Online casino bonus no deposit usa

  1. Winhub Casino 50 Free Spins: E, credici-le tue scelte sono vaste.
  2. Attrezzo Per Vincere Alle Slot - Puoi anche aggiungere i giochi che ti piacciono alla tua sezione di gioco preferita.
  3. Slot Online Recensioni: Fortunatamente, così fa il team dietro 7KINGS casinò-uno dei migliori siti di casinò online MuchBetter.

Metodo contare le carte a blackjack

Slot 1 Euro
Piuttosto che cercare di competere sulla fedeltà visiva, gli sviluppatori hanno scelto di riempire il loro gioco con fascino invece.
Giocare Rosso O Nero Alla Roulette
Ci sono 320 macchine da gioco sul suo piano di gioco.
I giocatori che amano i giochi con croupier dal vivo saranno in grado di scegliere il loro croupier, piazzare le loro scommesse con soldi veri e guardare una ruota fisica girare davanti ai loro occhi.

Giochi gratis del poker

Casino Di Venezia Puntata Minima
Il gioco d'azzardo per soldi è anche molto più coinvolgente che giocare in demo.
Slot In Linea Soldi Veri
Il palinsesto degli eventi live è molto ben strutturato e ricco di eventi da guardare in diretta.
Coeth Casino No Deposit Bonus

Oltre l’emergenza-Covid, per la scuola di domani

L’indispensabilità di un impegno oltre l’attuale emergenza per la realizzazione di una scuola che sia finalmente, al tempo stesso, “centro di socializzazione” e luogo di apprendimento per tutti.

Di Antonio Santoro

Inizia il nuovo anno scolastico tra contraddizioni, incertezze e preoccupazioni. La prospettiva di ripresa delle attività didattiche in presenza porta con sé punti di domanda e insicurezze che ancora non trovano, a livello generale, risposte adeguate e definitive: risposte probabilmente impossibili per la imprevedibilità dei comportamenti e per la rilevante diversità delle situazioni di contesto.

 Le attenzioni e le riflessioni di tutti cercano comunque di individuare linee di azione e modalità organizzative in grado di fronteggiare i problemi posti dal ritorno a scuola di studenti e personale scolastico: preoccupa comprensibilmente, e giustamente, la gestione del presente, dell’attuale fase emergenziale che non mostra certo un orizzonte di serenità.

La qualità della scuola è percepita finalmente da tutti, oggi, come una priorità, ma c’è già chi, opportunamente, getta lo sguardo oltre l’emergenza-Covid, per evidenziare la necessità che il sistema-scuola continui ad essere anche domani una priorità, soprattutto per la politica. Ai giovani bisognerà dare di più in termini di formazione – ha sottolineato Mario Draghi in occasione del recente Meeting di Comunione e Liberazione – per evitare ad ogni costo “una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti”. Ed Ezio Mauro, su la Repubblica del 31 agosto scorso, ha scritto che

“la politica dovrebbe rendersi conto che […] non basta più l’ordinaria amministrazione. Perché la riapertura in tempi di Covid (e di finanziamenti europei) è certo un rischio necessario: ma è anche un’occasione da non perdere per uno sforzo straordinario indirizzato a rimettere in piedi la scuola in tutto il Paese, colmando disuguaglianze territoriali, scompensi, ritardi, responsabilità, e portando l’Italia al livello dei sistemi più avanzati […]. Serve dunque un impegno congiunto e ambizioso […], perché la scuola è il crocevia dello scambio tra Stato e società, è lo strumento chiave dell’emancipazione e dell’organizzazione sociale […], è contemporaneamente un fondamento della democrazia e un presupposto del mercato del lavoro”.

Si chiedono quindi azioni ed impegni specifici per superare le difficoltà del tempo presente, ma anche decisamente aperti e orientati alla prospettiva di una qualità del sistema educativo che permetta alle nuove generazioni di essere protagonisti criticamente consapevoli nella odierna “società della conoscenza, dove la formazione, l’istruzione, più in generale la cultura (senza più divisioni tra umanistica e scientifica) giocano un ruolo sempre più importante. Anche nella produzione di ricchezza. E nella capacità di resilienza – oltre che di immaginazione e quindi di innovazione […]. Per questo diventa sempre più urgente capire e spiegare l’effetto moltiplicatore degli investimenti in scuola, formazione, università, ricerca e sviluppo. E agire di conseguenza” (1).

A me pare che le sollecitazioni e le istanze innanzi richiamate ripropongano, tutte, le indicazioni dell’OCSE per la realizzazione – non in termini alternativi però – dei due scenari delineati a proposito della prospettiva di “ri-scolarizzazione o rilancio della scuola”. Si tratta, in sintesi, di lavorare per far diventare viepiù le istituzioni scolastiche “centri di socializzazione, di vita associativa”, “uno strumento efficace per compensare la frammentazione delle famiglie e delle comunità e lo strumento principale per la tutela e la promozione del capitale sociale(2). E soprattutto si tratta di dispiegare, nel tempo, senza soluzioni di continuità, un impegno finalizzato al recupero pieno della essenziale funzione cognitiva delle scuole, in modo da ri-qualificarle come “ “organizzazioni di apprendimento”, ossia luoghi polivalenti nei quali esistono le condizioni favorevoli per innestare e sostenere percorsi d’apprendimento individuali e collettivi” (3).      

Nel riconoscere la centralità del ruolo della scuola, l’OCSE auspicava già nel 2001 cambiamenti migliorativi di sicura rilevanza: possibili anche da noi, secondo alcuni, a condizione però che essi tornino ad interessare anche il versante degli ordinamenti. É quanto affermano, sostanzialmente, Luciano Benadusi e Vittorio Campione in uno scritto pubblicato nel n. 1/2020 di Scuola democratica, significativamente intitolato Ripensare gli ordinamenti scolastici e in particolare la secondaria. 

Nel citato contributo per la rivista i due studiosi rilevano in particolare l’utilità della istituzione, anche in Italia, di

“una scuola di base comprensiva della stessa durata dell’obbligo scolastico che, nel caso della sua anticipazione per comprendere la scuola dell’infanzia, sarebbe di 13 anni”.

Secondo l’ipotesi intermedia formulata – a mio avviso, quella innovativa più realistica perché meno problematica –, “Ai tre anni di scuola dell’infanzia ed ai cinque anni della scuola primaria ne seguirebbero cinque di scuola secondaria inferiore, dove potrebbero insegnare sia gli attuali docenti delle medie sia gli attuali docenti delle superiori” (4).

Alla rinnovata scuola di base dovrebbero essere affidati i compiti di:

“a) assicurare che tutti gli studenti acquisiscano uno zoccolo comune di competenze giudicato, anche alla luce delle direttive europee, il minimo indispensabile per l’apprendimento lungo tutto il corso della vita, lo sviluppo personale, la coesione sociale, l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

b) Assecondare l’emergere di risultati di eccellenza nel quadro di uno sforzo per realizzare l’eguaglianza delle opportunità educative.

c) Preparare ed orientare alle scelte post-obbligo sia di proseguimento degli studi (nella scuola secondaria superiore di durata triennale – ndr) sia di inserimento nel mercato del lavoro” (5). 

Tale ipotesi intermedia di riforma della scuola di base avrebbe tra l’altro il pregio, secondo gli autori, di

“conferire un maggiore respiro culturale all’attuale scuola media (“anello debole” da tempo del nostro sistema educativo di istruzione – ndr) che sembra soffrire di eccessivo addensamento” (6).

La scuola di base comprensiva è, com’è noto, già una realtà consolidata in alcuni Paesi europei, dove da sempre non viene trascurata l’avvedutezza di assicurare le consapevolezze e le competenze necessarie per la definizione e la gestione delle politiche educative.

Note

1. Stefano Allievi, La spirale del sottosviluppo, Editori Laterza, Bari 2020, p. 92; 

2. Norberto Bottani, Prefazione a Giorgio Ostinelli, L@ scuola 1.0, il Mulino, Bologna 2019, p. 12; 

3. ivi, p. 13;

4. L. Benadusi e V. Campione, cit., pp. 9 e 11;

5. ivi, p. 10;

6. ivi, p. 11.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *