• giovedì , 25 aprile 2019

“Dalla tragedia greca ad una cittadinanza consapevole”: i saluti del direttore Scrimitore

Pubblichiamo il discorso pronunciato dal direttore di Scuola e Amministrazione, Fabio Scrimitore, in apertura del dibattito con Marta Cartabia

 

Porgo saluti ossequiosi al Magnifico Rettore dell’Ateneo del Salento per l’ospitalità che ha accordato a Scuola e Amministrazione, rivista che, dai primi anni Novanta del secolo scorso, è testimone e interprete degli incessanti dinamismi che animano il variegato mondo della scuola ad ogni succeder di ministri in viale Trastevere.

 

Alla chiarissima professoressa Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, ed all’onorevole prof. Luciano Violante, già presidente della Camera dei Deputati, con lo sguardo abbassato e la voce sommessa, che l’autorevolezza istituzionale suggerisce all’uomo senza molte qualità, rivolgo il saluto, a nome del Comitato di redazione della rivista, per la cordiale disponibilità con la quale hanno accolto la richiesta di partecipare ad un dialogo a più voci nella provincia più orientale d’Italia, allo scopo di offrire agli insegnanti ed agli studenti salentini la ricercata opportunità di verificare come la viva voce degli Autori possa aiutare i giovani nella ricerca delle implicazioni deducibili dalla pregiatissima loro opera letteraria.

 

Un non men rispettoso saluto rivolgo ai chiarissimi cattedratici accademici, professori Fabio Pollice, Manolita Francesca, Attilio Pisanò, Marisa Forcina e, con loro, alla professoressa Rita Bortone, eminente componente del Comitato di redazione della rivista, alla cui alacrità creativa si deve questa nostra iniziativa.

Un cordiale saluto, misto a ringraziamento, giunga anche alle cortesi persone che hanno accolto l’invito a partecipare all’incontro.

 

L’interesse che, per noi della rivista, ha quest’incontro emerge dalla considerazione della rilevanza che riveste oggi la formazione alla cittadinanza per le generazioni che si trovano nell’età evolutiva, perché possano partecipare con piena responsabilità, e con giudizio obiettivamente critico, alla vita sociale, esercitando compiutamente i diritti civili, sociali e politici che l’ordinamento nazionale e quello europeo garantiscono.

È un interesse, il nostro, che trova il suo fondamento nell’inclusione nella didattica scolastica della formazione alla cittadinanza responsabile fra le priorità strategiche, che le Indicazioni nazionali per il curricolo e le Linee guida per gli istituti tecnici e professionali hanno proposto ai Collegi dei docenti, perché, nella sequenza operativa con la quale elaborano i Piani triennali dell’offerta formativa delle loro scuole, possano consentire sapientemente alle alunne ed agli alunni di maturare l’attesa competenza alla cittadinanza

 

È questa la più significativa fra le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente, che sono state proposte dalla Raccomandazione del Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea del 18 dicembre 2006 ai programmatori dei sistemi educativi nazionali, e verso la quale tendono le altre sette competenze chiave per la formazione lungo tutto l’arco della vita,  proponendosi in funzione  dignitosamente ancellare rispetto ad essa.

Il fascino che genera la confortante  potenza realizzatrice della scienza applicata alla tecnologia ed all’economia non sempre ha consentito di porre il diritto alla cittadinanza responsabile fra  le finalità esplicite della formazione scolastica; lo dimostra l’insufficiente interesse che, dagli anni Cinquanta, nelle aule è stato riservato all’insegnamento dell’educazione civica e, nella contemporaneità, all’insegnamento della neo-disciplina cittadinanza e costituzione, alla quale l’ordinamento non ha potuto assegnare neppure una specifica cattedra, e nemmeno la dignità di  un voto autonomo, rispetto alle altre discipline del curricolo, ed al cui recupero del valore formativo della persona l’attuale Ministro dell’istruzione si è dedicato, proponendo alle commissioni giudicatrici dei prossimi esami di Stato di valutare i livelli di competenza raggiunti dai candidati anche in tema di Cittadinanza e Costituzione.

 

Talvolta, sembrerebbe che la formazione alla cittadinanza sia stata intuitivamente delegata alle non determinabili componenti della scuola non formale, cioè ai tanti contesti sociali nei quali l’apprendimento si realizza non in esito a predeterminate progettualità didattiche, ma quasi per  mimesi.

In verità, la necessità di adeguare le strutture formali della scuola ed i suoi obiettivi generali alle esigenze generate dall’interrelazione esistente fra i diversi sistemi scolastici nazionali suggerisce e, di fatto, impone ai programmatori scolastici di proporre mete formative che consentano agli studenti di porsi traguardi declinati in termini di competenze immediatamente fruibili nei contesti nazionale, europeo e mondiale.

 

Sono necessità, queste, che sembra stiano mettendo in dubbio l’attualità dell’umana semenza, che aveva ispirato al Dante del ventiseiesimo canto dell’Inferno di far lasciare all’uom di multiforme ingegno la ritrovata, rassicurante serenità della reggia di Itaca, dirigendolo verso le inquietanti colonne d’Ercole, ed al redattore della prefazione d’una delle tante edizioni degli “Elementi” di Euclide l’apologo del giovane alessandrino, impegnato nel commercio con i porti della Magna Grecia, il quale, fiducioso di poter apprendere da Euclide quanto di utile avrebbe potuto trarre dai suoi insegnamenti nel commercio, chiese d’essere ammesso fra i discepoli del Maestro.

Al calar delle ombre serali, conclusa la prima lezione, il neofita della geometria euclidea chiese ad Euclide quali vantaggi egli avrebbe potuto trarre dall’impegnativo studio di tale affascinante disciplina.

 

Euclide non avrebbe risposto immediatamente al nuovo allievo; avrebbe invece chiamato il suo servo e gli avrebbe ordinato di dare a quel giovane una moneta e di scacciarlo dalla scuola del Museo,  in quanto, con la sua domanda, l’interessato discepolo di Mercurio, più che di Atena, si era dimostrato non solo venale, ma anche incapace di comprendere il vero significato e l’inestimabile valore della conoscenza pura. Valore che, se fosse stato intuito sapientemente da Edipo, non avrebbe fatto perdere al parricida figlio di Laio il regno di Tebe ed il bene della vista, nel velleitario tentativo di sfuggire all’oscura premonizione della sibillina Pizia, opponendosi all’invincibile fato con giovanile irruenza, invece di ricorrere alla virtù della conoscenza, che sola gli avrebbe potuto svelare la sua vera identità.

Quella stessa virtù che soltanto una dea, partorita direttamente dall’intelletto del re dell’Olimpo, avrebbe potuto far scoprire agli ateniesi nell’Aeropago, deliberando democraticamente il perdono del matricida Oreste e trasformando le persecutrici Erinni nelle umanissime Eumenidi.

 

Si spera che, guidati dai loro pazienti insegnanti, nelle ore dedicate allo studio della rinata disciplina Cittadinanza e Costituzione, le studentesse e gli studenti vogliano cogliere nelle eleganti pagine di Giustizia e Mito le opportunità che le riflessioni dei chiarissimi Autori suggeriscono; probabilmente avvertiranno lo stesso compiacimento intellettuale che, in un Paese del vicino Oriente, gli insegnanti si augurano di far provare ai loro allievi il primo giorno del nuovo anno scolastico: quando, rivestiti degli abiti della festa, padri e madri accompagnano i figli a scuola sin nelle aule, per assistere al rito della distribuzione agli alunni di biscottini a forma di lettere dell’alfabeto, lettere che essi portano alla bocca, dopo averle intinte in una tazzina contenente del miele; in questo modo, la scuola augura agli alunni che possano gustare la dolcezza della conoscenza.

 

Auguro buon lavoro a tutti i cortesi convenuti.