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Uno sguardo sull’universo femminile

a cura di Enrica Bienna

(già docente di lettere nella scuola secondaria di II grado)

CATTIVE RAGAZZE

. Quindici storie di donne audaci e creative, Assia Petricelli e Sergio Riccardi, SINNOS 2013.
Nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, si è verificato un piccolo miracolo di resistenza culturale: una libreria indipendente, “ Assaggi”, è riuscita a farsi punto di incontro e riferimento per il variegato mondo degli abitanti del quartiere: studenti universitari, ricercatori, pensionati, artigiani, donne e bambini… Gestita da donne, con l’impegno di promuovere la cultura scientifica e di coniugare scienza e letteratura, offre “assaggi” di letture non convenzionali, libera dalle logiche e dalle scelte della grande distribuzione.
Quando vi capito, nelle mie ricerche di letture che possano piacere a docenti e alunni, mi viene suggerito sempre qualcosa di originale e interessante, come questo libro: Cattive ragazze. 15 storie di donne audaci e creative, dedicato a ragazze e ragazzi, ma consigliabile a persone di qualunque età.
Almeno due sono i buoni motivi per proporne la lettura: è una storia a fumetti e racconta di donne.
Parliamo di fumetti riferendoci ovviamente alla nuova generazione di fumetti d’autore, graphic novel in particolare, che hanno contribuito a far evolvere il genere delle storie a fumetti e a dargli i caratteri della letterarietà. In libreria occupano uno spazio sempre più ampio, hanno una sempre più numerosa schiera di fans e concorrono a premi letterari, come è accaduto a Zero Calcare, arrivato secondo al premio Strega Giovani 2015 (una lettura peraltro irresistibile).
Ma la scuola si è accorta di questo fenomeno? Tra le letture proposte ai ragazzi, sono contemplate anche le moderne narrazioni a fumetti? Eppure questo genere si piega ormai a trattare temi di ampio respiro, letterari, sociali, psicologici, con le specificità di un proprio stile, e con il pregio di avvalersi della forza espressiva dell’immagine. Mi servo, a questo proposito, dell’efficacia delle parole con cui Vincenzo Sardelli, nel precedente numero di questa rivista, ha presentato il teatro di figura di Victoria Chaplin : “Il senso della contemporaneità, nelle arti e nella comunicazione, sembra essere affidato alle immagini più che alle parole. L’immagine si pone come forma primordiale meno ambigua…Legata all’emisfero destro del cervello, l’immagine permette una conoscenza che attraversa il controllo della mente, supera le difese e le repressioni, libera la fantasia.”


Dunque, a partire da queste considerazioni, suppongo, due giovani autori di narrazioni per immagini hanno deciso di accogliere la sfida proposta dalla casa editrice di fumetti Sinnos per produrre un graphic novel dedicato ai giovani, che ha come tema la vita di donne che hanno lottato per affermare se stesse, la propria identità, le proprie idee. Lo scopo dichiarato dagli autori è quello di contribuire a combattere gli stereotipi di genere , che rischiano di radicarsi in età adolescenziale.
Hanno scelto quindici storie di “ cattive ragazze” , condensate ognuna in cinque pagine , delle quali la prima contiene una immagine della eroina, le date della sua biografia e una breve contestualizzazione, quanto basta per incuriosire e attrarre. Di Hedy Lamarr si dice: “C’è chi pensa che le donne belle siano stupide. Hedy Lamarr era bella. Bellissima. La donna più bella della storia del cinema. E stupida non lo era di certo. A lei dobbiamo un’invenzione di cui tutti noi oggi non sapremmo proprio fare a meno”. E Angela Davis viene introdotta così: “Prova a immaginare un paese che separa il suo popolo in base al colore della pelle . Prova a immaginare una città in cui uomini armati girano incappucciati la notte. In questa città c’è un quartiere dove le case dei neri vengono fatte saltare in aria con la dinamite. Gli abitanti lo chiamano Dynamite Hill. Immagina di essere nato qui e del colore sbagliato.”
L’elenco delle donne a cui è dedicato il libro contiene nomi noti: Marie Curie, ad esempio, Franca Viola, Miriam Makeba , Angela Davis, ma i più suonano nuovi : da Olympe De Gourges, giovane intellettuale a cui l’indipendenza delle idee costò la testa durante la rivoluzione francese, ad Antonia Masanello, unica donna tra i Mille Garibaldini, a Onorina Brambilla, staffetta partigiana, fino a Domitilla Barrios De Chungara, una umile popolana boliviana che con la sua azione contribuì negli anni Settanta a far sollevare il popolo contro la dittatura, e alla attivista e scrittrice egiziana Nawal el Saadawi, che a ottanta anni ha festeggiato la primavera araba ed è tornata nell’Egitto libero di Mubarak.
Accanto alle donne rivoluzionarie, combattenti per la libertà e la giustizia sociale, donne fotografe , scienziate, cicliste, registe e imprenditrici cinematografiche, donne che hanno lottato contro i pregiudizi e hanno affermato con forza e determinazione, in un mondo ostile ad una loro presenza nello spazio pubblico, il diritto di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, le proprie capacità, il diritto di seguire il loro desiderio: in una parola, il diritto di essere felici. Hanno tutte avuto il merito di abbattere barriere e di aprire la strada alle altre donne .
E gli uomini in queste storie? Generalmente rappresentanti del potere, possono essere però anche complici e sostenitori delle donne che amano, e non mancano padri, compagni, mariti che si lasciano contagiare dal loro amore per la libertà e la vita. E anche questo è un bel messaggio.
Cattive ragazze  ha vinto il premio Andersen 2014 come miglior libro a fumetti con questa motivazione della giuria: “Per un libro che coniuga perfettamente la struttura narrativa del fumetto con i registri della biografia. Per una narrazione che, scegliendo di raccontare un universo femminile, va oltre stereotipi e questioni di genere e, con un approccio accattivante e incisivo, invita alla riflessione, emozionando e coinvolgendo.”
I meriti di questo moderno graphic novel sono dunque tanti, e derivano anche da una serie di scelte qualificanti, non ultima quella di adottare un nuovo font per fumetti (LEGGIMIGRAPHIC) per rendere il testo leggibile anche a chi ha difficoltà di lettura o problemi di dislessia. L’aver puntato sulle biografie di eroine, poi, significa avere centrato l’idea che, più che di tante belle parole, c’è un bisogno estremo, per gli adolescenti, di modelli positivi, di personaggi veri in cui identificarsi, di atteggiamenti e comportamenti con cui confrontarsi.
Non sappiamo molto dei modi in cui la scuola svolge il compito di educare alla identità di genere, compito che richiederebbe forze congiunte da parte della comunità educante, buone prassi educative, programmazioni ad hoc; ma una buona lettura di genere aiuterà comunque le ragazze a pensarsi audaci e creative.

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