La relazione educativa
a cura di Enrica Bienna
(già docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)
Il lavoro educativo
– L’importanza della relazione nel processo di insegnamento-apprendimento -Sivia Kanizsa – Bruno Mondadori, 2007
Tra le questioni fondamentali del fare scuola, quella della “relazione educativa” rischia in questo momento, e a torto, di essere percepita come secondaria, di sfondo rispetto ai più visitati temi legati allo sviluppo e alla valutazione degli obiettivi indicati dalle riforme. In realtà, si tratta di una questione che meriterebbe d’essere oggetto di appositi percorsi di formazione destinati ai nuovi insegnanti.
Questi, infatti, hanno spesso come riferimento un modello educativo tradizionale – in verità ancora in auge in molte situazioni scolastiche –, nel quale il rapporto allievo-insegnante si fonda su ruoli statici, l’immagine dell’allievo è uniforme, le modalità di relazione semplici e codificate, i comportamenti apprendibili attraverso l’esempio di qualche “bravo maestro”.
Tale modello, in realtà, non funziona più da tempo: le teorie sull’apprendimento hanno modificato radicalmente la visione dei ruoli assunti nel processo educativo dall’alunno e dal docente, mentre processi sociali e culturali di grande portata hanno prodotto nella scuola nuovi “contesti”, articolati e complessi, variegati e “colorati”, in rapporto ai quali e all’interno dei quali va oggi collocata la relazione educativa.
Se però l’insegnante non possiede le chiavi per la comprensione di queste nuove realtà, né gli strumenti concettuali necessari per interagire con le dinamiche relazionali che esse determinano, rischia di andare incontro ad esperienze di frustrazione, a senso di inadeguatezza e di insuccesso formativo.
Queste le premesse poste al saggio “Il lavoro educativo” che qui presentiamo, che si propone di offrire al docente dei riferimenti teorici e allo stesso tempo una guida pratica che lo aiuti a costruirsi una sua “competenza relazionale” come tratto sostanziale della professionalità docente.
Il testo, curato da Silvia Kanizsa, docente di pedagogia generale presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca, raccoglie gli interventi di più autori che affrontano da diversi punti di vista il tema della relazione in classe, utilizzando gli apporti della ricerca più aggiornata proveniente da diversi ambiti disciplinari: dalle teorie psicanalitiche (la gestione delle emozioni, la relazione tra emotività e cognitività, il disagio…) alla psicologia dello sviluppo ( teorie sui processi di sviluppo, di insegnamento-apprendimento, la mediazione docente,..); dalla filosofia (teorie sul corpo) alla sociologia (dinamiche di gruppo, processi di integrazione sociale), fino alla antropologia (modelli culturali) ed alla architettura (modelli di spazio educativo).
Al centro della osservazione, pur condotta da punti di vista diversi, vi è la “persona” nella sua complessa globalità e interezza (emozioni, proiezioni, sistema di rappresentazioni, fisicità.. .), che entra in relazione con gli altri soggetti (insegnante, gruppo) e con essi si relaziona in un “contesto” ”fortemente connotato e regolamentato dalle leggi scolastiche, dagli spazi in cui hanno luogo e dalle richieste dell’ambiente circostante, impersonato dai genitori degli alunni” (Insegnare fra vincoli e opportunità, pag. 77).
L’attenzione è posta sugli effetti prodotti nella persona dall’intrecciarsi delle relazioni, e sulla complessità delle dinamiche che l’interazione tra i diversi elementi mette in moto..”Si tratta di un orizzonte molto complesso, nel quale i comportamenti sono il risultato di un intreccio di tanti elementi che si può tentare di individuare e controllare, ma che si rivelano irriducibili ad una visione d’insieme” (Emozioni a scuola).
E’ in questo scenario che si colloca il processo di insegnamento-apprendimento.
Le variabili che incideranno sul processo educativo sono dunque molteplici, ma il ruolo di “concertazione” che giocherà il “maestro” sarà decisivo per gli esiti formativi.
Lo sarà nella relazione con ciascun alunno: “La professionalità relazionale dell’adulto riguarda la gestione delle proprie emozioni, la capacità di leggere l’interazione, i livelli dei bambini, i loro bisogni, le proprie rappresentazioni, le proprie modalità interattive e di agire su esse per aumentare il sostegno da parte del contesto allo sviluppo condiviso. E’ un lavoro che richiede di nominare le proprie emozioni, anche quelle negative, integrarle con le emozioni positive, intervenire sui toni emotivi della relazione, nominare le emozioni del bambino, contestualizzarle, favorire l’emergere di emozioni positive, favorire la comparsa di nuove esperienze e nuovi significati (Emozioni a scuola, pag. 37) .
Lo sarà (decisivo) nella relazione col gruppo: ”… l’abilità dell’insegnante, nel suo ruolo di leader, si muove in modo sinergico su un duplice fronte. Da un lato quello della sua relazione con il singolo individuo e con il gruppo, dall’altro quello del rapporto tra pari, nella consapevolezza che se il singolo allievo non si sente a proprio agio nella classe, allora difficilmente potrà sentirsi appartenente a quel gruppo e parteciparvi in modo cooperativo, riconoscendo gli altri come risorse utili per il raggiungimento di un medesimo obiettivo (Gruppo classe e lavoro di gruppo, pag. 67).
In particolare, nella relazione con il disagio e in quella con gli alunni stranieri, saranno ancora e soprattutto le capacità relazionali del maestro, unite alle sue attitudini culturali, (l’attitudine antropologica, nel caso dell’integrazione di bambini stranieri) a trovare le strade per l’inclusione (III. Includere le diversità).
In definitiva, ci sembra che il testo indichi due qualità in particolare, la flessibilità e la dinamicità, come tratti caratterizzanti la competenza relazionale dell’insegnante.
Il lettore si troverà probabilmente a chiedersi se e in che misura la competenza relazionale del docente possa essere oggetto di apprendimento e di insegnamento. Ma troverà delle risposte positive nel volume, che infatti fornisce un repertorio di conoscenze che possono aiutare l’insegnante a maturare consapevolezze (sul se’, sull’altro, sui meccanismi emotivi e cognitivi, sul contesto…) e ad orientare la propria condotta relazionale; il testo, oltre a costituire un grosso stimolo alla comprensione degli alunni nella loro interezza, all’ascolto e all’inclusione, offre anche molti stimoli all’autoriflessione, alla gestione del sé emotivo, al controllo dei propri schemi e rappresentazioni; indica inoltre strategie e metodi di intervento di cui l’insegnante può testare l’efficacia applicandoli e contestualizzandoli in situazione. Insomma costituisce in sé, per l’insegnante-lettore, uno strumento non solo di informazione, ma anche di autoanalisi e di formazione.

