Giochi gratis online carte poker

  1. Craps Online Giocare: La sua anche una scelta fantastica per i principianti di tagliare i loro denti di gioco su, così come per i giocatori esperti alla ricerca di un'esperienza di gioco di qualità.
  2. Trucchi Per Vincere Roulette Online - Puoi giocare alla roulette con Bitcoin, Dogecoin, Litecoin ed Ethereum.
  3. Gioco Di Carte Bridge: Solo in giro per circa un anno, questa è diventata rapidamente l'opzione migliore per i giocatori che vorrebbero stare in una bella stanza e non passare un'eternità a guadagnarla.

Vincita massima alla roulette nome

Slot Bonus Senza Deposito Con Spid
Potrebbero simboleggiare la perdita di temperamento.
Trucchi Blackjack Online
Ma nulla di ciò può essere visto in lungo e in largo.
Quindi, se si vuole godere il poker sul tuo dispositivo mobile.

Giochi carte geatis

Progressione Dozzine Roulette
Sapevamo che una volta che il rapporto della polizia è stato rilasciato avrebbe fatto le carte, McMahon riferito ha detto.
Cocadoola Casino 50 Free Spins
Ma può anche essere un po ' scoraggiante, soprattutto se è il tuo primo casinò.
Jolly Carte Da Gioco

Ritorno al passato

I movimenti xenofobi dilagano in tutta Europa, trovando terreno fertile tra i più giovani: è la risposta di chi contrappone ai fenomeni migratori contemporanei una sedicente “identità”, estremista e pericolosa; la riflessione di una studentessaDi Francesca Toma*AbstractIn un mondo alle prese con problemi complessi come un’immigrazione dalle dimensioni incontrollabili, le ideologie nazionalistiche e populistiche intendono offrire visioni semplificate. L’opinione pubblica appare particolarmente sensibile alla difesa dei valori tradizionali, in contrapposizione a culture ritenute inconciliabili veicolate dai migranti e alla stessa UE, percepita come nemica delle sovranità nazionali.

Ci sono parole che sono pietre. “Identità” è una di queste. «Una parola pericolosa», l’ha definita lo storico Tony Judt; peggio, «una parola assassina», ha scritto il premio Nobel Amartya Sen. E questo perché l’uso della divisione dell’umanità in identità collettive serve oggi per innalzare barriere di esclusione sociale e politica.

Non è una novità: nei secoli passati, barriere simili sono state erette in nome della civiltà contro la barbarie, della “vera religione” contro l’eresia, della nazione o dell’ideologia propria contro quella altrui. Ne sono nati conflitti feroci, genocidi, razzismi. Oggi è l’afflusso di emigranti dai Paesi poveri e dai regimi dittatoriali nelle nazioni del mondo ricco e libero a scatenare movimenti populistici schierati dietro la bandiera dell’identità. Al contrario, certi movimenti politici e sociali di un mondo arabo in rivolta contro l’Occidente alzano l’opposta bandiera dell’identità religiosa islamica. In tal modo le tensioni del nostro tempo, che oppongono le economie sviluppate al resto del mondo, vengono presentate sotto la maschera di un presunto conflitto di inconciliabili identità religiose e culturali indifferenti al mutamento storico, quasi un attributo naturale di popoli diversi per razza.

PER CONTINUARE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO DEVI ESSERE ABBONATO! Clicca qui per sottoscrivere l’abbonamento

Nei secoli passati, barriere simili sono state erette in nome della civiltà contro la barbarie, della “vera religione” contro l’eresia, della nazione o dell’ideologia propria contro quella altrui

Una delle minacce più gravi che l’UE oggi si trova ad affrontare è la costante crescita di molti movimenti che agitano una propaganda di estrema destra che spazia dal populismo nazionalista all’estremismo neofascista e che hanno individuato proprio nelle politiche comunitarie la principale fonte dei mali nazionali. Il panorama di questa nuova destra è piuttosto variegato: ci sono movimenti tradizionalisti e cattolici, come quello polacco componente del governo nazionale; partiti dichiaratamente xenofobi, come in Olanda, Austria e soprattutto in Francia, che propongono con decisione l’uscita dall’euro o dall’UE; gruppetti isolati, diffusi in Italia e in Germania, dediti ad aggressioni che ricordano lo squadrismo fascista degli anni Venti del secolo scorso, che prendono di mira immigrati, campi rom, omosessuali, avversari di tifo sportivo o semplicemente chi viene a diverbio anche per futili motivi. A simpatizzare per questo di tipo di violenza organizzata sono soprattutto i più giovani, residenti in periferie degradate, ma non di rado figli di famiglie benestanti in cerca dell’emozione dello stupro di gruppo o dell’aggressione al marginale, più eccitati che frenati dalla sua eventuale disabilità. Certo, i mezzi sono cambiati rispetto a un secolo fa: i cultori della violenza affidano ai social network la celebrazione delle loro bravate, così da sfruttare eventuali effetti di emulazione e di propagazione su soggetti emotivamente labili. L’affinità più evidente, invece, con i fascismi del passato è la  crisi sociale e morale in cui diversi Paesi europei  versano da alcuni anni e che investe – oggi come allora – i ceti medi, creando nuove fasce di povertà e di disagio. Proprio da questi strati sociali proviene una nuova domanda di identità che l’UE non riesce a soddisfare, nella percezione comune troppo lontana dai cittadini e inevitabilmente correlata, nell’immaginario collettivo, all’euro e alle esigenze finanziarie di contenimento dei debiti sovrani. I piccoli imprenditori, i dipendenti pubblici, i piccoli proprietari ed esercenti, le borghesie delle professioni liberali stentano a identificarsi in quei valori e in quei sistemi in cui sono nati e cresciuti, da cui si sentono traditi perché non più garantiti nella sicurezza, nelle regole, nella possibilità di scalata sociale, nel futuro proprio e dei propri figli.

L’affinità più evidente con i fascismi del passato è la  crisi sociale e morale in cui diversi Paesi europei  versano da alcuni anni

L’Unione viene percepita come nemica delle particolarità regionali, mentre i partiti e i movimenti di destra lottano per il ripristino delle piene sovranità nazionali. Indubbiamente, a favorire questa visione ha contribuito molto la notevole difficoltà in cui l’UE si dibatte da diversi anni nella gestione degli inarrestabili flussi migratori. Il risultato è stato che Paesi come l’Ungheria (il caso più eclatante) hanno innalzato muri e protezioni varie per respingere l’assalto dei disperati, così che chi è rimasto fedele allo spirito solidaristico dell’Europa si è trovato indifeso davanti alle ondate migratorie, mentre chi non ha rispettato le regole ha ricevuto il plauso delle opinioni pubbliche di riferimento.

Nella realtà storica ci sono popoli e culture, oggi rimasti indietro nello sviluppo economico e civile, che in passato sono stati protagonisti di fasi decisive nel progresso dell’Umanità. Davanti alla pressione di migrazioni di popoli in cerca di pace e di lavoro e ai fermenti che agitano i Paesi di cultura araba, è nato il ricorso al termine ‘identità’ da parte di chi afferma di voler difendere le tradizioni della propria terra dal pericolo che sarebbe costituito dalla religione e dalle abitudini degli immigrati: così ‘identità’ è diventata una parola pericolosa e sotto la sua ombra sono cresciute tensioni fondamentaliste e razziste.

Oggi io, diciottenne, costruisco la mia identità personale con le forme di appartenenza collettiva, cerco di maturare il senso del mio io grazie all’incontro tra l’eredità biologica e quella culturale (idee, conoscenze, sentimenti, tradizioni, convinzioni), e posso avvertire in me molte e conflittuali identità. Analogamente, nella formazione delle identità collettive ci sono sovrapposizioni di fattori diversi che chiamiamo ‘mentalità’, ‘culture’, ‘civiltà’. Le culture umane sono fatte di un rapporto continuo e complesso tra vecchio e nuovo, tra morti e vivi, tra passato e futuro.

 “Identità” è diventata una parola pericolosa e sotto la sua ombra sono cresciute tensioni fondamentaliste e razziste

Le identità collettive possono essere caratterizzate dalla trasmissione di tradizioni e di memorie; ma possono essere anche modificate e orientate da grandi mutamenti storici, come le guerre, e dall’azione deliberata di agenzie e poteri religiosi e politici, operanti con l’educazione e con la propaganda, con il ricorso alla forza e con l’eliminazione dei dissidenti. Quando, sotto una bandiera religiosa o politica, popoli interi sono  entrati in conflitto tra loro, si sono verificati fenomeni, quali le Crociate, le guerre di religione, le rivoluzioni sociali, i movimenti nazionalistici, i regimi totalitari. Solo la conoscenza della storia umana può evitare la semplificazione della propaganda, impedire altre formazioni di categorie di ‘diversi’. È l’ignoranza o la cattiva informazione il terreno su cui prosperano le nuove destre, che offrono risposte semplificate a complessi problemi delle persone. Non è un caso che movimenti populisti e anti-europeisti puntino su critiche negative o distruttive, ma non propongano soluzioni realistiche e non spieghino come affrontare i nuovi problemi derivanti dal ritorno alle monete nazionali. Non è un caso che non riescano nemmeno a formulare una strategia comune internazionale, dal momento che accolgono al loro interno anticlericalismo e recupero dei valori cristiani, nazionalismo e localismo, conservazione e rivoluzione. Come le destre di un secolo fa, fanno dell’eclettismo ideologico la possibile arma vincente in nome del superamento delle vecchie ideologie o della conciliazione di interessi plurimi. Questi movimenti muovono dall’identità etnica (intesa come razziale), basata sul sangue, immutabile: si è tedeschi se il nonno è tedesco, ma se si è curdi pur vivendo e lavorando in Germania, non si potrà mai essere tedeschi. Ma alcune sette di militanti islamici, ad esempio, vorrebbero creare Stati islamici puri attraverso la conversione dei non musulmani. Mentre alcune grandi ideologie del Novecento, come il socialismo o l’ambientalismo, tendevano a includere tutti quelli che sostenevano determinate idee e progettavano per il futuro, le idee identitarie tendono ad essere esclusive, a frammentare e a guardare all’indietro con nostalgia, basandosi sul ricordo di un passato eroico, di ingiustizie reali o immaginarie, di celebri vittorie o sconfitte militari. Esse traggono forza dall’insicurezza, dalla rinnovata paura di nemici storici, dalla sensazione di essere minacciati da persone con differenti etichette.

La nuova politica dell’identità, secondo Mary Kaldor, nasce dalla erosione o dalla disintegrazione delle strutture degli  Stati moderni, specialmente di quelli centralizzati o autoritari. Il collasso degli Stati comunisti dopo il 1989, la perdita di legittimità degli Stati post-coloniali in Africa e in Asia meridionale, il declino dello Stato sociale nei Paesi più avanzati costituiscono l’ambiente ideale dove possono crescere nuove forme di politica identitaria.

È l’ignoranza o la cattiva informazione il terreno su cui prosperano le nuove destre, che offrono risposte semplificate a complessi problemi delle persone

A giudizio dello storico Miroslav Hroch, il nazionalismo non è sinonimo di identità nazionale, sebbene ad esso strettamente connesso, né è sinonimo di programma nazionale. È un atteggiamento che conferisce priorità assoluta agli interessi e ai valori della propria nazione rispetto a qualsiasi altro interesse e valore di altre nazioni. Il nazionalismo non è una semplice mentalità né una malattia, ma riguarda relazioni tra gruppi o popoli che avanzano richieste ben definite, per quanto frutto di manipolazione; deriva dall’identità nazionale, dall’esistenza di una nazione e degli interessi nazionali.

Da questo punto di vista, fino a quando esisteranno le nazioni, il nazionalismo rimarrà una risposta  inadeguata ai problemi e alle sfide sociali. L’unica cosa che si può fare per ridurre al minimo il pericolo latente è prevenire l’intensificazione dei conflitti d’interesse riguardanti la nazione.

Ma all’Europa di oggi questo appare, stando ai fatti, un compito molto difficile, se non addirittura impossibile.

 

Bibliografia

  1. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi nel nuovo secolo, in La fine dello Stato, Milano, Rizzoli, 2007.
  2. Hroch, La nascita del nazionalismo, in Storia d’Europa, vol. V, L’età contemporanea. Secoli XIX-XX, Torino, Einaudi, 1996.
  3. Kaldor, Le nuove guerre. La violenza organizzata nell’età globale, Roma, Carocci, 2003.
  4. Prosperi – G. Zagrebelski – P. Viola – M. Battini, Storia e identità, il Novecento e oggi, vol. 3, Torino, Einaudi, 2016.

 

* Studentessa, classe 5ª D Liceo Scientifico “G.C. Vanini” – Casarano (LE); docente referente: Giuseppe Caramuscio

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *