• lunedì , 16 settembre 2019

Riflessioni sotto l’ombrellone

di Fabio Scrimitore

 

Nell’aula del liceo regnava un silenzio carico di tensione. Parlavano soltanto i volti assorti di giovanetti in trepida attesa del loro turno per il colloquio con la commissione d’esame. Alcuni genitori facevano sommessa corona nel corridoio, davanti alla porta d’ingresso.

Con lo stesso sorriso liberatorio che rallegrò il volto di Giasone davanti al conquistato vello d’oro ed ai corpi ormai inerti dei terribili tori che invano avevano difeso il prezioso trofeo dei suoi Argonauti, e lasciata la sofferta sedia del colloquio degli esami conclusivi del corso di liceo scientifico, il candidato, ormai certo del conseguito diploma, abbracciò mamma e fidanzata e si diresse spedito verso la porta d’uscita, seguito dai suoi compiaciuti compagni di classe, ai quali proclamò teatralmente: “Per correr miglior acque alza le vele/ormai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele”.

Le migliori acque, verso le quali stava per alzar le vele il giovane, erano quelle del basso corso dell’Arno che bagnano la città della celeberrima Torre e della non meno rinomata Scuola Normale Superiore, fra i cui banchi il giovane sarebbe stato accolto di lì a qualche mese per frequentarvi i corsi di fisica, per i quali aveva superato i test di accesso.

 

Quel giovane era stato più fortunato dello studente del Liceo scientifico “E. Fermi” di Bologna, che aveva superato i test di accesso ad ingegneria dell’Alma Mater studiorum, ma che non avrebbe avuto la possibilità di frequentarne i corsi perché, unico fra i maturandi della sua scuola, era stato bocciato agli esami.

Dalla pagina d’un quotidiano, tenuto vistosamente aperto dal papà, anche lui in spasmodica attesa nel corridoio, lo studente, ormai normalista, lesse ad alta voce: Incredibile caso a Bologna. Promosso al test di accesso per Ingegneria, ma bocciato all’esame di maturità. I genitori del ragazzo dichiarano esterrefatti: “È distrutto, non se lo meritava proprio”.

 

Osservava la scena il dirigente scolastico del liceo, che si era già disimpegnato dalle funzioni di presidente di commissione svolte in un altro istituto dell’Emilia; egli si rivolse ai giovani, rimarcando il valore semantico dell’aggettivo incredibile, che costituiva l’incipit del titolo del giornale. L’aggettivo, a suo giudizio,confermava che – per la maggioranza dell’opinione pubblica e degli stessi organi di informazione – il sistema di valutazione dell’istruzione pre-universitaria non aveva la medesima validità di quello universitario, anzi!

Infatti, non ricordava titolo di giornale che avesse definito incredibile il mancato superamento delle prove d’accesso ai corsi di laurea da parte di un giovane che si fosse diplomato con 100 in un liceo, magari anche con la lode

Che un diplomato con ottimi voti non superi i test d’accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso sembra che rientri nella più perfetta normalità.

 

Forse sull’opera professionale degli insegnanti e su quella dei dirigenti grava una sorta di nemesi storica, una forma di mitica responsabilità oggettiva, che oscura ingiustamente i loro meriti individuali, allo stesso modo in cui la freddezza inquisitoria dell’ispettore Javert appannava i tanti interventi filantropici del generoso Jean Valjean.

Dinanzi a tale evidente pre-giudizio, tanto bene espresso dal titolista del quotidiano bolognese, acquistano un valore sociale, tutto ancora da dimostrare, l’oneroso impegno che, dal 2013, il Ministero dell’Istruzione chiede ai dirigenti scolastici ed ai loro collaboratori per la redazione del Rapporto di autovalutazione, per la revisione annuale del PTOF, per la programmazione del Piano di miglioramento, per la sua verifica e per l’illustrazione dei risultati del Piano di formazione agli studenti, alle loro famiglie ed agli esponenti della comunità in cui opera la scuola.

Sarebbe auspicabile che, fra le priorità che il Gabinetto di Giuseppe Conte ha assegnato al controllo delle frontiere marittime, alla flat tax ed al reddito di cittadinanza, vi trovasse un po’ di spazio anche la ricerca di un sistema ordinamentale che ricostituisse la storica continuità metodologica tra le classi terminali della scuola secondaria superiore ed il sistema universitario.

 

C’è stato un tempo in cui le università accoglievano di buon grado nelle loro aule, grazie a peculiari istituti giuridici, gli insegnanti liceali, la cui professionalità consentiva alle tenere matricole di superare agevolmente le iniziali difficoltà che incontrano quando si avviano allo studio dei tomi e delle prime dispense accademiche, difficoltà che possono essere anche assimilate a quelle in cui si imbatterebbero i neo-diplomati della scuola secondaria di I grado nel leggere Il Principe di Machiavelli o il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galilei.

Quanti diplomandi ringrazierebbero il ministro Bussetti se riuscisse ad implementare i piani di studio del secondo ciclo, e principalmente quelli dell’ultima classe dei licei e degli altri istituti secondari superiori, con l’apporto di interventi didattici che armonizzassero i metodi di studio dei giovanetti con quelli seguiti nelle aule accademiche

 

Sarebbe l’attesa, nuova riforma copernicana del sistema dell’istruzione, che verrebbe finalmente riscattato dall’umiliazione che, anno dopo anno, gli viene inferta dai dispendiosi corsi extrascolastici, cui sempre più spesso ricorrono studenti delle ultime classi degli istituti superiori per conseguirvi gli apprendimenti necessari per superare i test di accesso alle nostre università, evitando così il rischio di dover frequentare i corsi di laurea in medicina o in farmacia, funzionanti fra le montagne al di là del Canale d’Otranto, o nelle capitali del corso medio-basso del Danubio, oppure nella penisola iberica.

La visione realistica dell’orizzonte che si profila agli insegnanti non aiuta a sperare che si possa ottenere facilmente questa indispensabile riforma di sistema.

Lo conferma l’agenda del vertice politico del Miur, che non sembra possa sottrarsi agevolmente all’obbligo politico di accordare la priorità agli interventi normativi che siano in grado di trasformarsi in consensi.

 

Ed i consensi li danno più facilmente i comunicati stampa di viale Trastevere, i quali, sistematicamente, annunciano che stanno per essere immessi in ruolo 58.000 nuovi insegnanti; che si bandiranno concorsi ordinari per i neo-abilitati con tre anni di insegnamento negli ultimi otto, che si consentirà ai laureati che hanno aggiunto 24 crediti formativi di conseguire l’abilitazione, e che, dal prossimo 1° settembre 2020, verranno incaricati a tempo indeterminato delle funzioni di direttore sga 2410 degli attuali concorrenti.

 

Per fortuna, forse, con l’atteso consenso del Consiglio di Stato, tremila insegnanti stanno per lasciare le loro cattedre per occupare, seppur con riserva, le presidenze di altrettanti istituti, oggi assegnate in reggenza. Sperimenteranno, al pari dei loro colleghi più anziani, la grande generosità della ministra per la pubblica amministrazione, che non ha risparmiato loro la summa injuria di sottoporsi all’inedito controllo biometrico della presenza a scuola.

 

Agli attuali ds, al corpo docente ed a coloro che collaborano nelle segreterie e negli altri ambienti scolastici, svolgendovi le funzioni e le mansioni non di insegnamento, la Redazione rivolge un sentito ringraziamento per l’attenzione che rivolgono ai lavori pubblicati, insieme con l’augurio di riposanti ferie estive.