Quando la scuola ritiene di preparare alla vita
Sviluppare competenze o insegnare diversi saperi? Un libro che aiuta a sciogliere dubbi e incertezze
Una guida tecnica alla costruzione di un curriculum, una riflessione sulle implicazioni di natura sociale e politica che stanno alla base delle scelte formative
Una guida tecnica alla costruzione di un curriculum, una riflessione sulle implicazioni di natura sociale e politica che stanno alla base delle scelte formative
di Enrica BiennaConsigliato a
Tutti coloro che, nel mondo della scuola, sono interessati alla progettazione e realizzazione del curriculum sulla base di competenze. Il testo offre un’ampia panoramica delle problematiche ad esso legate. Più in generale è consigliato a tutti coloro che vogliano riflettere sulla formazione scolastica e sul ruolo della scuola nell’epoca della complessità.

Quando la scuola ritiene di preparare alla vita. Sviluppare competenze o insegnare diversi saperi? Philippe Perrenoud, Editoriale ANICIA, Roma, Gennaio 2017
Il tema trattato dal testo che qui presentiamo: Quando la scuola ritiene di preparare alla vita, è in questo momento forse il più sentito nelle comunità scolastiche, impegnate nella elaborazione dei curricula per competenze del loro Istituto, spesso prese da dubbi e incertezze.
Sta di fatto che ragionare per competenze, al di là delle differenti posizioni culturali e degli atteggiamenti individuali, coinvolge tutti in un cambiamento radicale di prospettiva, in un processo di innovazione difficile da gestire. Sia nella fase di progettazione del curriculum, che della sua attuazione, meglio dunque fare emergere la complessità delle scelte da compiere, le quali non si ridurranno tout court, come sembrerebbe suggerire con una certa ambiguità il sottotitolo del testo, all’alternativa tra “Sviluppare competenze o insegnare diversi saperi” .
Philippe Perrenoud, sociologo ed esperto internazionale in materia di curriculum, dal suo osservatorio privilegiato di analista dei sistemi formativi e delle riforme in atto in un buon numero di paesi, non solo europei, assiste da un lato al conflitto diffuso e tuttora in corso tra detrattori e fautori del curriculum per competenze, constata dall’altro la sommarietà e debolezza concettuale su cui si fondano molte delle riforme attuali sul curricolo. Il suo intervento si colloca dunque all’interno di un dibattito che egli giudica confuso e poco produttivo, con l’obiettivo di riportarlo al necessario rigore.
Non propone quindi al lettore un testo di uso pratico, una guida tecnica alla costruzione di un curriculum, ma lo coinvolge in una riflessione sulle implicazioni di natura sociale e politica che stanno alla base delle scelte formative, sulla sostanza della formazione per chi esce dall’obbligo a 15 anni; lo stimola a pensare in maniera problematica alle possibili strade da percorrere. Interviene anche, in modo concreto, per operare chiarimenti e sciogliere le diffuse ambiguità relative al vasto repertorio concettuale legato al curricolo per competenze (conoscenze e competenze; competenze e discipline; competenze e abilità, competenze trasversali e “famiglie” di situazioni ecc.)
Ma il tema centrale del libro resta quello della relazione tra “competenze” e “saperi” e della ricerca dei saperi che “preparano per la vita”. Se la scuola – a partire dalla scuola di base, come oggi viene richiesto, -vuole fornire ai giovani le competenze necessarie per affrontare la vita, può non interrogarsi su quali sono i saperi che serviranno effettivamente a questo scopo? Nello scenario futuro in cui gli studenti si troveranno a vivere, in particolare gli studenti quindicenni che hanno assolto all’obbligo, quali saperi saranno veramente necessari? E i saperi scolastici tradizionalmente insegnati, saranno pertinenti? Sarà sufficiente il loro uso, la loro mobilitazione in situazioni complesse, per renderli tali? E soprattutto, saranno sufficienti?
La risposta è problematica, sostiene l’autore, perché dipenderà dalla conoscenza del contesto sociale in cui i giovani si troveranno a vivere, e dalla individuazione delle diverse tipologie di situazioni che in quel contesto i giovani dovranno affrontare. Sarà dunque la tipologia di situazioni a definire competenze e saperi, abilità e attitudini necessarie per affrontarle.
L’autore è in grado di fornire, in quanto sociologo dei sistemi, una articolata, complessa, suggestiva raccolta delle situazioni di vita comuni nella società postindustriale, globalizzata, urbana, in cui i giovani si troveranno ad agire , molte delle quali appariranno inedite e comunque non affrontabili esclusivamente con i saperi appartenenti alle discipline tradizionali.
Ma quale sarà concretamente la scelta praticabile: ampliare le conoscenze scolastiche in modo tale che coprano le principali realtà contemporanee, o rinunciare a questo ampliamento a favore dello sviluppo di capacità di base che permetteranno a ciascuno di apprendere nell’intero corso della sua vita ciò di cui avrà più bisogno nel momento stesso in cui ne avrà bisogno? Oppure è possibile ipotizzare una via di mezzo, che consisterà nel “dare a ciascuno delle basi di conoscenze più diversificate, in modo tale che ciascuno abbia i mezzi per apprendere rapidamente ciò di cui avrà bisogno per far fronte agli eventi che emergeranno nel corso della sua esistenza”?
In funzione di questa opzione, Perrenoud passa in rassegna i saperi potenzialmente adatti a preparare alla vita, distinguendo tra saperi riferiti a discipline già installate nel curricolo tradizionale, saperi che sono riferibili alle “educazioni a ..” (educazioni fisica, educazione musicale, educazione alla cittadinanza ecc…) e saperi assenti dai programmi della scolarità obbligatoria ma ritenuti ormai necessari per affrontare la vita, riferibili a discipline quali il diritto, l’economia, la psicologia ecc.). Di ogni sapere, di ogni educazione, mette a fuoco il contributo offerto per orientarsi e agire rispetto a temi vitali della contemporaneità.
E questo mi sembra in fondo l’apporto più interessante offerto dal testo di Perrynoud al tema della costruzione del curricolo, tema che in effetti ha trovato, almeno nel nostro paese, notevoli ambiti sia di discussione che di elaborazione concreta. Molti dei problemi proposti, infatti, sono stati in Italia in questi ultimissimi anni (la prima edizione del testo in francese è del 2011) oggetto di interventi e riflessioni anche accolti da questa rivista.

