• venerdì , 10 Luglio 2020

Uno sguardo sull’universo femminile

a cura di Enrica Bienna

(già docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

CATTIVE RAGAZZE. Quindici storie di donne audaci e creative, Assia Petricelli e Sergio Riccardi, SINNOS 2013.
Nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, si è verificato un piccolo miracolo di resistenza culturale: una libreria indipendente, “ Assaggi”, è riuscita a farsi punto di incontro e riferimento per il variegato mondo degli abitanti del quartiere: studenti universitari, ricercatori, pensionati, artigiani, donne e bambini… Gestita da donne, con l’impegno di promuovere la cultura scientifica e di coniugare scienza e letteratura, offre “assaggi” di letture non convenzionali, libera dalle logiche e dalle scelte della grande distribuzione.
Quando vi capito, nelle mie ricerche di letture che possano piacere a docenti e alunni, mi viene suggerito sempre qualcosa di originale e interessante, come questo libro: Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative, dedicato a ragazze e ragazzi, ma consigliabile a persone di qualunque età.
Almeno due sono i buoni motivi per proporne la lettura: è una storia a fumetti e racconta di donne.
Parliamo di fumetti riferendoci ovviamente alla nuova generazione di fumetti d’autore, graphic novel in particolare, che hanno contribuito a far evolvere il genere delle storie a fumetti e a dargli i caratteri della letterarietà. In libreria occupano uno spazio sempre più ampio, hanno una sempre più numerosa schiera di fans e concorrono a premi letterari, come è accaduto a Zero Calcare, arrivato secondo al premio Strega Giovani 2015 (una lettura peraltro irresistibile).
Ma la scuola si è accorta di questo fenomeno? Tra le letture proposte ai ragazzi, sono contemplate anche le moderne narrazioni a fumetti? Eppure questo genere si piega ormai a trattare temi di ampio respiro, letterari, sociali, psicologici, con le specificità di un proprio stile, e con il pregio di avvalersi della forza espressiva dell’immagine. Mi servo, a questo proposito, dell’efficacia delle parole con cui Vincenzo Sardelli, nel precedente numero di questa rivista, ha presentato il teatro di figura di Victoria Chaplin : “Il senso della contemporaneità, nelle arti e nella comunicazione, sembra essere affidato alle immagini più che alle parole. L’immagine si pone come forma primordiale meno ambigua…Legata all’emisfero destro del cervello, l’immagine permette una conoscenza che attraversa il controllo della mente, supera le difese e le repressioni, libera la fantasia.”

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