• giovedì , 14 Novembre 2019

La scuola del terzo millennio

Una “non riforma” populista?

di Mario Melino
(già dirigente tecnico dell’USR per la Puglia)

Cenerentola senza fiaba
Finalmente la “buona scuola” ha tagliato il traguardo. Un esempio di efficacia e decisionismo – come raramente è avvenuto nella nostra tormentata storia scolastica – è ora bell’e pronto come monito per gli scettici, come lezione morale agli uccellacci del malaugurio (altrimenti detti “gufi” o “tribù dei musi lunghi”), come prova di fattività e concretezza per gli specialisti del vuoto e della contrapposizione rituale (ovvero sindacati, minoranze ideologizzate e affollate schiere di intellettuali predicatori …) e, infine, come esempio di lungimirante maturità a distratte masse di studenti vocianti e costituzionalmente anti-qualunque-riforma. La legge c’è, ma la scuola diventerà “buona” davvero? Intanto, qualche velato e implicito ripensamento – a partire proprio dall’intestazione di “buona scuola” – è arrivato dal suo stesso autore (1).
“Buona” non si sa, povera sicuramente, eternamente Cenerentola. Raramente in cima ai pensieri politici, respinta nei locali di servizio del potere, declamata nelle retoriche e mortificata nei fatti, invitata per necessità al gran ballo del rinnovamento totale … ha trovato finalmente il suo principe azzurro? Da circa vent’anni una schiera di principi si sono messi alla ricerca della “riforma perfetta” che l’incoronasse regina di saperi e di modernità, di promozione sociale ed economica … In principio fu l’autonomia e il mosaico di Berlinguer, poi i completamenti di De Mauro, la controriforma della Moratti, ovvero il suo famoso «punto e accapo», poi il cacciavite di Fioroni, la chirurgia radicale o – per meglio dire, con le parole del ministro Mariastella Gelmini – la «cura da cavallo» e via via fino alla Giannini … la povera Cenerentola non ha fatto altro che misurare scarpette di vetro, ogni volta troppo strette o troppo larghe, ogni volta circondata da altri pretendenti infervorati, ognuno con la sua misura (governo, palamento, opposizioni, sindacati, forze culturali …) ma, alla fine, la scena è stata sempre la stessa: ancora scalza, ferma lì ad aspettare un’altra “prova”. Con la L. 13 luglio 2015, n. 107 è finalmente regina o si riscoprirà a breve ancora Cenerentola? Ha finalmente la sua fiaba o è solo l’ennesima narrazione populista?

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