Geografia per sognare
recensione a cura di Enrica Bienna
MAPPE. Un atlante per viaggiare tra terre, mari e culture del mondo
ElectaKids 2013
Nella collana di libri ElectaKids la casa editrice Electa Mondadori dedica uno spazio sempre più ampio alla pubblicazione di atlanti illustrati di varia natura, tra cui questo atlante del mondo che proponiamo e che per ora è il fiore all’occhiello di tutta la collana: “Mappe. Un atlante per viaggiare tra terre, mari e culture del mondo”. Una scelta editoriale che potrebbe apparire controcorrente, quella di puntare sugli atlanti geografici da sempre percepiti , almeno dagli studenti, come strumenti didattici trai i più noiosi, e considerati ancora più obsoleti oggi di fronte alla potenza delle immagini satellitari e alla fruibilità della rete.
Eppure questo volume, destinato ai bambini a partire dai sette anni, rappresenta un piccolo fenomeno di fortuna editoriale: vincitore del premio Andersen nel 2014 come migliore libro di divulgazione , ha incontrato il favore dei genitori e dei bambini e si è diffuso con il passaparola. Dalle testimonianze dirette delle mamme, dagli entusiastici commenti sul web, sappiamo che si è rivelato un ottimo strumento per appassionare i bambini alla conoscenza del mondo , incuriosendoli e stimolando fantasia e immaginazione. Pensiamo quindi che possa suscitare l’interesse dei docenti di geografia, sempre alla ricerca di stimoli per rivitalizzare una disciplina che gode di scarso appeal e poca considerazione all’interno del curricolo, e che sia di incentivo a riflettere su come adeguare forme comunicative, strumenti e metodi ai bisogni cognitivi ed emotivi dei bambini, al di là delle mode e della frenesia di cambiamenti spesso fittizi.
In realtà è sufficiente prendere tra le mani questo volume di grande formato per rimanerne subito incantati. Gli illustratori, Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinsky, hanno adottato una grafica vintage: colori smorzati, immagini d’antan dal tratto nitido ed essenziale, e due font di loro invenzione, per comporre 51 grandi mappe illustrate di quarantadue stati sparsi nei vari continenti. Si tratta di mappe un po’ speciali, dai confini incerti, che non contengono paralleli e meridiani ma solo monti, fiumi, ghiacciai e città, deserti e parchi, mentre immagini di ogni tipo affollano gli spazi, escono dai confini, riempiono i bordi delle pagine in un pirotecnico miscuglio di informazioni: animali e piante,uomini famosi e personaggi di fantasia, cibi tipici, tradizioni e costumi locali, insieme a monumenti, imbarcazioni, giochi e invenzioni, accanto a una bambina e un bambino del paese (negli Stati Uniti i bambini sono tre: Mary e Jim, bianchi, e Emily nera). Nei mari spuntano balene, pesci, paguri e caravelle… Di scritto, solo nomi geografici, brevi didascalie, e informazioni su capitale, lingua, superficie del paese.
Per dire l’effetto che questa ricchezza visiva crea sul lettore, ricorriamo alle parole con cui si è motivata l’assegnazione a quest’opera del premio Andersen: “Per l’assoluta originalità di un libro ricco di fascino e di echi, capace di tenere assieme, in perfetto equilibrio, sogno, incanto e scoperta….”
Il pregio riconosciuto del libro è dunque l’efficacia comunicativa dei suoi disegni, che hanno la capacità di coinvolgere il lettore-bambino e trascinarlo in un viaggio intorno al mondo; ma se il lettore è persona di scuola, se è interessato all’innovazione e alla geografia, , non può non accorgersi che dietro al recupero di una forma divulgativa tradizionale, quale l’atlante geografico, e dietro al gioco intelligente , vi è una idea portante, una chiara concezione di cosa è la geografia e di cosa hanno bisogno i bambini per poterla conoscere e amare.
I disegnatori,nel comporre le loro mappe, sembrano aver privilegiato uno sguardo di tipo antropologico, e lo dimostra il repertorio degli oggetti rappresentati: Nessie, il mostro di Lochness, lo Yeti o il Conte Dracula, insieme a Platone e Kandiskij; Shakespeare e Darwin insieme ai Beatles; le varie etnie della Tanzania e quelle della Namibia, i costumi tradizionali olandesi e quelli egiziani, ancora i bagnanti sull’Oceano e i calciatori in Ghana, e i monumenti, dai resti del neolitico allo Shuttle…. Tante immagini che costruiscono tutte insieme l’idea che ogni Paese ha una sua identità culturale, in cui coesistono cultura alta e cultura pop, l’immaginario collettivo e le produzioni artistiche, le tradizioni, i cibi, gli hobby, i balli, i modi di vivere. E tutti i Paesi hanno eguale dignità.
Ma nelle mappe è evidente un altro sguardo speciale, quello del naturalista, che osserva e riproduce con cura e ricchezza informativa le specificità di flora e fauna dei diversi Paesi, non dimenticando le specie locali che popolano i mari. Una attenzione alla natura che trova sicura risposta nella passione che i bambini nutrono nei suoi confronti.
E’ stato osservato che le Mappe contengono immagini eccessivamente stereotipate della realtà (i tulipani in Olanda, le Gheishe in Giappone, la Ferrari in Italia…). A noi sembra piuttosto che questo “difetto” corrisponda ad una precisa intenzione degli autori, volta a promuovere un primissimo approccio alla geografia ed una primissima idea del mondo secondo corretti principi psicologici: i bambini, infatti, hanno bisogno di costruirsi più immagini mentali della realtà, ma hanno bisogno anche di ancorarle a dati concreti facilmente riconoscibili.
Il valore culturale e pedagogico di MAPPE credo comunque che sia contenuto non solo nelle informazioni che fornisce: MAPPE infatti non solo informa, ma stupisce e incuriosisce, costruendo immagini mentali e suggestioni che rimarranno in memoria, ma costruendo anche, sottilmente e implicitamente, un’idea del mondo coerente con i principi di una cittadinanza terrestre.
Sarà compito degli apprendimenti disciplinari guidare poi i processi di ampliamento, connessione e astrazione delle prime conoscenze acquisite, in funzione della formazione di un pensiero scientifico- geografico.


