• domenica , 25 Settembre 2022

Ucraina, il grande cuore della scuola: storie di accoglienza dal Trentino alla Sicilia

Obiettivo primario: dare amore per curare le ferite nell’animo dei bambini e dei ragazzi fuggiti dalla guerra spesso senza genitori, con il coinvolgimento degli studenti italiani e delle loro famiglie così come di alunni russi da anni inseriti negli istituti. Si parla prima di tutto con i sorrisi, percepiti anche se nascosti dalle mascherine anti-Covid 19, e con la gestualità, poi attraverso disegni e giochi. Per la didattica si ricorre all’inglese, ai tablet e alle applicazioni che traducono in tempo reale dall’ucraino all’italiano e a vocabolari work in progress realizzati dagli stessi studenti

di Stefania De Cristofaro

Gli occhi gonfi di lacrime e il cuore lacerato. In Ucraina hanno perso tutto. La casa, la cameretta con i giocattoli e libri, gli amici. Più di qualcuno è rimasto orfano di entrambi i genitori: il papà ucciso mentre combatteva per la libertà del suo Paese e la mamma morta sotto le macerie delle palazzine crollate. Sono riusciti a fuggire dall’orrore della guerra e attraverso corridoi umanitari sono arrivati in Italia, costretti a diventare adulti all’improvviso. Dal Trentino alla Sicilia, passando per la Campania e la Puglia, le scuole hanno spalancato le porte per accogliere bambini e ragazzi ucraini.

Il linguaggio universale per la socializzazione: i sorrisi e la gestualità

Palloncini di colore azzurro e giallo, cartelloni di mani che si intrecciano per invocare la pace e ricordare ai “grandi” della terra che la guerra non è un gioco. Uccide. Uccide mamme, papà, nonni, zii, bambini. A scuola si parla con con i sorrisi che riescono a essere percepiti anche se sono coperti alle mascherine anti Covid-19 e con la gestualità: è il linguaggio universale dell’amore, in grado di avviare la socializzazione. E’ il linguaggio adottato da diversi istituti italiani a cui si uniscono disegni, giochi canti e balli. A questa rete imbastita con il filo dell’accoglienza, le scuole hanno aggiunto il supporto offerto dalla tecnologia, facendo affidamento su App in grado di tradurre in tempo reale frasi dall’italiano all’ucraino. Non è semplice. Così come non è semplice organizzare il percorso educativo e formativo, garantendo, prima di tutto, le condizioni minime di “normalità” quotidiana. Tutto in un contesto generale in cui non va abbassata la guardia rispetto alla diffusione del Covid-19.

Dal Miur primo stanziamento in via d’urgenza pari a un milione di euro

Ad oggi, come evidenziato dalla nota del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Miur, inviata ai direttori generali e ai dirigenti degli uffici scolastici regionali, “non è possibile prevedere il numero di coloro che giungeranno nel nostro Paese in cerca di protezione”, ma dai primi dati disponibili emerge che fra gli esuli ucraini c’è “un’altissima percentuale di minori, in parte accompagnati dai propri familiari e, in molti casi, tragicamente soli o temporaneamente affidati ad amici di famiglia” o a parenti.

“Il Ministero e le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione sono chiamate, ora, ad esercitare il massimo impegno per accogliere gli esuli ucraini in età scolare, dando loro tutto il sostegno e l’accompagnamento a tal fine necessario”. Il Dipartimento ha previsto l’inserimento delle figure dei mediatori linguistici e culturali per favorire l’interazione e la comunicazione interpersonale. E a titolo di sostegno ha reperito in via d’urgenza un primo stanziamento pari a un milione di euro.

La Provincia autonoma di Trento: 88 ucraini già iscritti a scuola

Nella Provincia autonoma di Trento sono 88 gli ucraini già iscritti a scuola:  il 70% nella primaria, il 23% nella  secondaria di primo grado e il 7% nel secondo ciclo, stando ai dati forniti dal dirigente generale del Dipartimento Istruzione e cultura dell’Ente, Roberto Ceccato.

“Per l’accoglienza le scuole dispongono di un protocollo che definisce le procedure per facilitare l’inserimento degli studenti stranieri neo arrivati in merito all’iscrizione, alla prima conoscenza dello studente, all’assegnazione e inserimento nella classe e all’orientamento. Per accompagnare l’inserimento, c’è la possibilità di rivolgersi a mediatrici interculturali ucraine formate in ambito scolastico e iscritte nell’elenco o non più presenti in lista ma che hanno comunque dato la loro disponibilità”, spiega. “Per l’insegnamento della lingua italiana le scuole possono contare su personale docente formato in didattica dell’italiano come seconda lingua. Laddove non disponibile, ci sono 105 operatori iscritti all’elenco dei facilitatori linguistici della Provincia autonoma di Trento”, prosegue Ceccato. “Anche la popolazione ucraina presente nel territorio trentino sta offrendo collaborazione e diverse sono le iniziative attivate con il territorio attraverso Comuni e associazioni  per organizzare attività extra scolastiche, in modo da creare momenti di socializzazione tra i bambini ucraini e con i nuovi i compagni di scuola. Un ruolo speciale  è giocato dagli studenti e studentesse con cittadinanza ucraina”, va avanti.

La maggior parte delle scuole può contare sul servizio di sostegno e consulenza psicologica in favore degli studenti e delle studentesse già attivo al proprio interno. “Un servizio più mirato è offerto da Cinformi (Centro informativo per l’immigrazione, ndr) tramite gli sportelli di sostegno psicologico dell’associazione Psicologi per i popoli  del Trentino”, conclude Ceccato.

La cura delle ferite della guerra: il progetto dell’istituto Vittorini di Siracusa

Un gruppo di bambini ucraini senza genitori ha attraversato tutta l’Italia per arrivare in Sicilia. L’Ottavo Istituto comprensivo Elio Vittorini di Siracusa dal 21 marzo accoglie i primi 4 bambini fra 5 e 10 anni, di cui 2 fratellini. “Si tratta di bimbi non accompagnati perché hanno perso entrambi i genitori nella guerra o perché, mentre il padre è rimasto a combattere, la madre non è riuscita a fuggire e ha messo in salvo i figli”, spiega la dirigente scolastica Pinella Giuffrida. “Il nostro è un progetto per la cura delle ferite di guerra dei minori costretti all’improvviso a lasciare la casa, la scuola, gli amici e gli affetti per sfuggire a un destino di sofferenza, privazioni e morte. Abbiamo la disponibilità di 40 posti, tenuto conto degli obblighi legati al Covid-19 e vogliamo metterli tutti a disposizione”, sottolinea.

“L’accoglienza anche in orario extrascolastico è il nostro obiettivo primario e l’apporto fondamentale arriva direttamente dalle famiglie dei bambini che già frequentano la nostra scuola: sono le nostre famiglie accoglienti, tra cui ci sono quelle composte da mamme russe, da anni inserite nel tessuto sociale, con figli che sono nostri alunni”, racconta la dirigente scolastica. “Vogliamo rafforzare la rete di relazioni tra i profughi e le famiglie di questa comunità scolastica e al tempo stesso il favorire il più possibile la conservazione di piccoli gruppi di provenienza e i legami con le famiglie che ospitano i minori accompagnati dalle  mamme o dalle nonne, in modo tale da creare un’unica comunità educante che agisce in maniera coordinata”, prosegue. Sono state raccolte le disponibilità di 25 famiglie per accogliere i piccoli profughi in arrivo dall’Ucraina.

In quest’ottica, l’inclusione dei bambini ucraini nelle classi dell’istituto Vittorini e l’accoglienza presso i nuclei familiar  non avrà, per lo meno nel primo periodo, solo finalità educativa. “Piuttosto avrà una finalità curativa perché l’azione dei docenti, di tutti gli studenti della classe e delle famiglie accoglienti dovrà fare sentire lo studente a suo agio: solo in questo modo è possibile realizzare l’accoglienza”, sottolinea. “E’ necessario creare intorno a ogni bambino un clima di affetto, calore umano, supporto psicologico.

Il rischio della bolla emotiva: trauma psicologico e lingue diverse

La comunicazione non è facile. Il fatto che si parlino lingue diverse e che non sempre si riesca a sopperire con l’inglese, assieme al trauma psicologico di chi è fuggito dalla guerra e alle diverse abitudini di vita quotidiana, possono creare una bolla emotiva.

“Per evitare che i bambini si chiudano a riccio abbiamo coinvolto psicologi, associazioni sportive e culturali, parrocchia, Enti locali, servizi per creare una rete di supporto e accoglienza anche extrascolastica”, dice Giuffrida. “La scuola si avvarrà certamente delle risorse che il Ministero dell’Istruzione metterà in campo, ma poiché il tempo a disposizione è ristretto, in attesa che siano quantificate e assegnate le risorse, l’istituto ha predisposto un piano di aiuti provenienti dall’esterno per avvalersi del supporto volontario di psicologi e mediatori linguistici”, spiega. “Sarà anche importante predisporre protocolli d’intesa speciali con le Università con cui la scuola già collabora, come la Kore di Enna e gli atenei di Messina e Catania per avere la disponibilità di neo laureati in psicologia da affiancare agli psicologi che lavoreranno con i bambini ucraini, così come neo laureati in lingue che possano supportare le docenti nei contatti con le madri naturali dei bambini e con i bambini più grandi”. La scuola, inoltre, si è attivata per affiancare ai docenti i mediatori linguistici volontari.

Il ruolo delle famiglie accoglienti: la continuità fra scuola e casa

Perno fondamentale nel progetto imbastito dall’istituto Vittorini è la famiglia accogliente perché sarà il trait d’union con tutto quello che c’è fuori dalle aule, in modo tale da garantire un percorso di continuità tra scuola e casa. “Il compagno di banco sarà anche un fratello: si sveglieranno insieme e insieme faranno colazione, andranno a scuola, torneranno a casa, andranno al parco, proveranno a fare i compiti. Solo con genitori accoglienti e famiglia accogliente allargata a nonni e zii sarà possibile creare condizioni tendenti alla normalità ricreando aspetti della vita quotidiana, senza pressione sui bambini”, spiega.

Il percorso formativo e l’auto della tecnologia: dal tablet alle App di traduzioni

Sul piano strettamente formativo a ogni alunno fra 8 e 14 anni, la scuola Vittorini consegnerà un tablet in comodato d’uso con account attivati per accedere alla sua Classroom di Google G-Suite. “Il tablet sarà fornito dell’app di Google traduttore già abilitata per gli scambi ucraino-italiano e saranno gli stessi compagni di classe, con le loro insegnanti, a illustrare all’alunno le funzionalità della Google Classroom e del Google traduttore”, spiega la dirigente scolastica. Per gli alunni ucraini saranno scelti filmati, video e cartoni animati in lingua che potranno essere un divertimento e uno svago. Le attività organizzate in Flipped Classroom (classi capovolte, nd) consentiranno ai bambini italiani di avere occasioni di studio e approfondimento delle tradizioni ucraine e della valorizzazione della presenza dell’alunno ucraino nella classe. Vogliamo provare a raggiungere le maestre che i bambini hanno lasciato in Ucraina e coinvolgerle nel percorso formativo”.

Le esperienze delle scuole a Somma Vesuviana e a Pomigliano d’Arco con il video pubblicato dal New York Times

Dall’11 marzo sette bambini di età compresa fra 3 e 9 anni, frequentano le lezioni al Primo circolo didattico Raffaele Arfé di Somma Vesuviana (Napoli), ai quali nei prossimi giorni se ne aggiungeranno altri. Nel gruppo ci sono tre sorelle di 5, 7 e 9,  e due fratelli di 4 e 5 anni.

“C’è stata una festa in occasione del loro primo giorno di scuola”, racconta la dirigente scolastica Maria Di Fiore. “Gli alunni hanno cantato, ballato, realizzato cartelloni di benvenuto in lingua ucraina e hanno regalato ai nuovi iscritti pennarelli per iniziare a disegnare insieme. Sono bambini che hanno vissuto giorni da incubo e hanno bisogno di tanta gioia: è questo che vogliamo fare per tutti gli ucraini arrivati qui da noi”, sottolinea la dirigente scolastica. “I momenti di gioco sono fondamentali per la conoscenza e per avviare la comunicazione che nella scuola dell’infanzia è più semplice”.

“Abbiamo messo a punto un protocollo ad hoc per l’accoglienza e l’inclusività che tiene conto di tutta la parte amministrativa e della necessità di continuare a rispettare gli obblighi di distanziamento per il Covid-19”, prosegue. “Per l’inserimento nelle classi possiamo contare sul supporto di un mediatore culturale attraverso la rete della Caritas: è una ragazza originaria di Kiev che da piccola, subito dopo Chernobyl, ha iniziato a venire in Italia ospite di una famiglia nei tre mesi estivi e quel legame è rimasto negli anni. Qui c’è una comunità ucraina da circa 20 anni”, va avanti Di Fiore.

“Difficoltà, invece, ci sono per le figure degli psicologi in lingua ucraina a affiancare a quello della scuola. Non è facile riuscire a trovarli. Intanto, per superare le difficoltà legate alla lingua, facciamo ricorso all’inglese e alle App telefoniche che permettono di tradurre in tempo reale dall’ucraino all’italiano e viceversa. Nei rapporti tra alunni, possiamo contare su un bambino ucraino, già iscritto da noi, che ci dà una mano facendo da interprete”, conclude.

La festa di accoglienza per due bambini ucraini per il loro primo nuovo giorno di scuola alla primaria Don Milani di Pomigliano d’Arco è finita sulla pagina Facebook del New York Times. I fratellini. 10 e 8 anni,  hanno raggiunto l’Italia assieme alla nonna che 20 anni fa lasciò l’Ucraina per stabilirsi in provincia di Napoli. Il video è stato realizzato con il telefonino cellulare dal marito dell’insegnante che si è occupata delle attività amministrative necessarie all’iscrizione per l’anno scolastico in corso. Il filmato è stato girato alla nonna che poi l’ha pubblicato su Facebook, dando vita alla serie di condivisioni on line che hanno commosso i lettori del New York Times.

Il vocabolario italiano-inglese-ucraino realizzato dagli alunni dell’istituto Benjamin Franklin di Bitonto

In Puglia l’ufficio scolastico regionale ha chiesto ai Comuni un elenco di mediatori interculturali che parlino l’ucraino in modo da supportare i docenti nel percorso formativo dei bambini fuggiti dalla guerra. Sono una cinquantina i minori che inizieranno la scuola in Puglia.

Per superare le difficoltà legate alla lingua, gli alunni dell’istituto Benjamin Franklin di Bitonto (Bari) hanno iniziato a realizzare un vocabolario di italiano-inglese-ucraino a portata di bambino. “E un work in progress perché viene ampliato nei contenuti giorno per giorno”, dice il direttore dell’istituto paritario, Domerio Mundo. “Al momento abbiamo accolto due cugini: il maggiore, Sviatik, ha 12 anni e frequenta la prima media, la cuginetta, Kira, ha 4 anni e frequenta la scuola dell’infanzia gestita

dalle suore. Sono fuggiti da Dniepr, città che distanza quasi 500 chilometri da Kiev, assieme alla mamma, costumista teatrale che a Bitonto ha lavorato in occasione per gli spettacoli in occasione dell’Opera festival”, racconta. “Il papà del ragazzo è rimasto in Ucraina essendo un comandante militare ed è stato ferito da una granata. Ci sono state alcune video chiamate dopo che è stato sottoposto a intervento chirurgico”, va avanti.

“L’associazione che cura gli spettacoli teatrali ha creato il primo gancio e sono arrivati a Bitonto. Contestualmente si è messa in moto un’associazione calcistica dilettantistica della città, l’Olimpia che ha accolto il ragazzo. A sua volta l’associazione che gestisce la piscina comunale, avendo saputo che il dodicenne frequentava anche nuoto, ha messo a disposizione la struttura per tutto il suo nucleo familiare”, va avanti.

“Per dare il benvenuto ai nuovi studenti, i nostri ragazzi hanno creato un braccialetto con i colori dell’Ucraina: al colore del nostro istituto, l’azzurro, è stato aggiunto il giallo. E hanno donato anche una maglietta: c’è un cuore con la scritta I love Hygge, parola scandinava che vuol dire prendersi cura di sé e degli altri. Attualmente è la mamma a fare da interprete durante le lezioni e il ragazzo, un meno di una settimana, ha fatto passi da gigante”, sottolinea.

Sulla lavagna della sua nuova classe, Sviatik ha disegnato l’Ucraina e l’ha tracciata all’interno di un cuore. Disegno che vale molto più delle parole.

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