trasformazionale di N. Chomsky, dal linguista francese Lucien Tesnière (1893-1954), a partire dalla  pratica didattica del latino, un campo nel quale tradizionalmente si puntava a individuare il verbo e poi gli elementi che potevano collegarsi ad esso (il soggetto al nominativo, l’oggetto diretto all’accusativo, ecc.). Secondo la grammatica valenziale l’elemento generativo della frase, in quanto regolativo delle relazioni sintattiche tra i suoi vari elementi, è dunque il verbo, “il grande predicatore in piazza”(Aristotele). E’ il verbo che “crea la scena”, all’interno della quale si muove il soggetto (etimologicamente sottoposto), del quale è stato detto (predicato) qualcosa, che lo ha messo in relazione con gli altri elementi della frase, “argomenti” che servono a saturare la valenza del verbo.

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