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La valutazione espressa dai docenti è insindacabile?

L’importanza della cooperazione educativa tra la scuola e la famiglia

Abstract

La generosità professionale del Dirigente scolastico d’un rinomato Liceo ha dato forma e valore ad una più che apprezzabile richiesta di cooperazione educativa fra la scuola e la famiglia, avanzata dalla stessa scuola in occasione della censura che un genitore ha rivolto alla valutazione dell’elaborato di letteratura italiana, redatto dal figlio in classe. 

Così scrive il Dirigente: “Gentili genitori, consentitemi di completare, ex professo oggi, quel che ho potuto riferirVi sommariamente ieri nel corso del nostro incontro, in merito al disagio che mi avete espresso, parlando della valutazione non positiva che è stata attribuita dall’insegnante di italiano al compito scritto di vostro figlio Lorenzo (nome di fantasia).

Ho davanti a me il testo dell’elaborato di Lorenzo, che l’insegnante di classe ha valutato sulla base della griglia di valutazione, che prevede tre indicatori: conoscenze, abilità e competenze.

Quanto alle conoscenze, l’elaborato è stato giudicato: Discreto: in modo esauriente, soddisfacente.

Quanto alle abilità, il lavoro di Lorenzo è stato ritenuto: Insufficiente: in modo inadeguato, approssimativo.

Quanto alle competenze, l‘elaborato è stato valutato: Gravemente insufficiente, in modo del tutto errato, confuso, lacunoso.

Perché Voi possiate verificare la coerenza delle suddette valutazioni,  Vi trascrivo un diverso elaborato, la cui fonte potrete trovare via Internet, al seguente sito:

http://trucheck.it/generale/1049-neoguelfismo-metternich-e-mazzini-a-onfronto.html

“Metternich e Mazzini hanno delineato con il loro pensiero e la loro azione due concezioni dell’Europa. Il candidato sviluppi questo confronto”.

“Le proposte di Metternich e Mazzini sono estremamente diverse tra loro in quanto l’uno propone un taglio più illuminista, l’altro invece sviluppa il proprio pensiero su istanze decisamente romantiche.

Metternich conservava infatti la concezione illuministica e razionalista di un’Europa che riflette la situazione politica creata nel 1748 ad Aquisgrana, seppur tenendo conto, anche se in minima parte, della rivoluzione francese e dell’avvento di Napoleone.

Egli era convinto che l’impero asburgico potesse erigersi a modello per una confederazione europea retta da quei sovrani che il Congresso di Vienna, del quale egli era stato un fautore, aveva rimesso sui rispettivi troni.

L’Europa di Metternich doveva quindi essere un’Europa regolata da quel principio di legittimità, che è peraltro alla base della Restaurazione, e da un equilibrio politico a cui si dovevano sacrificare i diritti d’autodeterminazione, di razionalità e di indipendenza dei popoli.

Alla base di tale concezione politica sta l’imponente figura storica di Metternich che è stato senza dubbio un abile diplomatico; egli infatti riuscì nel 1814, con il Congresso di Vienna, rispolverando leggi e trattati del secolo XVIII, a ristabilire le monarchie precedenti al dominio napoleonico, portando così a compimento quello che già aveva supposto, ossia che dalle ceneri del Vecchio Continente sarebbe nato un ordine nuovo e il compito di costituirlo sarebbe spettato al suo Paese, l’Austria.

Tuttavia il suo conservatorismo e legittimismo che aveva concordato a Vienna non valsero molto dinnanzi ai numerosi moti dei patrioti risorgimentali che si organizzavano un po’ ovunque, forti di quell’idea di nazione che Metternich aveva sottovalutato; così nel ’48, quando si agitarono le masse e cadde il prestigio nazionale ed internazionale del cancelliere, egli si vide costretto a fuggire dalla scena politica.

Con la fine della sua carriera politica, si cominciò a guardare al suo operato, in particolar modo al Congresso di Vienna, come a “un progresso con un ritorno al passato”.

Opposta è anche in questo senso la concezione di Europa di Mazzini, che la interpreta come un concetto dinamico e non statico; si deve però considerare che anche per Mazzini era importante il principio di equilibrio per la stabilità di un’Europa unita. Ma tale equilibrio non doveva essere imposto, come lo era per Metternich, bensì doveva essere raggiunto dall’accordo di tutti gli Stati interessati.

In uno scritto dello stesso Mazzini si afferma infatti che “l’equilibrio conduce alla pace, la cosiddetta bilancia dei poteri è menzogna inefficace se non è equilibrio e bilancia di giustizia: a fondarla è necessaria una revisione di quelle ingiuste, ineguali, tiranniche convenzioni alle quali i popoli non intervennero nè diedero conferma mai”.

Non privilegi da difendere, dunque, ma diritti da conquistare sono alla base del movimento mazziniano, che forse proprio per questo si indirizzava ai giovani, perché di essi Mazzini aveva bisogno per risorgere, abbattendo schiavitù secolari per costruire un’Europa nuova fatta di nazioni indipendenti associate tra loro da un senso di comune umanità.

Questa sua concezione è peraltro comprovata dalle sue attività; egli infatti fondò dapprima la Giovane Italia, nel 1831, un’associazione, questa, che secondo il progetto mazziniano doveva prendere il posto delle sette che si erano rivelate insoddisfacenti poiché prive di alcun collegamento le une con le altre; poi seguì la Giovane Europa, nel 1834, poiché Mazzini era appunto convinto che il risorgimento di un nuovo modello politico non dovesse avvenire solamente in Italia, ma in tutta l’Europa; tuttavia è anche vero che dopo i numerosi fallimenti di tante iniziative pagate con il sangue, Mazzini si trovò nel 1836 in una profonda crisi interiore che egli stesso definì “tempesta del dubbio”, ma egli riuscì ad uscirne riconfermato nelle proprie convinzioni, tanto che nel 1861 scriveva ai nazionalisti tedeschi che egli era sì un italiano, ma al tempo stesso un uomo ed un europeo. 

Ed è proprio per questo che la sua concezione d’Europa è da definirsi romantica e idealista.

La sua è un’Europa, insomma, proiettata verso il futuro, che si basa sul rispetto e la collaborazione delle giovani Nazioni, organizzate entro i loro confini naturali, con le loro lingue, culture e tradizioni.

Un programma, il suo, destinato quindi ad evolversi con il maturare di una coscienza collettiva, capace di far prevalere gli interessi comunitari su quelli particolaristici, accettando persino il sacrificio di alcune prerogative di sovranità nazionale per il rafforzamento dell’ideale europeistico e della sua attuazione”.

Se confronterete il testo dell’elaborato di Lorenzo – che Vostro figlio mi ha fatto vedere – con il lavoro appena trascritto, ne potrete trovare sostanziale  corrispondenza in ben 8 parti.

Tale corrispondenza, a giudizio dell’insegnante di letteratura italiana, legittima la valutazione assegnata all’elaborato di Lorenzo.

Spero, poi, che vorrete consentirmi di soffermarmi sul concetto di insindacabilità tecnica delle valutazioni di merito, che l’ordinamento italiano assegna ai giudizi didattici espressi dagli insegnanti.

E’ noto che l’insindacabilità della valutazione espressa dai docenti delle scuole pubbliche è espressione diretta della libertà di insegnamento, che trova garanzia nel testo della Costituzione; sicché la stessa Giurisdizione si astiene sempre dal sindacare i profili della valutazione della scuola , salvo che la valutazione operata dall’insegnante appaia macroscopicamente viziata da illogicità manifesta o da contraddittorietà. 

Leggendo il già citato Patto educativo di corresponsabilità, si potrà constatare serenamente che la delega, che  i genitori conferiscono all’Istituzione scolastica,  comprende anche “l’obbligo di collaborazione della famiglia dello studente con gli insegnanti alla soluzione di eventuali criticità, e chiede che si possano  stabilire rapporti regolari e corretti con i docenti e la direzione, collaborando insieme alla costruzione di un clima di reciproca fiducia e sostegno”. 

Non mi permetterei mai di sottolineare il valore semantico degli aggettivi che sono contenuti nelle espressioni sopra trascritte in corsivo, una delle quali, almeno per la sua evidente negatività, apparirebbe un vero e proprio pleonasmo se venisse posta in relazione con la cordialità e con la gentilezza con le quali  Voi avete sempre qualificato  i rapporti con i nostri insegnanti.

Ancor meno opportunamente potrei ricordare che il predetto Patto educativo di corresponsabilità riporta l’espressione: I genitori  si impegnano a rispettare il ruolo e la funzione degli insegnanti senza interferire nelle scelte metodologiche e didattiche, mantenendo un franco ed aperto dialogo.

Rientra, infatti, nella già accennata tradizione del nostro Liceo il credito di fiducia nella generosa professionalità degli insegnanti, che le famiglie hanno sempre espresso in molti modi: nel partecipare assiduamente agli incontri scuola-famiglia, nel sostenere le iniziative extra-didattiche che annualmente organizziamo per contestualizzare gli apprendimenti nelle sedi in cui si esprime la scuola informale.

Di questo non posso che esserVi grato.

Con la fiducia che nutro nel Vostro spirito di cooperazione educativa, consentitemi di aggiungere alla gratitudine, appena espressa, una laicissima preghiera, il cui unico scopo è quello di rivolgere un doveroso coefficiente di solidale stima e di opportuno incoraggiamento agli insegnanti delle nostre classi, in particolare al docente di lettere di prima classe nei cui occhi, in questi ultimi giorni, ho letto un’ombra di turbamento, una certa inquietudine, che mi pare possa essere ascritta ad immeritate  censure, d’indole educativa, più che didattica,  che sarebbero state espresse da alcuni preoccupati genitori.

Orbene, spero che converrete con me che sarebbe assolutamente illogico dare per incensurabile l’azione professionale del corpo docente, dal momento che, così come il magistrato viene chiamato dai parenti del paziente a giudicare la perizia dell’autore di un non riuscito intervento chirurgico, allo stesso modo egli  potrebbe  essere chiamato a giudicare la perizia professionale di un docente, ove il genitore del minore la mettesse in dubbio.

Ma vi è una differenza sostanziale fra le due situazioni: il primo comma dell’art. 33 della Costituzione repubblicana riconosce all’insegnante un quid pluris, rispetto al chirurgo: la libertà di insegnamento.

Sicché, così come il TAR deve astenersi dal giudicare se un compito di italiano o di matematica sia stato valutato correttamente dal docente, salvo che sia stata valutata con dieci decimi una versione dal latino svolta dallo studente soltanto per metà della sua estensione, allo stesso modo il magistrato suole riservarsi la medesima cautela dinnanzi alla richiesta del genitore che gli proponesse di valutare la metodologia didattica adottata dall’insegnante. 

Con una tale argomentazione, non intendo certo asserire che non sia potere e dovere del genitore di un giovanetto proporre al docente di adottare metodologie, a suo giudizio, più adeguiate ai bisogni formativi del minore. Non si potrà interpretare così il mio pensiero senza  contraddire palesemente tutto quanto ho asserito in precedenza.

Intendo soltanto affermare che gli eventuali rilievi, le contestazioni, i suggerimenti dei genitori, che lambiscano la sfera educativa, saranno sempre bene accetti da tutti i professori quando, come è sempre avvenuto in questa scuola, siffatte espressioni di giudizio siano manifestate nella cordialità delle forme che son proprie degli ambienti educativi, delle scuole pubbliche in particolare.

Non può non immaginarsi, infatti, quale potrebbe  essere il disagio dell’insegnante che si trovasse fra i banchi il figlio di genitori che avessero espresso, con veemente animosità, valutazioni poco  rispettose della sua professionalità.

Senza il Vostro apporto, cordiale e sincero, di proposte e di suggerimenti d’indole educativa, la scuola perderebbe la seconda delle due metaforiche colonne, la famiglia, sulla cui empatica collaborazione si fonda la qualità dell’insegnamento, come lo si può dedurre dal più volte citato Patto educativo.

 Un diverso modo di proporre i suggerimenti potrebbe alterare, in certo qual modo, quell’atmosfera di serenità, di brio e di elegante distinzione sociale che deve aleggiare nella nostrea scuola.

 Per quanto concerne, poi, la qualità e l’efficacia in genere delle distinte   relazioni educativo-didattiche d’aula, Vi sarei grato se mi voleste ritenere interlocutore privilegiato delle Vostre eventuali proposte, in modo che possa io stesso collaborare con Voi per rivolgerle, nelle forme più consone, alla sensibilità educativa e sociale delle insegnanti e nell’esclusivo interesse della formazione dei  Vostri figlioli. 

Vi sarò grato per l’accoglienza che vorrete gentilmente riservare a questa mia accorata  preghiera”.

Riferimenti normativi

Art. 33 della Costituzione

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