• lunedì , 16 settembre 2019

Riflessioncelle sulla stufa di Regnault, sulle mostre didattiche, sulle competenze

di Rita Bortone, Maria Congedo e Paola Ingrosso

Cos’è una stufa di Regnault

Spesso gli insegnanti fanno cose molto più interessanti di quel che essi stessi pensino.

Lavorando nelle scuole per ragionare tutti insieme sul senso e sui modi dello sviluppo di competenze, mi capita di imbattermi in lavori e in prodotti che contengono in sé i paradigmi della nuova didattica, anche se spesso i loro autori non ne hanno la consapevolezza e la intenzionalità.

Una pratica che dovrebbe essere insegnata agli insegnanti è l’analisi delle proprie stesse pratiche e dei propri stessi prodotti, alla scoperta della pedagogia in essi implicita e degli ingredienti (se di metodologia non possiamo parlare) che ne hanno consentito la realizzazione.

Tempo fa, in un Istituto comprensivo nel quale si sta lavorando sul curricolo verticale per competenze, la mia attenzione viene attratta da una sorta di lunghissimo tavolo che costeggia la parete di un corridoio: su di esso in bell’ordine una serie di aggeggi che non riesco a capire cosa siano. Intravedo delle etichette bianche su ciascuno degli aggeggi e mi avvicino per leggere: emisferi di Magdeburgo, becco Bunsen con treppiede in ferro, stufa di Regnault, nomi e cose a me incomprensibili. Chiedo all’insegnante più vicino: cos’è questa cosa? E mi accompagna dalle insegnanti di tecnologia.

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