• martedì , 15 Giugno 2021

Il latino a scuola di competenze

di Luisa Mirone

Un sapere che cambia fisionomia

L’insegnamento per competenze entra finalmente nelle nostre scuole, non solo per il tramite del dettato ministeriale, ma anche per il tramite della prassi didattica; e, se apre al docente nuove e persino entusiasmanti prospettive disciplinari, gli pone pure una serie di interrogativi rilevanti legati alla natura particolare della competenza, oggetto complesso tanto da progettare quanto da valutare. Se da un lato si riconosce, quale carattere peculiare della competenza, la sua natura processuale([1]), dall’altro questa stessa natura impone uno spazio definito dove sia possibile il dipanarsi di tale processo, e dunque una situazione stabile, un contesto di riferimento che garantisca la competenza dalla dispersione di sé: la natura della competenza, insomma, se è processuale, è anche e necessariamente situata. Questo comporta un ripensamento non solo delle pratiche didattiche, ma degli stessi contenuti disciplinari: una volta – in risposta ad una società in cui il cambiamento era lento e genericamente non vissuto, in sé e per sé, come “valore” – si riconosceva valore formativo a quel sapere che potesse essere trasmesso in forme stabili, ripetibili e pertanto osservabili e misurabili con precisione: il famigerato “bagaglio culturale”([2]). Ma la società di oggi impone viaggi dove siano “molti i mezzi di trasporto, molte le differenze climatiche, molte le modificazioni”([3]), l’epoca in cui viviamo ci impone di “scansionare un territorio complesso”([4]) e pertanto cambia la fisionomia stessa del sapere, che ha valore formativo solo nella misura in cui sia capace di stabilire relazioni tra gli elementi presenti all’interno di quel territorio.

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