Si ricomincia
di Fabio Scrimitore
Dopo aver doppiato il suo simbolico Capo di buona speranza del 31 agosto, la Scuola pre-universitaria apre le porte delle ancora assolate sue aule, nella delusione dei gestori degli stabilimenti balneari, dei titolari degli albergatori delle città d’arte e dei piccoli proprietari dei rifugi di montagna, che avevano sperato nella decisione del Ministro Valditara di rinviare al 1° ottobre l’avvio delle lezioni, per esigenze climatiche.
I giornali lanciano allarmi: sono voci che rievocano le preoccupazioni che la tradizione fa risalire a più di qualche decennio addietro; prima fra tutte, si sente la voce che segnala la mancanza nelle aule di 19.000 cattedre vacanti, mentre un preoccupato esercito di 250.000 precari, fra insegnanti e non insegnanti, attende la stipula di contratti a termine e più di 800 scuole stanno per essere affidate in reggenza, o lo sono già state date, a dirigenti titolari di contratti triennali in altri istituti.
Purtroppo, direbbe lo shakeaspiriano Marcellus, dell’Otello: c’è ancora della violenza intorno alle aule a danno degli insegnanti; ne sono autori anche inquieti ed inquietanti genitori che contestano inurbanamente, ma spesso, anche incivilmente, ai professori il potere-dovere di valutare i loro figli con poco lusinghieri voti e giudizi di merito o in comportamento lontani dall’ attesa, ma immeritata sufficienza. Sicché il Ministro dell’Istruzione e del Merito non poteva non porgere l’orecchio alle reiterate voci dei benpensanti, correndo ai ripari, ed ha disposto che siano condannati ad una molta sino a 10.000 euro le persone che insolentiscono gli insegnanti o altri dipendenti della scuola.
Ed ancora, quasi in conformità, all’iniziativa che ha interessato gli alunni della California e di altri Stati americani, quali l’Indiana, il Minnesota, l’ Ohio e la Virginia, ed allineandosi all’analoga misura assunta in Francia, il Ministro Valditara l’11 luglio scorso ha vietato a 4 milioni di alunni delle scuole primarie e della secondaria di primo grado, ed ai bambini della scuola dell’infanzia, di tenere lo smartphone in classe, o nella sezione dell’infanzia, lo ha fatto dopo aver constatato che il Rapporto Unesco “Global education monitoring report, 2023: technology in education: a tool on whose terms” evidenzia che dati delle valutazioni internazionali su larga scala, come quelli forniti dal “Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA)”, mettono in luce un legame negativo tra l’uso eccessivo delle TIC e il rendimento degli studenti. In 14 Paesi è stato infatti riscontrato che la semplice vicinanza di un dispositivo mobile distrae gli studenti provocando un impatto. negativo sull’apprendimento. E’ stato concesso, però, che gli insegnanti possono fare utilizzare lo smartphon in aula quando il cellulare sia stato previsto dal Piano Educativo Individualizzato, per le situazioni che interessano alunni disabili, oppure l’uso dello smartphone sia contemplato dal Piano Didattico Personalizzato per le situazioni personali di disturbi specifici di apprendimento, presenti in aula. Il Ministro vuole, comunque, che nelle Scuole secondarie di primo grado dovranno essere previste sanzioni disciplinari Le scuole medie dovranno prevedere sanzioni disciplinari per gli alunni sorpresi con il cellulare in mano, all’interno della classe.
A molti genitori di bambini e di ragazzi delle scuole del primo ciclo avrà potuto far piacere, poi, la decisione, assunta dal Ministro lo scorso luglio, con la quale Valditara ha pregato gli insegnanti delle scuole primarie e quelli delle secondarie di primo grado di aiutare alunni ed alunne a liberarsi dalla dipendenza quotidiana della lettura del registro elettronico, per conoscere l’elenco per materia dei compiti a casa, assegnati dagli insegnanti per il giorno successivo. Tanto, ha precisato il Ministro, appare necessario per armonizzare le prioritarie esigenze imposte dallo sviluppo armonico della responsabilità degli alunni nella gestione dei propri compiti con l’uso del registro elettronico. Sarà cura degli insegnanti, perciò, suggerire agli alunni di annotare anche sul diario o sull’eventuale agenda personale i compiti che dovranno essere svolti a casa.
Ci sarà probabilmente anche del nuovo a scuola da settembre nell’insegnamento dell’educazione civica, in relazione al quale il Ministro Valditara ha emanato nuove Linee-guida per le scuole del primo ciclo, ad integrazione di quelle che erano state diramate nel corso del 2020.
La nuova educazione civica mira anche a sviluppare un senso di cittadinanza attiva e di responsabilità sociale tra i giovani. Gli studenti saranno stimolati dagli insegnanti a comprendere e porre in pratica i principi che si riportano:
- Rispetto per le persone e l’ambiente: Promuover valori di rispetto e sostenibilità.
- Prevenzione della violenza e del bullismo: Affrontare e prevenire comportamenti violenti.
- Valorizzazione del lavoro e del risparmio: Insegnare l’importanza dell’impegno e della gestione finanziaria.
- Legalità e contrasto alle mafie: Educare alla legalità e alla giustizia sociale.
- Uso etico del digitale: Sensibilizzare sull’importanza di un utilizzo responsabile delle tecnologie digitali.
Si fa affidamento agli insegnanti perché aiutino gli alunni a individuare la relazione che è bene che sussista fra il senso civico individuale degli alunni ed il sentimento di appartenenza alla comunità nazionale, cioè, alla Patria. L’accento, posto dal Ministro, sul potenziamento del senso di appartenenza alla comunità nazionale, insieme con la valorizzazione dei territori e con la conoscenza delle culture e delle storie locali, potrà favorire l’integrazione degli studenti stranieri.
Ma il ricostituito Consiglio Superiore dell’Istruzione non ha espresso parere favorevole alle nuove Linee-Guida; e , come è noto, il parere del più importante organo consultivo del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha soltanto valore obbligatorio, non vincolante, nel senso che il Ministro potrà tenerne conto, in tutto o in parte, ma non sarà obbligato ad adeguarvisi.
Maggiore interesse desta l’entrata in vigore della riforma degli Istituti Tecnici e dei Professionali, che dà avvio, in via sperimentale, al modello noto come “del 4 più 2”; il nuovo modello affiancherà i vecchi corsi quinquennali dei predetti istituti, che conservano la loro originaria funzione ed il valore dei diplomi conseguibili a conclusione del quinquennio. Gli studenti dei corsi quadriennali potranno essere ammessi ai corsi degli ITS Academy (Istituti Tecnici Superiori). Coloro che non intenderanno accedere agli ITS potranno utilizzare il titolo conseguito al termine del quadriennio per accedere all’Università.
Minore interesse ha destato l’innovazione, pubblicizzata con una certa enfasi di neo-patriottismo, del Liceo del Made in Italy, che, nell’intenzione dei programmatori del sistema scolastico del secondo ciclo, avrebbe dovuto rivitalizzare il Liceo delle scienze umane. Probabilmente gli ideatori del nuovo corso liceale non saranno riusciti a comporre piani di studio dotati di sufficiente appeal, cioè di una specifica e necessaria caratterizzazione che differenziasse chiaramente il corso del liceo del Made in Italy dall’indirizzo economico dell’attuale liceo delle scienze umane.
Contrariamente alle attese, tutt’altro che univoche, nutrite dalle famiglie degli alunni della scuola primaria, slitterà all’anno scolastico 2025/26 la reintroduzione dei giudizi sintetici nella scuola primaria (es. insufficiente, sufficiente, buono, distinto, ottimo); ne consegue che nell’anno scolastico appena iniziato la valutazione nella primaria continuerà ad essere espressa con giudizi analitici.
In tema di valutazione non è passata inosservata l’innovazione che è stata adottata sette anni or sono nel Liceo “”Morgagni” di Roma, il cui collegio dei docenti ha deliberato un progetto di sperimentazione diretto ad abolire i voti, mantenendo, però, la tradizionale didattica fondata sulle interrogazioni e sui compiti in classe. Non sono mancate perplessità, al riguardo, accompagnate, peraltro, anche da dichiarazioni di cauto consenso per l’iniziativa. Tali dichiarazioni saranno state verosimilmente espresse da insegnanti i quali non escludono che l’aspetto più significativo della valutazione didattica è quello al quale i pedagogisti si riferiscono quando parlano di valutazione formativa, la quale può responsabilizzare gli studenti del secondo ciclo, più che gli alunni del primo ciclo, consentendo loro di rendersi personalmente conto, attraverso gli esiti delle interrogazioni e delle verifiche scritte, se la loro partecipazione alle attività didattiche e lo studio personale in casa consenta di partecipare con profitto ai successivi stadi programmati dal piano di studio personale. L’assenza di voti, peraltro, affievolisce il pericolo della personalizzazione del voto assegnato del docente, liberandolo il voto stesso dall’immagine punitiva di sentenza sulla persona, che la paleo-didattica applicava al voto negativo.
Slitterà al prossimo anno scolastico anche la preannunciata norma che farà incidere il voto di condotta inferiore a 6 decimi sull’ ammissione alla classe successiva o agli esami conclusivi del ciclo.
Sarà probabilmente risolta nell’anno scolastico 2025/26 anche la vexata questio della continuità didattica per gli insegnanti di sostegno alla disabilità, che sta a cuore delle famiglie degli alunni e degli studenti che vivono in situazioni di disabilità, la maggior parte delle quali attende, anno dopo anno, che il Ministero dell’Istruzione e del Merito riesca ad individuare un buon metodo per la attesa conferma degli ’insegnanti di sostegno. Sarà un metodo che potrà consentire la conferma dell’insegnante quando ne faranno richiesta gli stessi genitori ed, ovviamente, quando anche l’insegnante avrà manifestato interesse ad essere confermato nel posto tenuto l’anno scolastico precedente. Sarà anche necessario che il posto di sostegno non sia stato assegnato nel corso delle prioritarie operazioni di mobilità professionale territoriale e professionale, e nell’ulteriore fase della stipula delle nuove nomine in ruolo.
E’ verosimile che il Ministero sarà chiamato ad affrontare il problema nel contesto del procedimento che condurrà alla definizione dell’atteso, nuovo regolamento in materia di incarichi a tempo determinato.
Infine, a conclusione dell’anno scolastico2024/25 si potrà riattualizzare l’innovazione del capolavoro, come chance ulteriore per i diplomandi dei corsi del secondo ciclo del sistema di istruzione, i quali avranno la possibilità di presentare all’esame conclusivo del ciclo la loro opera più apprezzabile, sotto il profilo della qualità delle competenze acquisite.
Potrà essere una creazione di qualunque genere e di qualsivoglia tipo, che potrà essere stata ideata e realizzata anche all’esterno del perimetro scolastico, come potrà essere anche espressione di attività collaborative.
Nei mesi che avevano preceduto la maturità 2024 un’ansia aveva contagiato migliaia di studenti preoccupati per il possibile obbligo del “capolavoro” da presentare alla commissione d’esame.
A tal riguardo, nel maggio del 2024, il Ministero dell’Istruzione e del Merito aveva voluto rasserenare i diplomandi escludendo che il capolavoro potesse essere inteso come un ulteriore compito da svolgere, e precisando che tale innovazione va vista come il frutto di una riflessione personale sul proprio percorso di apprendimento e di crescita personale.
Infine, se alla scuola discente è doveroso augurare un anno scolastico in cui prevalga la serenità dei rapporti interpersonali d’aula, alla scuola docente si augura che fra le pieghe del bilancio del Ministero si trovino le risorse finanziarie necessarie per ridare dignità personale, familiare e professionale a chi siede in cattedra. Al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario si rivolge l’augurio di serenità operosa e coadiuvante. Ed, infine, alla scuola dirigente si augura che possa far delle istituzioni cui è preposta reali comunità educante di persone, nelle quali comunità si avverta il piacere di operare per il bene delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni delle studentesse e degli studenti.

