• martedì , 22 Ottobre 2019

Teatro ibrido interculturale

di Vincenzo Sardelli

teatro

L’immigrazione come risorsa, esplorata partendo dal punto di vista e dalla psicologia dell’immigrato. Un’analisi umana nel segno della complessità, oltre ogni tentativo di semplificazione antropologica, politica e sociale. Il teatro offre uno sguardo sugli scenari sociali e culturali ridisegnati nell’odierna società italiana. È l’occasione per riflettere sui nuovi modelli di convivenza, sulle problematiche della cosiddetta “seconda generazione”, che in Italia si prova a comporre eludendo le derive conflittuali che ultimamente – da Charlie Hebdo a Bruxelles, da Parigi ad Ansbach, a Nizza – stanno attraversando l’Europa.

La prudenza è d’obbligo, ma la galassia multiculturale italiana pare globalmente denunciare i fanatismi manichei e l’odierno delirio terrorista e sanguinario, mirando al confronto paritetico tra i vari gruppi etnici e all’integrazione.

Il teatro, l’arte in generale, è incontro, riflessione tesa al riconoscimento reciproco e capace di offrire varie angolazioni per accostarsi al tema della multiculturalità. Giovani autori e attori italiani dall’identità ibrida, nati o provenienti da Albania, Russia, Pakistan, Afghanistan, Iran, Romania, Brasile, intrecciano esperienze di vita e di creatività con artisti italiani in senso stretto.

Il concerto Nova Bossa Controvento del cantautore milanese Marco Massa e dell’antropologo e musicista brasiliano Nenè Ribeiro incrocia melodie e idiomi di qua e di là dall’Atlantico. Il reading Come le cicogne è frutto di un laboratorio di narrazione teatrale sulla migrazione curato da Mihai Mircea Butcovan, scrittore e poeta d’origine romena.

Studio su call of duty – fake version, dell’artista russa Tatiana Olear con la regia di Manuel Renga, è uno spettacolo tra reale e virtuale che prende spunto dal nome di uno dei videogiochi più venduti al mondo, per parlare di guerra, tra figure fantastiche e surreali global-web-trash.

La genovese Laura Sicignano, in collaborazione con Shahzeb Iqbal, cura la regia di Vivo in una giungla, dormo sulle spine, testo tratto da un verso di un poema popolare pakistano, che narra la complicata relazione tra un giovane rifugiato pakistano e l’avvocata sua tutrice.

Sempre Laura Sicignano è coautrice e regista di Compleanno afghano, di e con Ramat Safi, fuggito dall’Afghanistan e arrivato in Italia ancora minorenne. Lo spettacolo racconta il diciottesimo compleanno di Ramat, evento-snodo per riflettere sul passato e su un futuro tutto da costruire.

Ma è su due spettacoli “gemelli” che intendiamo soffermarci: Albania casa mia, di e con Aleksandros Memetaj (regia di Giampiero Rappa); e Mi chiamo Aram e sono italiano, scritto da Aram Kian con Gabriele Vacis, con lo stesso Kian, artista d’origine iraniana, diretto in scena proprio da Vacis, uno dei più blasonati registi teatrali italiani.

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