• venerdì , 22 Novembre 2019

Flavio Albanese e il volo di Leonardo da Vinci

a cura di Vincenzo Sardelli*

(*docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

Uno di quei casi in cui l’arte è sapere, la conoscenza è piacere, il cuore e la mente duettano giosamente. È lo spettacolo Il codice del volo (dagli scritti di Leonardo), scritto, diretto e interpretato da Flavio Albanese al Teatro Oscar di Milano, nell’ambito della rassegna Scienza in Scena.
Leonardo da Vinci fu personaggio simbolo dell’intelligenza e della creatività, dell’arte e del pensiero scientifico. Pittore, scultore, ingegnere, progettista di macchine industriali e di macchine da guerra. Anatomista, studioso di fenomeni naturali, inventore universale. Fu persino uomo di spettacolo: scenografo, regista, costumista, autore di canzoni, poesie, persino barzellette. Della sua fecondissima attività sono giunti sino a noi oltre diecimila fogli pieni di disegni, appunti, progetti, pensieri, studi. E tantissimo altro è andato perso. Appariva pertanto improba la fatica di Flavio Albanese: ricostruire, in soli settanta minuti, la parabola dinamica e innovativa di un grande genio all’italiana.
In scena pochi oggetti. Una lavagna su cui è disegnato il volto di Leonardo. Un camice, quasi a evocare l’ordinaria tenuta da lavoro di un ingegno la cui forza stava soprattutto nell’umiltà e nel senso di fallibilità. Un paio d’ali, perché la fantasia e l’ardire, con quel pizzico di follia, restano gli ingredienti principali di qualunque impresa degna di questo nome.

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Ogni tanto tra le mani di Albanese compare un salterio ad arco. Ne nascono suoni antichi e rarefatti, vibrazioni dal vivo che sono tutt’uno con le note fuori campo di due grandi della musica: Bach, con il suo rigore geometrico da compasso sull’infinito, e Gian Battista Lulli che – come Leonardo – metterà la sua singolare sapienza di scrittura e la raffinatezza dei suoi spartiti al servizio di una corte francese: quella di Luigi XIV.
Le luci favoriscono un’attenzione meditativa, come la lampada di un tavolo da lavoro. Sono sottili chiaroscuri, sulla scia della pittura di Leonardo, capace di cogliere gli affetti umani. Ogni tanto disegnano un cielo stellato, che rapisce lo sguardo dello spettatore.
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