Lo sport dei Papi: da Giovanni Paolo II a Leone XIV
Dallo sci di Wojtyła ai campetti di Buenos Aires, fino al Giro in Vaticano: quando lo sport diventa messaggio, educazione e linguaggio universale nella Chiesa dei tre Papi
Giocondo Talamonti
«Voi avete una grande responsabilità… i giovani vi guardano»
Così Giovanni Paolo II, nel Giubileo degli Sportivi del 2000, si rivolse ai campioni dello sport. Era un invito forte e chiaro a vivere lo sport non solo come prestazione fisica, ma come testimonianza di vita. Ogni gesto, ogni parola sul campo o fuori, può educare oppure smarrire. Lo sport, in questa visione, diventa palestra di umanità e specchio di valori.
Proprio da Giovanni Paolo II inizia un percorso consapevole della Chiesa verso lo sport come ambito privilegiato di formazione. Dopo di lui, Francesco e Leone XIV hanno raccolto questo testimone, ognuno declinandolo secondo la propria sensibilità e il proprio tempo.
Giovanni Paolo II, il Papa atleta, visse lo sport in prima persona. Amava lo sci, la montagna, il canottaggio. Per lui, il corpo non era da reprimere, ma da elevare attraverso la disciplina, il sacrificio e la gioia del movimento. Parlava spesso dello sport come “scuola di vita”, come allenamento alla libertà e alla responsabilità.
Papa Francesco, con la sua esperienza argentina, ha uno sguardo più “popolare” sullo sport. Cresciuto tra i cortili e i campetti di Buenos Aires, Francesco ha sempre visto nello sport uno strumento per costruire comunità, favorire l’inclusione, aprire orizzonti ai giovani delle periferie. Le sue parole agli sportivi parlano di gioco di squadra, rispetto, amicizia, e mettono al centro la dignità di ogni persona più che la vittoria.
Leone XIV, primo Papa statunitense, è già apparso nei primi mesi del suo pontificato come una figura capace di parlare allo sport globale con naturalezza e profondità. Appassionato, competente, attento al valore educativo e culturale dello sport, Leone XIV sta tracciando una rotta che coniuga passione e responsabilità, con uno sguardo rivolto sia ai grandi eventi che allo sport di base. La sua attenzione al simbolismo, come dimostrato nella tappa del Giro d’Italia in Vaticano, e le parole rivolte agli sportivi durante il Giubileo dello Sport 2025, lasciano intendere una Chiesa che continua a camminare – anche correre – al fianco di chi crede nello sport come via di bellezza e di fraternità.
Tre Papi, tre stili diversi, ma una stessa convinzione: lo sport ha un’anima, e quando sa ascoltarla, può contribuire a costruire un mondo più giusto, più umano, più libero.

