{"id":12635,"date":"2021-09-13T17:12:39","date_gmt":"2021-09-13T15:12:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/?p=12635"},"modified":"2021-09-21T12:10:48","modified_gmt":"2021-09-21T10:10:48","slug":"non-solo-covid-emergenze-educative-vecchie-e-nuove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/non-solo-covid-emergenze-educative-vecchie-e-nuove\/","title":{"rendered":"Non solo Covid: emergenze educative vecchie e nuove"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Difficolt\u00e0 di comprensione della lettura, mancanza di cultura scientifica, e di coscienza civica.&nbsp; Quale vaccino per tali pandemie?<\/h2>\n\n\n\n<p>di <strong>Rita Bortone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;esperienza pandemica ha reso evidenti vecchie carenze dell&#8217;offerta formativa e vecchie lacune nella preparazione culturale dei nostri studenti, ma nuove emergenze educative si manifestano oggi di fronte alla necessit\u00e0 di tutelare la salute pubblica e quella del pianeta. Accanto alla difficolt\u00e0 di comprensione in lettura, che minaccia l&#8217;autonomia di pensiero ed una interazione consapevole con la realt\u00e0, appare sempre pi\u00f9 grave e diffusa, in giovani e meno giovani, la mancanza di cultura scientifica e di coscienza civica. Le responsabilit\u00e0 non sono tutte della scuola, ma sono anche della scuola.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questioni di spazzatura sotto il tappeto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ricordate quel bellissimo film di Bergman<em> Scene da un matrimonio? <\/em>Il secondo episodio s\u2019intitolava \u201cL\u2019arte di nascondere la spazzatura sotto il tappeto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi tristi tempi ho pensato spesso che il Covid, certamente senza alcuna intenzionalit\u00e0 ma con indubbia \u201ccomodit\u00e0\u201d, \u00e8 diventato il tappeto sotto cui nascondere i problemi della scuola, la \u201cindifferenziata\u201d che attraversa gli ordini e i gradi, che va dai mediocri risultati ottenuti agli inadeguati metodi adottati, dalle incompetenze alle diseguaglianze, dai vuoti cognitivi a quelli motivazionali ed emotivi. Insomma i problemi che c\u2019erano prima del Covid e che il Covid ha reso pi\u00f9 evidenti, almeno a chi ha voluto vederli.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, la questione \u00e8 che il Covid ha reso pi\u00f9 evidenti non solo i problemi e le carenze della scuola, ma la fragilit\u00e0 del pianeta intero, incautamente affidato, da qualcuno che sta molto in alto, alle scelte dissennate dell\u2019uomo. Sicch\u00e9 alle emergenze educative vecchie, solo evidenziate dalle vicende pandemiche, si aggiungono oggi emergenze educative nuove, determinate proprio da quanto il pianeta e l\u2019uomo stanno compiendo, subendo, rischiando.<\/p>\n\n\n\n<p>Adottato il principio che \u201cla scuola \u00e8 in presenza\u201d, il dibattito nel Paese si accende oggi intorno al green pass s\u00ec, green pass no, pro vax o no vax, obbligatoriet\u00e0 o libera scelta. Grande impegno politico quindi, e come al solito grandi responsabilit\u00e0 ai dirigenti scolastici, per garantire i \u201crisultati attesi\u201d in termini di sicurezza: distanziamenti, mascherine, controlli vax e green pass. La scuola, si \u00e8 detto lo scorso anno, ha risposto prontamente ai bisogni emergenti ed ha attivato celermente le misure didattiche necessarie (dad). La scuola, si dice oggi, risponde prontamente ai bisogni emergenti e sta attivando celermente le misure organizzative necessarie per garantire una <em>presenza<\/em> in sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La qualit\u00e0 delle scuole si misurer\u00e0 in termini di maggiore o minore adeguatezza delle misure adottate per la tutela della salute. Se risponderemo bene al Covid, saremo una scuola di qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente in questo momento la tutela della salute \u00e8 il bene primario, e l\u2019efficacia delle misure adottate \u00e8 giusto che costituisca un indicatore di qualit\u00e0 dell\u2019Istituto. Ma \u00e8 triste osservare che le questioni della sicurezza e le discussioni sulle presenze o le distanze della didattica stiano completamente coprendo le questioni formative e le emergenze educative vecchie e nuove.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un\u2019emergenza educativa <em>vecchia<\/em>: la comprensione in lettura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le ultime rilevazioni di Invalsi, qualcuno ha avuto il coraggio di sostenere che le gravissime carenze nella comprensione del testo e nella logica matematica dei nostri ragazzi siano state generate dalla dad e siano quindi colpa del Covid! Vale forse la pena di rinfrescare un po\u2019 la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indagine OCSE PISA, nei decenni scorsi, pi\u00f9 volte aveva segnalato il posizionamento dei nostri quindicenni agli ultimi posti delle graduatorie internazionali relative alle competenze linguistiche, logico-matematiche e scientifiche. Appositi finanziamenti nazionali furono destinati a progetti di formazione che spiegassero agli insegnanti in cosa consistevano le \u201ccompetenze\u201d (allora era una parola nuova) indagate da quei test. Si fecero simulazioni ed esercitazioni. Ma la competenza dei nostri studenti non miglior\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando diventarono routine le rilevazioni di Invalsi, furono di nuovo segnalate le carenze linguistiche e logico-matematiche dei ragazzi. Ma la scuola italiana diresse nuovamente la sua attenzione non alla scadente qualit\u00e0 dell\u2019offerta formativa, ma ad inefficaci interventi di rattoppo:&nbsp; si fecero progetti e attivit\u00e0 extracurricolari, ci si accost\u00f2 ad Invalsi come ad una <em>materia<\/em> (domani ho matematica, italiano e invalsi, sentii dire ad un\u2019alunna di seconda media!) e le pratiche di addestramento ai test diventarono cos\u00ec insistenti da indurre le <em>Indicazioni per il curricolo <\/em>del 2012 ad auspicare \u201c<em>una cultura della valutazione che scoraggi qualunque forma di addestramento finalizzata all\u2019esclusivo superamento delle prove<\/em>\u201d. Ma la competenza dei nostri studenti non miglior\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Le responsabilit\u00e0 per\u00f2 non sono state solo della scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti anni fa, in un corso sul metodo di studio destinato alle matricole di Scienze della formazione, constatai con sgomento che gli studenti, oltre ad esser privi di qualsiasi metodo di studio, non erano in condizione di comprendere ci\u00f2 che leggevano sui manuali, e non perch\u00e9 mancasse loro la terminologia specifica della scienza da studiare, ma perch\u00e9 mancava loro anche il lessico standard e l\u2019abitudine a <em>tenere<\/em> il filo logico del testo. Mi spaventai. Ma, chiacchierando con i docenti universitari, constatai che non erano per nulla stupiti di quanto io riferivo, ed anzi mi raccontarono assurde storielle sugli esami e sulle bestialit\u00e0 che venivano dette dagli studenti, chiara manifestazione della totale incomprensione di quanto studiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche anno dopo il problema venne sollevato dalla Facolt\u00e0 di Ingegneria: i test d\u2019ingresso facevano rilevare non tanto un abbassamento crescente dei livelli di preparazione in matematica, quanto un preoccupante abbassamento dei livelli di comprensione dei testi, non solo a contenuto scientifico, ma anche di cultura generale.<\/p>\n\n\n\n<p>E nel 2017, dopo decenni di spazzatura sotto il tappeto, giunge, vivaddio, la <em>Lettera contro il declino dell\u2019Italiano a scuola,<\/em> con cui 600 docenti universitari (poi cresciuti di numero!) scoprono che i ragazzi italiani hanno carenze linguistiche che vanno dalle abilit\u00e0 di lettura e scrittura all\u2019uso dell\u2019ortografia e della grammatica, dalla povert\u00e0 lessicale allo smarrimento della scrittura in corsivo e gridano al lupo al lupo e auspicano revisioni delle Indicazioni nazionali, didattiche centrate su dettati ortografici, attivit\u00e0 di comprensione del testo, scritture in corsivo, tipologie di esercitazioni <em>definite a livello nazionale<\/em> e cose del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>In una cartella del mio computer trovo oggi un intervento, non so se scritto per un quotidiano locale o per un post su fb, in cui esprimevo le mie riflessioni critiche sul ritardo con cui l\u2019Universit\u00e0 prendeva posizione in merito ad un problema cos\u00ec grave, e irriverentemente affermavo che, quanto alle incompetenze linguistiche segnalate, essa non poteva certo sentirsi immune da responsabilit\u00e0: \u201c<em>Solo ora i 600 professori se ne stanno accorgendo? Non si sono accorti di quanti studenti hanno laureato in questi anni, in condizioni di semianalfabetismo? Non si sono accorti di quanti ricercatori siedono sulle loro stesse cattedre senza sapere essi stessi cosa scrivono e come lo scrivono e perch\u00e9 lo scrivono? Non si sono accorti che tra di loro ci sono ordinari di cattedra che non possono pubblicare senza farsi rivedere i testi da qualcuno che conosca l\u2019italiano? Si sono mai chiesto da quali Universit\u00e0 e da quali scuole di specializzazione vengono fuori i docenti della scuola del primo e del secondo ciclo?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi, come dicevamo poc\u2019anzi, qualcuno ha ancora il coraggio di sostenere che le carenze nella comprensione del testo sono state generate dalla dad e sono quindi colpa del Covid!<\/p>\n\n\n\n<p>Scuola e Universit\u00e0 sono bravissime a nascondere la spazzatura sotto il tappeto.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, mentre discutiamo su green pass e mascherine, non s\u2019intravede nessun intervento, a livello nazionale o locale, che induca ad assumere come problema quello della incompetenza linguistica dei ragazzi. Possiamo nasconderla ancora, e lasciare che diventi sempre pi\u00f9 grave, incidendo pesantemente sulle modalit\u00e0 di partecipazione alla vita pubblica, sull\u2019esercizio di cittadinanza, sul senso e sulla pratica della democrazia nel nostro Paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Emergenze educative <em>nuove (ma non troppo)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una cultura scientifica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Covid e le vicende che ne sono scaturite stanno evidenziando, in giovani e meno giovani, una grave e diffusa mancanza di cultura scientifica che, se non rappresenta una novit\u00e0 nella nostra consapevolezza (anch\u2019essa \u00e8 stata pi\u00f9 volte segnalata da indagini nazionali e internazionali), manifesta oggi una nuova pericolosit\u00e0 sociale. Tom Nichols, nel suo splendido \u201c<em>La conoscenza e i suoi nemici. L\u2019era dell\u2019incompetenza e i rischi per la democrazia<\/em>\u201d descriveva con drammatica lucidit\u00e0 la deriva della societ\u00e0 americana nella insensata lotta alla scienza, alle conoscenze, alle competenze, e ne segnalava acutamente i rischi per la democrazia. Ora Tom Nichols ha scritto un altro libro, che considera i social <em>Il nostro peggior nemico<\/em> e che, pubblicato negli Stati Uniti, leggeremo in italiano fra qualche mese, ma intanto in Italia stiamo assistendo ad una deriva culturale tutta nostra, fatta di insipienza scientifica e di arroganza insieme, una deriva pericolosa non solo per la democrazia ma, in questo particolare momento, anche per la salute pubblica. Ci\u00f2 che oggi si manifesta come conflitto tra no vax e pro vax, tra terre rotonde e terre piatte, tra complottismi demenziali e mistificazioni di dati evidenti, tra bufale inventate a tavolino e notizie faticosamente tratte da dati e documenti, tra fanatismi al seguito di ambigui personaggi dal forte carisma mediatico e onesti osservatori della realt\u00e0, tra violenti scontri in spaventose piazze virtuali e pacati dibattiti supportati da informazioni e dati, cos\u2019\u00e8 infatti se non l\u2019inevitabile scontro tra chi esercita un pensiero critico e razionale e chi \u00e8 vittima della insipienza scientifica costruita per decenni (contro ogni intenzione, s\u2019intende!) dalla scuola di ogni ordine e grado in barba a raccomandazioni, indicazioni, riscritture di documenti risultati vani, ri-significazione di parole usate e talvolta anche abusate, ma incomprese e comunque inattuate?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la scuola qualche domanda dovrebbe farsela, in merito all\u2019emergenza del pensiero critico e della cultura scientifica della popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p>E non mi riferisco agli insegnamenti delle Scienze, ma alla cultura che dovrebbe caratterizzare la formazione di qualunque studente in uscita dalla scuola: una cultura scientifica, i cui <em>ingredienti<\/em> non siano solofatti e fenomeni appresi, e regole e formule, ma campi di applicazione dei saperi, principi e metodi di pensiero, metodi di costruzione e di falsificazione di prove, strumenti di analisi critica dei contesti e degli eventi, criteri per discriminare, per orientarsi, per scegliere. Una cultura che ispiri il pensare e l\u2019agire quotidiano, fornita dall\u2019insegnamento della Storia e della Letteratura, della Geografia e delle Scienze, dell\u2019Arte e della Musica, della Matematica e della Tecnologia, fatta di \u201c<em>strumenti, metodi, modelli di spiegazione dei fenomeni, quadri di idee capaci di conferire senso alle informazioni all\u2019interno di campi di indagine ben identificati\u201d (Indicazioni per il curricolo 2007 e 2012).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una cultura scientifica che venga da insegnamenti disciplinari epistemologicamente fondati e non da \u201cenciclopedie di fatti e fenomeni\u201d: che promuova nei giovani qualche consapevolezza in merito alla <em>natura della conoscenza. \u201cI nostri studenti, o la gran parte di essi, non sono affatto consapevoli della specificit\u00e0 dei saperi formali e del diverso valore di verit\u00e0 di cui sono portatori. Per molti di loro, una legge di fisica \u00e8 <strong>vera<\/strong> quanto una critica letteraria o quanto la ricostruzione di un contesto storico. (\u2026) si accostano al diluvio informazionale proveniente dalla rete senza alcun atteggiamento di domanda e di dubbio, e senza saper distinguere la conoscenza scientifica dalla opinione, l\u2019opinione fondata su dati dall\u2019opinione arbitraria, l\u2019opinione disinteressata dalla opinione strumentale e finalizzata\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Penso che, oggi pi\u00f9 che mai, sia compito della scuola insegnare ai ragazzi che le conoscenze e le opinioni di cui disponiamo hanno una diversa <em>natura<\/em>, sia per i metodi con cui sono state costruite, sia per il valore di verit\u00e0 che contengono. E questo \u00e8 compito non solo delle discipline scientifiche, ma di tutti gli insegnamenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una coscienza civica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chi non si vuole vaccinare e blatera contro presunte dittature sanitarie e sciocchezze simili penso che manchi di cultura scientifica e di coscienza civica insieme. Nel quotidiano esercizio di cittadinanza, infatti, cultura scientifica e coscienza civica vanno spesso a braccetto, e i nostri studenti dovrebbero aver chiaro che la stessa ricerca scientifica si muove in direzioni dettate da una coscienza civica, cio\u00e8 dall\u2019obiettivo di rispondere ai bisogni fisici, intellettuali, etici dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella scuola il discorso della \u201ccittadinanza\u201d \u00e8 ormai da decenni denso di parole usate e abusate, di leggi e circolari, di materie nuove e vecchie, ora specifiche ora trasversali, ma non riesce a diventare efficace, per responsabilit\u00e0 non solo della scuola ma anche della scuola, non solo antiche, ma anche recenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dagli anni \u201880 in poi la scuola ha dovuto confrontarsi con i profondi cambiamenti intervenuti negli stili di vita adulti e giovanili: gli abusi di droghe e i comportamenti violenti, i rigurgiti razzisti nelle fasce giovanili, le illegalit\u00e0 diffuse, gli episodi di bullismo determinarono una diffusa sensibilit\u00e0 verso gli aspetti educativi dell\u2019istruzione e verso lo star bene dei giovani.&nbsp; Venne la stagione dei Progetti educativi promossi e finanziati dal MIUR.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto il pensiero di Morin e il suo auspicio di una Riforma del pensiero facevano riflettere la scuola europea e italiana sui principi e sui saperi che dovrebbero ispirare la nuova formazione dei giovani: si diffusero le idee (o solo il lessico?) della <em>coscienza antropologica<\/em>, che riconosce la nostra unit\u00e0 nella diversit\u00e0, della <em>coscienza ecologica,<\/em> ossia la coscienza di abitare tutti una stessa sfera vivente, della <em>coscienza civica terrestre, <\/em>ossia la coscienza del livello planetario della responsabilit\u00e0, della <em>coscienza dialogica<\/em>, che pone al centro delle relazioni la necessit\u00e0 di comprendersi l\u2019un l\u2019altro. Si diffusero insomma le parole di una <em>cittadinanza terrestre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel 2007, dunque, le <em>Indicazioni per il curricolo<\/em> venivano finalizzate ad \u201cuna nuova cittadinanza\u201d e ad un \u201cnuovo umanesimo\u201d: <em>Si tratta di elaborare gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici, nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare (\u2026) \u2026 non basta convivere nella societ\u00e0, ma questa stessa societ\u00e0 bisogna crearla continuamente insieme. Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettivit\u00e0 sempre pi\u00f9 ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale (Indicazioni 2007).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Senza riportare i numerosi interventi legislativi che negli ultimi decenni sono stati operati sul tema della cittadinanza, qui ci limitiamo ad osservare che da decenni consumiamo il lessico dell\u2019educazione civica, o della educazione alla convivenza civile, o della educazione alla cittadinanza attiva, o della educazione alla cittadinanza terrestre.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vetrine delle scuole hanno fatto brillare moltissimi progetti, ma i comportamenti, gli stili di vita e di partecipazione politica e sociale, i valori su cui ci si scontra nelle piazze reali e virtuali non sembrano essere andati in direzione di maggiori sensibilit\u00e0 sociali e di pi\u00f9 consapevoli cittadinanze. Scomparso il senso di comunit\u00e0 e quindi il valore delle regole che governano la vita collettiva, il <em>diritto<\/em> rivendicato ha come contenuto il cellulare di ultima generazione, l\u2019ingresso in un locale senza green pass, il buon voto senza aver studiato, e diventa rivendicazionismo spicciolo e selvaggio, mentre il <em>dovere<\/em> non esiste, privo di qualsiasi supporto etico e di qualunque senso del bene comune. Son passati 15 anni da quando Bauman rifletteva sugli ingredienti di una <em>vita liquida<\/em>, ma oggi vediamo le sue pagine diventare realt\u00e0 quotidiana: stili di vita sempre pi\u00f9 centrati \u201c<em>sulla propria sopravvivenza individuale, in stile ciascuno per s\u00e9, e al diavolo gli altri\u201d; <\/em>egocentrismi sfrontati e sbandierati: \u201c<em>il mondo esterno viene depredato, saccheggiato e devastato\u2026chi ha il morbo del \u201csottoproletariato dello spirito\u201d (\u2026) vive nel presente e grazie al presente (\u2026) . Poich\u00e9 il mondo non \u00e8 il suo campo da gioco, e non \u00e8 nemmeno di sua propriet\u00e0, non trova nulla di male nello sfruttarlo a piacimento\u201d (Vita Liquida, Laterza 2005).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero di Morin, di Baumann, del legislatore delle Indicazioni nazionali per il primo e il secondo ciclo non \u00e8 affatto passato di moda, e anzi diventa drammaticamente pi\u00f9 attuale<em>: <\/em>mai come in questo momento occorrerebbe dar senso e concretezza all\u2019affermazione che\u201c<em>i grandi problemi dell\u2019attuale condizione umana (degrado ambientale, caos climatico, crisi energetiche, distribuzione ineguale delle risorse, salute e malattia, incontro e confronto di culture e religioni, dilemmi bioetici, ricerca di una nuova qualit\u00e0 della vita) possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture<\/em>\u201d (Cultura scuola persona, in Indicazioni 2007); dar senso e concretezza ad una formazione volta \u201c<em>a dare un senso personale alla propria vita, per riuscire a vivere e ad assumere meglio la complessit\u00e0 del mondo<\/em>\u201d (Linee guida Istituti Tecnici); dar senso e concretezza pedagogica all\u2019idea che \u201c<em>\u00e8 dalla connessione tra scienza e umanesimo che si pu\u00f2 realizzare sia lo sviluppo di straordinarie scoperte e geniali teorie, sia la riflessione sui grandi interrogativi uman<\/em>i\u201d (documento della Commissione ministeriale per la riorganizzazione degli Istituti Tecnici e Professionali, 3 marzo 2008); dar senso e concretezza all\u2019affermazione che<em>\u201cl<\/em><em>a formazione di cittadini attivi e responsabili (\u2026)&nbsp; richiede, anzitutto, la riflessione sul significato umano e sociale della scienza e della tecnica\u2026\u201d <\/em>(documento citato 3 marzo 2008).<\/p>\n\n\n\n<p>Sapr\u00e0, la scuola, dar senso e concretezza agli urgenti bisogni di cultura scientifica e civica? di connettere scienza e umanesimo?<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Quali strumenti, quali approcci<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A proposito della Educazione allo Sviluppo Sostenibile, Irina Bokova, Direttrice Generale dell\u2019UNESCO fino al 2017, afferma oggi che <a>\u201c<em>\u00c8 necessario un cambiamento fondamentale del modo in cui pensiamo al ruolo dell\u2019educazione nello sviluppo globale, perch\u00e9 essa ha un impatto catalitico sul benessere degli individui e sul futuro del nostro pianeta\u201d<\/em><\/a><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 difficile concordare sulla sua affermazione, ma non \u00e8 facile trasformarla in pratica progettuale e didattica.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorrono riflessioni e strumenti con cui rivisitare contenuti e metodi, principi e intese cui riferire i nuovi curricoli, sensibilit\u00e0 culturali e pedagogiche da condividere, sperimentare, portare in aula e fuori dall&#8217; aula.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra riflessione continuer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti normativi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell\u2019infanzia e del primo ciclo d\u2019istruzione (2007, 2012)<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Linee guida Istituti Tecnici per il passaggio al nuovo ordinamento,2010<\/p>\n\n\n\n<p>Documento della Commissione ministeriale per la riorganizzazione degli istituti Tecnici e Professionali, 3 marzo 2008<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Educazione agli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, A.A.V.V. Education 2030<\/p>\n\n\n\n<p>La conoscenza e i suoi nemici. L\u2019era dell\u2019incompetenza e i rischi per la democrazia, 2018, Luiss University press.<\/p>\n\n\n\n<p>Z.Bauman, Vita Liquida, Laterza 2005<\/p>\n\n\n\n<p>E.Morin, I sette saperi necessari all\u2019educazione del futuro, Raffaello Cortina 2001<\/p>\n\n\n\n<p>R.Bortone E se ricominciassimo a parlare delle conoscenze? Scuola e Amministrazione gennaio 2012<\/p>\n\n\n\n<p>R.Bortone Un curricolo orientativo, Scuola e Amministrazione febbraio 2017<\/p>\n\n\n\n<p>R.Bortone Je suis Charlie. O no? Scuola e Amministrazione &nbsp;gennaio 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Difficolt\u00e0 di comprensione della lettura, mancanza di cultura scientifica, e di coscienza civica.&nbsp; Quale vaccino per tali pandemie? di Rita Bortone Abstract L&#8217;esperienza pandemica ha reso evidenti vecchie carenze dell&#8217;offerta formativa e vecchie lacune&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":12636,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,529],"tags":[929],"class_list":["post-12635","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-didattica-e-organizzazione","category-in-evidenza","tag-covid"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12635"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12635\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12659,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12635\/revisions\/12659"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}