• lunedì , 10 Agosto 2020

La scuola delle competenze: volere è potere

Abstract
E se la strada giusta fosse quella raccomandata dall’Unione europea un quarto di secolo fa? Nel 1994, la Raccomandazione 1248 del Consiglio d’Europa, a Strasburgo, sollecitava già i Paesi ad adottare la scuola delle competenze. Ai Paesi membri sottolineava che «i bambini con talento dovrebbero poter beneficiare di condizioni adeguate di insegnamento, capaci di sviluppare completamente le loro potenzialità, nel loro interesse e nell’interesse della società. Nessun Paese si può permettere di sprecare dei talenti, poiché sarebbe proprio uno spreco di risorse umane non identificare in tempo delle potenzialità intellettuali o di altra natura, per le quali
sono necessari strumenti adeguati». Dall’Ue al Manifesto di Avanguardie educative Indire, al metodo analogico Bortolato alle Indicazioni Nazionali: per una scuola realmente inclusiva e per tutti i talenti “volere è potere”.

Di Tina Cattedra*

I bambini spesso ci stupiscono per la loro capacità di descrivere con semplicità e immediatezza la stessa realtà oggetto di studio di autorevoli esperti del settore. Questo è il motivo per cui, con numerosi dubbi nella testa, ho chiesto a Luca (10 anni, bimbo “gifted”, plusdotato) il motivo per cui non ama particolarmente la scuola. Senza mezzi termini, mi ha riportato diversi elementi su cui riflettere.

Tina Cattedra
Docente di Scuola Primaria,
Funzione strumentale per la formazione e l’innovazione didattica. Formatrice Erickson/Rete Alto Potenziale
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