• domenica , 17 Novembre 2019

Più trasparenza nelle scuole: l’importanza della rendicontazione sociale

Il bilancio sociale è uno strumento di crescita irrinunciabile per una scuola davvero al servizio dell’utenza: una scuola che, oltre alla valutazione degli studenti, deve provvedere ad una corretta autovalutazione

 

Di Giuseppe Zavettieri 

Il processo di riforma della Pubblica Amministrazione, iniziato con la Legge n. 59 del 15 marzo 1997 e basato sul principio di sussidiarietà nonché sul decentramento delle funzioni dagli organi centrali a quelli periferici, ha tracciato un nuovo profilo delle istituzioni, avvicinandole di più al cittadino.

Il rendere pubblici erga omnes gli obiettivi, le azioni, i processi ed i risultati raggiunti in virtù delle scelte effettuate, ovvero esercitare la trasparenza proattiva ha permesso di transitare, anche se ancora non completamente, da un modello burocratico chiuso e lontano dal contesto ad uno aperto e partecipato.

In questo rinnovato scenario è diventato sempre più determinante e conveniente rendere accessibili e trasparenti i risultati della pubblica amministrazione, mostrando la propria identità, la propria mission e vision, nonché i risultati raggiunti rispetto al perseguimento degli obiettivi strategici e dei risultati attesi.

Il processo di rinnovamento ha riguardato la PA, includendo anche la scuola che, grazie alla riconosciuta autonomia, ha assunto in maniera più definita la responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni e dei propri risultati.

Il modello appena richiamato ci riporta al concetto di “responsabilità sociale di impresa”, che sta ad indicare un sistema di rapporti tra l’impresa e il contesto sociale. Esso si pone a fondamento di un comportamento virtuoso dell’impresa, anche in assenza di vincoli e controlli pubblici.

Elaborata nel contesto anglo-americano, l’idea dell’impresa responsabile ha trovato risonanza anche in Europa, tanto che la Commissione Europea ha elaborato nell’anno 2001 un Libro Verde che assume tali strategie come obiettivi comunitari, specificando chiaramente che la responsabilità sociale di impresa può diffondersi come modello di comportamento solo se viene promossa la formazione di competenze adeguate a questo compito, al fine di porre in essere buone pratiche finalizzate alla promozione e agli interessi di diversi gruppi sociali, con la messa in campo di competenze.

A tal proposito, la scuola è il luogo privilegiato per lo sviluppo di competenze che ruotano attorno a temi come il bilancio sociale, la valutazione, la trasparenza, il reporting o rendicontazione, la certificazione, gli standard, gli indicatori.

Nonostante la condizione particolare del sistema scuola come luogo elettivo c’è da evidenziare che, nel medesimo contesto, esiste ancora una certa difficoltà di rendicontazione rispetto ad altre strutture aziendali, in quanto il prodotto finale non è un bene contestualmente misurabile come avviene nella realtà commerciale, ma si configura come “bene invisibile” trattandosi di formazione dei soggetti, nonché della loro capacità di orientarsi consapevolmente nel mondo del lavoro e dell’istruzione. Tutti aspetti verificabili a distanza, funzionali alla crescita e allo sviluppo sociale.

Per questo la scuola ha cercato di mutuare dal contesto aziendale modelli e sistemi in grado di rendicontare quanto realizzato riferendosi soprattutto al concetto di qualità.

Per meglio comprendere l’approdo all’attuale modello di reporting, diffuso nelle istituzioni scolastiche come “bilancio sociale”, è opportuno ripercorrere rapidamente il cammino che, partendo dagli anni 2000, ha portato ai risultati odierni.

In particolare va evidenziato che dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso e fino al 2000 le scuole si sono orientate verso una “Certificazione esterna di qualità”, capace di identificare gli elementi di confronto oggettivo e degli standard comuni di riferimento per garantire da una parte l’unitarietà del sistema di istruzione nazionale, e dall’ altra il confronto con i diversi Paesi europei.

Sono nate così iniziative di sperimentazione progettuale per assicurare l’efficacia ed efficienza dei servizi erogati, nonché la valorizzazione delle sinergie tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Su questa linea si è mossa la normativa di riferimento che negli anni dal 2003 al 2007 ha imposto alla scuola ormai “autonoma” un impegno sempre più responsabile in merito ai risultati:

  • la Legge n. 53 del 28 marzo 2003 ha dettato norme sulla valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione;
  • il Decreto Legislativo n. 286 del 19 novembre 2004 ha istituito il Servizio Nazionale di Valutazione (SNV) del Sistema educativo di istruzione di formazione;
  • la Legge n. 176 del 25 ottobre 2007 ha previsto che a decorrere dall’anno scolastico 2007/2008 dovevano essere somministrate delle verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e sulle abilità agli studenti delle classi seconde e quinte di scuola primaria, prime e terze della scuola secondaria di primo grado, e quinte del secondo ciclo; tali prove sono condotte dal Servizio nazionale di Valutazione secondo gli obiettivi fissati annualmente con propria direttiva dal Ministro dell’ Istruzione.

Nell’ambito della normativa che giustifica e legittima il Bilancio Sociale della Scuola come strumento di rendicontazione, vanno sottolineati la Legge Delega n. 15 del 4 marzo 2009 (c.d. Legge Brunetta) e il Decreto Legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009, che hanno apportato una significativa riforma della Pubblica Amministrazione anche per quanto riguarda la misurazione e la valutazione dei risultati.

Al fine di rendere fattibile lo spirito delle suddette norme e l’azione di verifica delle performance delle istituzioni scolastiche, è intervenuto nel panorama legislativo il Decreto del Presidente della Repubblica n. 80 del 28 marzo 2013, recante “Regolamento sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione”. Esso ha individuato il Sistema nazionale di valutazione (SNV) definendone l’apparato, che si articola in:

  • Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), con compiti di sostegno ai processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica;
  • Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (INVALSI), con compiti di predisposizione di prove di valutazione dell’apprendimento per le scuole di ogni ordine e grado, di partecipazione alle indagini internazionali, oltre alla prosecuzione delle indagini nazionali periodiche sugli standard nazionali;
  • corpo ispettivo, autonomo e indipendente, con il compito di valutare le scuole e i dirigenti scolastici secondo quanto previsto dal decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009.

 

Il Sistema nazionale di valutazione, dopo una fase di sperimentazione, viene definitivamente applicato dalle scuole del territorio nazionale dall’anno scolastico 2014/2015, a seguito della Direttiva Ministeriale n. 11 del 18 settembre 2014, avente lo scopo di attuare un processo di autovalutazione e di miglioramento nell’ ambito di ciascuna Istituzione Scolastica. Detta direttiva ha chiamato in causa tutte le scuole al fine di predisporre il Rapporto di autovalutazione (RAV) e ad elaborare il Piano di Miglioramento (PdM) che fissa le azioni da realizzare in funzione delle priorità individuate.

Da quanto fin qui esposto, si evince che l’iter che ha portato dalla ricerca della qualità all’idea della rendicontazione o autovalutazione è stato molto sinuoso ed è il risultato di una diversa politica scolastica degli ultimi anni anche alla Legge n. 107 del 13 luglio 2015.

Secondo la sopraindicata norma, le scuole, nell’ambito della propria autonomia, sono responsabili delle scelte educative e delle azioni poste in essere, in vista dei risultati degli studenti e, pertanto, devono rendicontare, ovvero gestire in maniera sistemica e trasparente l’intero servizio offerto all’utenza di riferimento.

Utenza di riferimento costituita da alunni, famiglie, istituzioni locali e portatori di interessi vari, che partecipano attivamente all’elaborazione della rendicontazione attraverso una progettazione e un confronto aperto; la scuola, ascoltati detti soggetti, elabora il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e, come momento conclusivo di autovalutazione, il bilancio sociale.

 

Bilancio sociale che si configura come un documento particolare della scuola autonoma, atto a costruire un dialogo con la comunità di appartenenza.

Esso non va inteso come un semplice ulteriore documento scolastico, ma come uno strumento di lavoro e di riflessione che consente a tutta la comunità scolastica e sociale di rivedere il percorso realizzato.

Attraverso questo importante ed innovativo documento, le scuole hanno la possibilità di verificare concretamente la coerenza tra la mission, la governance e la accountability. Impegnarsi nel bilancio sociale rappresenta, perciò, un’occasione per favorire adeguanti sistemi relazionali tra la scuola e i diversi interlocutori presenti sul territorio.

Nell’ambito del bilancio sociale ogni istituzione scolastica potrà avere la possibilità di pubblicizzare tutta la documentazione in grado di provare l’ impegno e l’azione formativa realizzata durante l’intero anno scolastico o al termine del triennio di vigore del POF.

L’elaborazione del bilancio sociale richiede, altresì, il coinvolgimento di diversi attori scolastici.

Il Dirigente Scolastico coordina l’intera operazione, predisponendo tutte le necessarie azioni per coinvolgere i vari soggetti; calendarizza gli incontri con i componenti del Nucleo Interno di Valutazione e con le figure di staff, al fine di individuare le caratteristiche essenziali del documento di rendicontazione sociale, orientando una puntuale e comparata analisi dei documenti fondamentali che accompagnano l’operazione (il PTOF, il Programma Annuale, il RAV e il PdM).

Le sedi istituzionali di confronto sono le riunioni del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Istituto. Quest’ultimo si farà carico dell’approvazione del bilancio sociale, che sarà reso pubblico dell’istituzione scolastica, dopo la disseminazione tra gli stakeholder.

Lo spirito che accompagna la pubblicizzazione di detto documento è quello di rinvigorire il rapporto di fiducia e di collaborazione con il contesto sociale di riferimento, rilanciando il ruolo strategico ed elitario della comunità scolastica.

 

In vista della chiusura dell’anno scolastico e del prossimo scadere del triennio di riferimento del PTOF urge, dunque, impegnarsi nella predisposizione di tutto ciò che è necessario per la rendicontazione sociale, allo scopo di inquadrare funzionalmente la realtà scolastica di riferimento ed essere capaci di rispondere concretamente alle rinnovate esigenze di una società sempre più complessa e globale.

 

Riferimenti normativi

Legge 15 marzo 1997, n. 59

Legge 28 marzo 2003, n. 53

Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 286

Legge 25 ottobre 2007, n. 176

Legge Delega 4 marzo 2009, n. 15

Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150

Decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80

Direttiva Ministeriale 18 settembre 2014, n. 11

Legge 13 luglio 2015, n. 107