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Liesel, la bambina che salvava i libri

di Vincenzo Sardelli

 

 

storiadiuna ladra di libriSTORIA DI UNA LADRA DI LIBRI

Età consigliata: dai 10 anni

un film di Brian Percival. Con Geoffrey Rush, Emily Watson,Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch

USA, Germania 2014, durata 125 min (Drammatico)

 

Germania, 1939. Siamo alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Liesel Meminger è una ragazzina che vive una condizione di abbandono. Non ci sono tracce del padre. Liesel è stata abbandonata dalla madre, in fuga dal Terzo Reich perché perseguitata politica. Liesel si ritrova sola in una città nuova, privata anche del fratellino morto durante il viaggio. La adottano un uomo generoso e delicato, Hans Hubermann, e sua moglie, la scorbutica Rosa. Derisa dai coetanei perché analfabeta, Liesel è una bambina vivace e intelligente. Grazie all’aiuto del padre adottivo, impara presto a leggere e a scrivere, e si affeziona alla nuova famiglia. Ne condivide lo spirito solidale, soprattutto quando i coniugi Hubermann decidono di nascondere in casa Max Vandenburg, un giovane ebreo sfuggito ai rastrellamenti. Educato e sapiente, Max aiuta a sua volta Liesel a perfezionare giorno dopo giorno la propria formazione, a soffermarsi sull’importanza di ogni singola parola. Perché le parole aiutano a esprimere la propria personalità e il proprio mondo interiore; sono sinonimi di libertà e ricchezza spirituale. Nel caso di Max, aprono spazi alla fantasia e rendono sopportabile la reclusione. Intanto la guerra è alle porte. La morte incombe. Ma non è una falciatrice spietata. Il suo sguardo bonario s’interroga sul buono e sul brutto degli esseri umani. La morte aleggia pietosa con le vittime della violenza, sorniona con i carnefici che fanno strage di uomini e dei loro libri.

 

«Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani» affermava in piena epoca romantica lo scrittore tedesco Heinrich Heine. A vedere il film Storia di una ladra di libri, viene da parafrasare, per antitesi, una citazione del Talmud: «Chi salva un libro, salva il mondo intero».

Adattamento del romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri è un film di formazione capace di intercettare il favore di un pubblico di ragazzi. Al centro campeggia non la storia in astratto, ma la vicenda di una bambina di nove anni indotta alla crescita forzata dalle circostanze della vita e dalla crudeltà degli uomini. La banalità del male, la stupidità di massa, conduce esseri dall’istinto belluino e acritico prima a distruggere le vetrine dei negozi, poi a bruciare i libri.

Pur da analfabeta, Liesel intuisce la portata rivoluzionaria e liberatoria della letteratura e della conoscenza. I libri sono lo strumento per comprendere meglio se stesa e gli altri, per leggere la realtà oltre l’apparenza e la superficie. Il vero fuoco arde dentro il suo bisogno di cultura, e la porta a rischiare in prima persona pur di salvare un libro dai roghi nazisti.

Come Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, il racconto di Zusak non è solo l’apologia della cultura, ma esalta la genialità e la libertà dell’uomo che si nasconde in un libro. In una società come quella nazista in cui tutti sono abituati a non porsi domande perché accecati della vanagloria nazionalista, il libro è un fucile carico che spara dubbi e riflessioni.

Come Schindler’s list di Spielberg, il film propone immagini fosche della guerra, con una mediazione ben congegnata tra cuore e pensiero e la presenza di eroi quotidiani che ci ricordano che possiamo restare umani anche in mezzo alla tempesta e all’istinto di sopravvivenza. Come in La vita è bella di Benigni, un padre cerca di proteggere un bambino dalle atrocità dei costruttori di morte. Come nel Bambino con il pigiama a righe di Mark Herman, l’amicizia e le affinità elettive prevalgono sulle aberrazioni di un sistema che cataloga l’umanità in razze e categorie.

Il film è ben interpretato da Geoffrey Rush ed Emily Watson, mentre la giovane Sophie Nélisse presenta l’anima spontanea di una bambina al tempo stesso vulnerabile e resiliente. Pur semplificando il romanzo e strizzando l’occhio alla spettacolarizzazione secondo gli stilemi hollywoodiani (ad esempio nelle sequenze dedicate alla morte) Storia di una ladra di libri resta un film comunicativo, che sottolinea il ruolo dell’istruzione e rimarca valori universali come l’amicizia, la solidarietà, gli affetti familiari, il coraggio di battersi per i propri ideali e per proteggere chi si trova in difficoltà. Non solo in occasione della Giornata della Memoria, questo film è capace di trasmettere contenuti importanti, nutrendo fantasia ed emozione.

 

I TEMI TRATTATI

Non solo un film sulla Shoah, da mostrare a chi scherza disegnando svastiche o crede che «ebreo» sia un insulto simpatico: Storia di una ladra di libri è soprattutto vicenda personale e romanzo di formazione. È riflessione sul potere delle parole e sull’abilità di padroneggiarle. Sulla capacità di prendere in mano la propria vita. È una storia capace di accostare all’esperienza terribile della Shoah e della seconda guerra mondiale quei ragazzi ipertecnologici che di tragedie, raccontate secondo modalità psicodrammatiche canoniche, non vogliono sentir parlare.

Un tema che emerge è quello della morte e della sua accettazione. Qui la morte è un personaggio arguto, umano e comprensivo. Non è la spietata mietitrice che troviamo in altre storie, nei film o nei fumetti. Storia di una ladra di libri umanizza la morte. La trasforma in una fase della vita che ci accomuna e che siamo destinati ad attraversare più volte: riusciamo ad accettarla quando ci apriamo a nuove esperienze, culture e idee. E capiamo che dobbiamo vivere la vita al meglio, finché siamo qui.

L’umanità di Liesel aiuta il pubblico ad appassionarsi alla sua storia. Anche con la propria presenza silenziosa e umile, Liesel aiuta gli altri personaggi a cambiare e a evolvere. Ad esempio la signora Rosa Hubermann inizialmente si mostra pragmatica fino al cinismo. Si spinge a risolvere il problema di Max, il ragazzo ebreo, suggerendo al marito di denunciarlo il giorno dopo alle autorità. Ma subito si ravvede, comprende che debolezza e fuga dalle responsabilità sono solo la risposta utilitaristica di chi non riesce a sopportare già i propri problemi, in questo caso anche economici. La stessa Liesel evolve, traduce il sospetto nei confronti dei nuovi genitori prima in rispetto, poi in complicità, infine in amore. Si avvicina con circospezione a Max e a Rudy Steiner, il suo simpatico ed esuberante vicino di casa, più grande di lei di otto mesi, con cui stabilisce un rapporto d’affetto che si avvicina all’innamoramento. Riesce a interagire positivamente anche con la moglie del borgomastro (per la quale Rosa lava la biancheria) che le metterà a disposizione un’immensa biblioteca. Liesel dota ogni relazione umana di un sentimento e di una sfumatura particolare. Ogni incontro è importante. Ciascuno la segna e la investe di una luce importante.

Incontriamo in questo film un bagliore, un candore di immagini e sentimenti: il rispetto, l’amore, la devozione, la carità, la gratitudine, il sacrificio, la pietà e il dolore. Ci sorprendiamo a riflettere, ancora una volta, sul dualismo di opposti (il bene e il male, la vita e la morte) che misteriosamente coesistono in ogni uomo.

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