• venerdì , 15 Novembre 2019

Sguardi femminili sulla bomba atomica

Due attrici, due personaggi che fanno i conti con capitoli tragici della storia dell’umanità

Monologhi dell’atomica è tratto da Preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la Letteratura 2015 e ai Racconti dell’atomica di Kyoko Hayashi

di Vincenzo Sardelli

MONOLOGHI DELL’ATOMICA
da Preghiera per Cernobyl di Svetlana Aleksievich e
Nagasaki, racconti dell’atomica di Kyoko Hayashi
di e con Elena Arvigo
scene e luci di Paolo Calafiore
regista collaboratrice Virginia Franchi
assistente alla regia Valeria Spada
Teatro Out Off in collaborazione con Santa Rita Teatro Arts Centre
Info: Tel. 02 34532140 | E-mail: info@teatrooutoff.it
Età: dai 16 anni

LA MOGLIE. VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI UN SEGRETO
di e con Cinzia Spanò
regia di Rosario Tedesco
luci di Giuliano Almerighi
produzione Teatro Elfo Puccini
Info: www.cinziaspano.com
Età: dai 14 anni

Un’etica interiore contro l’orrore della bomba nucleare è la filigrana che unisce due spettacoli con al centro due tra le migliori attrici della prosa teatrale italiana, la genovese Elena Arvigo e la milanese Cinzia Spanò. Sulla scena personaggi di donne tormentate, alle prese con capitoli tragici della storia contemporanea.

Un’atmosfera intima e sopita pervade i Monologhi dell’atomica, che Elena Arvigo ha riproposto a inizio marzo al Teatro delle Donne di Calenzano. Tratti dai diari di Svetlana Aleksievic su Chernobyl e dalla testimonianza di Kyoko Hayashi su Nagasaki, i Monologhi dell’atomica sondano la fragilità fisica e psicologica di chi vede allontanarsi gli affetti famigliari, dissolversi i legami anche con l’io ed è costretto a convivere con la morte.

Sfondo grezzo, pareti diroccate. Tuta bianca, maschera antigas. La scena rimanda a una quotidianità interrotta: una tavola imbandita, due leggii, sedie in disordine. Sul tavolo una scodella con una minestra inesistente. Cumuli di detriti, macerie. Una lentezza solenne permea questo lavoro. La stasi dominante, la recitazione con poche varianti è il limite registico dello spettacolo, ma al tempo stesso ne sorregge la drammaturgia del dolore, con un impatto che sa di condanna e maledizione.

Monologhi dell’atomica parte dal libro Preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la Letteratura 2015. Dal coro di voci, Elena Arvigo seleziona tre storie: una giovane moglie che perde il marito; bimbi spogliati della loro infanzia, costretti ad abbandonare l’innocenza dei giochi; un soldato di stanza in Afghanistan dirottato a Chernobyl, dove è colpito da una malattia che lo consumerà inesorabilmente.

L’ultima parte è tratta dai Racconti dell’atomica di Kyoko Hayashi. Il libro, a metà tra denuncia e fantascienza, è la vicenda di una donna che da settant’anni convive con la radioattività che le corrode il corpo. La morte aleggia sulle macerie. Una polvere pungente ferisce le narici.

Le luci sfibrate di Paolo Calafiore e il contrappunto al pianoforte di Max Richter convergono verso una comune forma di minimalismo. L’esperienza del dolore è onnipresente. Il linguaggio è scarno. La parola illanguidisce, s’isola a scolpire verità friabili. In questo spettacolo d’umanissima religiosità la rivolta nasce dalle parole. Ogni frase aiuta a cogliere l’essenza angosciosa delle cose. Elena Arvigo recupera purezze originarie, opera un sofferto scavo sorretto da folgorazioni improvvise.

La moglie, è il monologo che Cinzia Spanò dedica a Laura Capon, coniuge di Enrico Fermi, autrice del libro Atomi in famiglia

Memoria, malinconia, solitudine. Mix schizofrenico di gioia e pianto. Due popoli si confrontano con la ricostruzione della propria identità. L’epilogo musicale fiducioso e disperato del pucciniano Coro a bocca chiusa di Madama Butterfly suggella questa narrazione delicata. È lo sguardo femminile di chi racconta la grande storia attraverso piccole storie. Elena Arvigo restituisce il senso in un’opera polifonica, tributo al coraggio dei nostri tempi.

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