• sabato , 15 dicembre 2018

I sei personaggi di Scimone e Sframeli: Pirandello si guarda allo specchio

di Vincenzo Sardelli; foto di Gianni Fiorito

 

SEI

di Spiro Scimone (adattamento del dramma Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello)
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Maria Silvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici
regia Francesco Sframeli
scena di Lino Fiorito
costumi di Sandra Cardini
disegno luci di Beatrice Ficalbi
musiche di Roberto Pelosi
regista assistente Roberto Bonaventura
foto di scena di Gianni Fiorito
produzione Compagnia Scimone Sframeli/ Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale/ Teatro Biondo di Palermo/ Théâtre Garonne Scène Européenne Toulouse

in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia

durata: 1h e 5’

Info: Associazione Culturale Scimone Sframeli, Via Trieste – is. 82 bis – 98123 – Messina, Tel.  (+39) 3355270498, e-mail: scimonesframeli@yahoo.com, scisfra@gmail.com, info@scimonesframeli.org

Età: quinto anno di scuola superiore

 

Sono quinte naïf color pastello a fare da cornice a Sei, remake di Sei personaggi in cerca d’autore, che il duo Spiro Scimone e Francesco Sframeli propone in salsa beckettiana.

Dopo una serie di drammaturgie originali riuscitissime, ecco la prova del nove per la pluripremiata compagnia siciliana, impegnata nel classico più rappresentativo del teatro di Pirandello, qui in formazione allargata (a Francesco Sframeli e Spiro Scimone si affiancano Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Maria Silvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici).

Il conflitto tra attori e personaggi. L’incapacità dell’arte di cogliere la vita.

Messinesi del XXI secolo alle prese con un gigante agrigentino di cent’anni fa: quasi il tentativo, di quella Sicilia che si affaccia verso la terraferma, di trovare solidità ed equilibrio.

 

Lino Fiorito allestisce sul palco del Teatro Franco Parenti di Milano uno scenario immaginifico, una sorta di teatrino per marionette oniriche. Abbiamo un regista e degli attori impegnati nelle prove che precedono un debutto. Gli attori sono genuflessi su inginocchiatoi. Il teatro è preghiera laica: richiede devozione, religiosità, forse uno stato di grazia.

Un blackout interrompe i preparativi, ma dà il via alla magia dei sei personaggi che si materializzano dallo sfondo, stagliandosi da una sorta di balconata. Il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra, due Bambini (uno nella forma di una bambola) si affacciano dalle quinte, chiedono di venire alla luce. Cercano di esistere, di nascere attraverso il teatro. Sono fuoriclasse costretti in panchina, che scalpitano per entrare in campo.

Il regista deve dar loro una forma. Si troverà nell’impaccio di scegliere tra la propria compagnia in carne e ossa, frutto di un rapporto umano e professionale consolidato, e questi personaggi che fuoriescono come da un album ingiallito. I personaggi sono fantasmi che soltanto il teatro può rendere attuali. Sono depositari trasognati di un talento inespresso, cui la scena darà consistenza.

Sei – di Spiro Scimone, adattamento dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello. Regia di Francesco Sframeli.
Nella foto Francesco Sframeli e Zoe Pernici.
Foto di Gianni Fiorito

Sei è uno dei numeri meno rilevanti dal punto di vista simbolico. Rappresenta l’incompiutezza. La scelta del titolo allude forse alla provvisorietà, all’evanescenza di maschere vuote. Ma Sei, oltre che riferimento al capolavoro pirandelliano, è anche seconda persona del verbo “essere”: come se quell’anelito alla forma trovasse risposta.

Qui i personaggi grigi, esistenzialmente grezzi come bassorilievi nella penombra, teatralmente appaiono più riusciti, più compiuti degli attori in carne e ossa, che però necessitano di un lavoro complesso per essere credibili.

La scena rimane aperta. Scimone e Sframeli rimarcano il dissidio tra vita e arte: può davvero il teatro esplorare la vita, conoscerla, attribuirle un senso universale, infine riprodurla?

 

Ma in Sei lo sdoppiamento tra volti e sagome disegna un’altra via d’uscita: quella che si ricollega al potere salvifico della scrittura. Le parole sono sculture. Solo quando si sedimentano su un foglio di carta riusciamo davvero a comprenderle, quindi a scrutarci, a smuoverci, a capire qualcosa di noi stessi.

Sei è una rilettura divertita del pirandellismo. Senza elucubrazioni esasperate, con un tono beffardo, il teatro diventa catarsi, le scene elaborazione di tormenti e angosce. Si riflette sul triplice dualismo attore/personaggio, autore/regista, palcoscenico/platea.

I personaggi criticano la recitazione innaturale e pomposa degli attori: è di questo sdoppiamento che il teatro a volte difetta per essere credibile. E ci sarebbe allora da aprire una parentesi sul ruolo della critica.

Affiora infine, attualissimo, il relativismo di fronte a una realtà impossibile da rappresentare in modo univoco, dove ognuno è latore della propria verità. E si ritorna al punto di partenza: al contrasto tra vita e forma, oltre gli stereotipi che pretendono di imbrigliare l’essere in categorie universalmente riconoscibili.

 

Sei – di Spiro Scimone, adattamento dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello. Regia di Francesco Sframeli. Nella foto Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Casale, Miriam Russo, Mariasilvia Greco, Francesco Natoli, Bruno Ricci, Zoe Pernici, Michelangelo Zanghi e Giulia Weber.
Foto di Gianni Fiorito

PERCHÉ LO CONSIGLIAMO

Uno dei testi più celebri di Pirandello, rappresentato da una delle compagnie della scena contemporanea italiana, ci appare ancora attuale e vitale a quasi un secolo di distanza dalla scrittura.

Scimone e Sframeli si accostano all’umorismo pirandelliano con spirito naïf, con respiro beckettiano, con uno sguardo disincantato e quasi fanciullesco sul mondo, espresso già nella scelta degli elementi scenici e soprattutto dell’ambientazione architettonica. È il modo migliore, sfrondato com’è di ogni gravezza, di avvicinare un pubblico di studenti che si appresta a sostenere l’esame di Stato. Sei dimostra che è possibile, per la drammaturgia dei nostri tempi, dialogare con un testo consegnato alla tradizione. Il pubblico si interroga sull’Essere, sul divenire, sul proporsi, sull’esibirsi: sulle tante maschere con cui ci rappresentiamo anche quando siamo da soli, senza neppure la necessità di adattarci alle circostanze o all’interlocutore.

Quello cui assistiamo è in fondo l’eterno dilemma tra essere e non essere, vivere e apparire. Lo spiegano gli stessi Scimone e Sframeli nelle note di regia: «Vivere in scena non è solo il desiderio dei personaggi; è anche il sogno degli attori. Entrambi sanno che la loro vita in scena può nascere solo attraverso la creazione di un rapporto, attori/personaggi, di perfetta simbiosi.  Un rapporto che si crea, di volta in volta, di attimo in attimo, durante la rappresentazione. Nella rappresentazione è indispensabile la presenza dello spettatore. Ed è proprio l’autenticità del rapporto attore-personaggio-spettatore la vera magia del teatro, che ci fa andare oltre la finzione e la realtà».