• martedì , 17 settembre 2019

Fra gli insegnanti migliori al mondo

Intervista a Daniele Manni, candidato al Global Teacher Prize

a cura di Rita Bortone

L’anno che verrà ci porterà certamente decreti e regolamenti riferiti alla buona scuola, ma fino a quando gli insegnanti non vivranno il loro lavoro come determinante per le sorti del Paese, non ci saranno decreti, slogan e auspici di modernità che possano cambiare la scuola italiana.

Le cronache dei quotidiani locali e nazionali mettono oggi in prima pagina la notizia dei due insegnanti italiani che la Varkey Gems Foundation ha giudicato tra i 50 migliori insegnanti del mondo.

Ci sembra dunque di buon auspicio dare avvio alla nostra rubrica del 2015 con un’intervista a Daniele Manni, professore di informatica presso l’Istituto “Costa” di Lecce, finalista della prestigiosa gara mondiale.

Dalla stampa sappiamo già che Daniele, utilizzando questo “quarto d’ora di notorietà”, ha scritto al Presidente Renzi e al Ministro Giannini una lettera (già citatissima) in cui chiede di ridare dignità agli insegnanti incrementando la loro poco dignitosa retribuzione e promuovendo iniziative che rendano pubbliche le numerose best practices diffuse nelle scuole italiane.

Lo intervistiamo per dare un modesto contributo alla diffusione di idee, azioni, modelli professionali che certamente vanno in direzione della buona scuola che tutti auspichiamo.

Sappiamo che la Varkey Gems Foundation ha individuato te e la prof. ssa Daniela Boscolo,  insegnante di sostegno presso l’Istituto C. Colombo di Porto Viro (Rovigo), .tra i 50 insegnanti migliori del mondo, oggi concorrenti al Global Teacher Prize: secondo quali parametri siete stati valutati?

 I criteri su cui si è basata la commissione sono diversi, comunque i più importanti sono la capacità di innovazione, la capacità di aprire la mente dei propri alunni, il contributo offerto alla comunità e l’incoraggiamento dato agli studenti per abbracciare l’insegnamento.

Ti riconosci in queste caratteristiche? Perché?

I primi tre criteri sembrerebbero ideati appositamente per ciò che negli ultimi 15 anni abbiamo realizzato presso l’Istituto Galilei-Costa. Dedicando dal 30 al 50% delle mie ore di lezione a progetti caratterizzati da innovazione, sperimentazione, cambiamento e creatività, e spaziando in ogni ambito, dal turismo all’agroalimentare, dall’ecosostenibilità ai temi della pace, della tolleranza e del rispetto reciproco, gli studenti hanno avuto l’opportunità di allargare i loro orizzonti e sperimentare buone pratiche. Attraverso poi il movimento “Repubblica Salentina”, l’interazione con la comunità, operatori economici, istituzioni e gente comune, è stata massima. Il quarto criterio invece probabilmente viene da sé, anche se non so se ho mai suscitato nei miei studenti la voglia di diventare prof.

Nelle interviste rilasciate alla stampa hai affermato che tu rappresenti, a tuo avviso, solo la punta di un iceberg, costituito da tanti insegnanti bravi e innovativi che popolano le scuole del Paese. Ritieni che questi costituiscano la maggioranza degli insegnanti italiani?

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