{"id":8057,"date":"2017-02-03T17:00:29","date_gmt":"2017-02-03T16:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/?p=8057"},"modified":"2017-02-06T16:47:44","modified_gmt":"2017-02-06T15:47:44","slug":"un-curricolo-per-orientarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/un-curricolo-per-orientarsi\/","title":{"rendered":"Un curricolo per orientarsi"},"content":{"rendered":"<h3><strong>La necessit\u00e0 di strategie organizzative e didattiche per proporre criteri scientifici d\u2019interpretazione della realt\u00e0. Perch\u00e9 gli alunni siano \u201ccittadini\u201d<\/strong><\/h3>\n<p>di Rita Bortone<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/bigstock-Taking-decisions-for-the-futur-128933426.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-8058 alignleft\" src=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/bigstock-Taking-decisions-for-the-futur-128933426-300x200.jpg\" alt=\"orientarsi\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/bigstock-Taking-decisions-for-the-futur-128933426-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/bigstock-Taking-decisions-for-the-futur-128933426-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/bigstock-Taking-decisions-for-the-futur-128933426.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Abstract<\/strong><\/p>\n<p>La pratica orientativa generalmente diffusa nelle scuole, e tendenzialmente volta ad orientare il successivo percorso di studi dello studente, \u00e8 del tutto inadeguata ai bisogni di orientamento dei giovani nella societ\u00e0 complessa. Occorrono strategie didattiche e organizzative che caratterizzino l\u2019intero curricolo verticale in direzione orientativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Argomenti<\/strong><\/p>\n<p>La complessit\u00e0 del sociale, la fragilit\u00e0 degli adulti e\u00a0 la difficolt\u00e0 dei giovani ad orientarsi. La disparit\u00e0 tra le indicazioni contenute nella norma e le riduttive interpretazioni delle scuole. Il curricolo orientativo, le sue conoscenze e le sue abilit\u00e0. Le possibili strategie organizzative e didattiche. La necessit\u00e0 di criteri scientifici di lettura della realt\u00e0. L\u2019esercizio del pensiero critico\u00a0 e le \u201cscelte di parte\u201d. Il bisogno di exempla. La lettura come strumento di conoscenza di s\u00e9 e di autorientamento. La riflessione sul lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un mondo che disorienta<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La difficolt\u00e0 di comprendere <\/em><\/p>\n<p>Se concepiamo la partecipazione alla vita sociale come possibilit\u00e0 strumentale di \u201cdire la nostra\u201d di fronte agli eventi della quotidianit\u00e0 e come possibilit\u00e0 di scambiare, sui social network, cose che chiamiamo opinioni e pareri, certo possiamo affermare che questa partecipazione, sul piano quantitativo, oggi \u00e8 molto aumentata rispetto al passato. Se invece concepiamo la partecipazione alla vita sociale come possibilit\u00e0 di comprendere e interpretare criticamente gli eventi e i fenomeni che si manifestano nella quotidianit\u00e0, e come possibilit\u00e0 di dare risposte personali dotate di criteri razionalmente e consapevolmente scelti, allora possiamo constatare che questa partecipazione, sul piano qualitativo, diminuisce di giorno in giorno, perch\u00e9 diminuisce la nostra capacit\u00e0 di comprendere le ragioni degli eventi, di decodificare\u00a0 i comportamenti, di scoprire gli scopi e i sovrascopi, di smascherare le falsit\u00e0, di decentrare i nostri punti di vista a seconda dei contesti e dei tempi, di spaziare mentalmente &#8211; nonostante le reti e le nuvole planetarie &#8211; oltre il nostro microcosmo esperienziale.<\/p>\n<p>La inadeguatezza dei nostri strumenti \u00e8 sotto gli occhi di tutti: i vecchi paradigmi interpretativi e le <em>regole<\/em> che costituivano guide chiare per la connotazione della realt\u00e0 non funzionano pi\u00f9, e non servono pi\u00f9 le regole minute, perch\u00e9 le variabili sono troppe e non possono esser codificati dei sistemi comportamentali relativi a ciascuna di esse.<\/p>\n<p>Nella babele dei costumi e degli stili di vita, dei sistemi persuasivi e delle cittadinanze da social network, delle opinioni e delle bufale, occorrono principi e regole ad alto livello di generalit\u00e0, che funzionino da guida nelle situazioni di vita nonostante la molteplicit\u00e0 delle variabili di contesto. Essere <em>intelligenti<\/em> oggi, scrivevo molti anni fa (essere cio\u00e8 persone capaci di interagire consapevolmente e criticamente con la propria realt\u00e0), \u00e8 molto pi\u00f9 difficile di cinquant\u2019anni fa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La difficolt\u00e0 di costruire se stessi senza avere modelli <\/em><\/p>\n<p>Sappiamo che la costruzione del s\u00e9 e del proprio sistema valoriale \u00e8 un percorso complesso, che si snoda tra affettivit\u00e0 e cognitivit\u00e0. Ha origine nella esperienza affettiva del soggetto che cresce, nel contesto sociale e relazionale in cui si dipana la sua vita, nella possibilit\u00e0 di identificarsi in chi si ama e si ammira e d\u2019essere riconosciuto e amato da chi si ama e si ammira.<\/p>\n<p>Non meno importanti sono per\u00f2 le occasioni cognitive in cui il soggetto s\u2019imbatte. La capacit\u00e0 di decontestualizzare e di ricontestualizzare il valore in situazioni concrete, di discriminare i comportamenti portatori di un valore dai comportamenti portatori del valore contrario o diverso, di valutare fatti e comportamenti assumendo il valore scelto come parametro di giudizio\u2026: sono capacit\u00e0 che nascono e maturano, anch\u2019esse lentamente, attraverso percorsi di intensa e continua stimolazione cognitiva, di forte esperienza elaborativa.<\/p>\n<p>Ma chi dovrebbe fornire modelli e stimoli oggi non \u00e8 di grande aiuto, \u00e8 disorientato egli stesso.<\/p>\n<p>Constatiamo ogni giorno che i genitori vivono con difficolt\u00e0 e spesso con angoscia il proprio ruolo, e pensano di poterlo interpretare efficacemente garantendo al proprio figlio la \u201cuguaglianza\u201d\u00a0 o il \u201csuccesso\u201d suggeriti dai modelli televisivi come strumenti di felicit\u00e0 \u00a0e trasformando in permissivismo il vecchio autoritarismo. Vivono il <em>proprio<\/em> disagio esistenziale e non riescono a trovare modi nuovi e appaganti d\u2019essere padre, madre, in risposta \u00a0ai nuovi modi d\u2019essere figlio.<\/p>\n<p>Ma non sono solo i ruoli genitoriali a venir meno. E\u2019 fin troppo evidente quanto la crisi culturale e morale che da decenni affligge il nostro del Paese abbia minato la credibilit\u00e0 della classe politica e delle Istituzioni, che dovrebbero costituire punti di riferimento valoriali e morali per l\u2019intera societ\u00e0: ne derivano pesanti ripercussioni \u00a0sulle aspettative dei giovani e sulle loro visioni del mondo, sulla loro impossibilit\u00e0 di identificazione in modelli forti, sul bisogno insoddisfatto di esempi, sulla difficolt\u00e0 di costruzione di un comune sistema di scopi e motivazioni, di un comune tessuto di principi nei quali collettivamente riconoscersi e per i quali collettivamente impegnarsi.<\/p>\n<p>E infine anche la scuola, come ben sappiamo, vive la sua profonda crisi di significati, che sembra precluderle la capacit\u00e0 di produrre esiti soddisfacenti sia sul piano dell\u2019istruzione che su quello dell\u2019educazione. E non \u00e8 un caso il proliferare, negli ultimi decenni, di circolari e indicazioni ministeriali volte a promuovere, attraverso progetti e finanziamenti, l\u2019acquisizione di valori socialmente condivisi: legalit\u00e0, ambiente, intercultura, antirazzismo, cittadinanza e cittadinanza e cittadinanza\u2026. . A chi vuol leggerlo criticamente, il fenomeno la dice lunga sulla <em>spontanea<\/em> e <em>autonoma<\/em> capacit\u00e0 della scuola di offrire ai giovani strumenti per la costruzione d\u2019identit\u00e0 sicure e di personali sistemi di valori.<\/p>\n<p>E i ragazzi crescono spavaldi ma fragili, prede del primo imbonitore che passa, e rivendicano diritti e libert\u00e0 spesso fine a se stessi, non funzionali a mete da raggiungere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una norma che prova ad <em>orientare<\/em> <\/strong><\/p>\n<p>Nella normativa la funzione orientativa della scuola \u00e8 ben segnalata, fin dalla famosa Premessa ai Nuovi Programmi del 79 per la Scuola Media, in cui si affermava una visione della formazione quale processo orientativo essa stessa, volto a fornire allo studente un\u2019immagine chiara ed approfondita della realt\u00e0 sociale, una sicura conoscenza di s\u00e9, una decisionalit\u00e0 relativa al proprio progetto di vita e al proprio posto nel mondo.<\/p>\n<p>Anche nelle norme e riforme che si sono susseguite l\u2019orientamento \u00e8 sempre stato un obiettivo <em>indicato<\/em> e <em>raccomandato<\/em>, sia come strumento di consapevole scelta dei percorsi di studio da seguire nel passaggio da un ordine di scuola all\u2019altro, sia come strumento di scoperta di s\u00e9 e di costruzione\u00a0 di progetti coerenti con personali talenti e attitudini.<\/p>\n<p>Particolarmente ricco, ai fini del nostro discorso, appare il pensiero sull\u2019orientamento espresso nel documento <em>Cultura, scuola, persona<\/em>, che costituisce il primo paragrafo delle <em>Indicazioni nazionali per il curricolo nella scuola del primo ciclo.<\/em> Vi si legge un\u2019attenta analisi della societ\u00e0 contemporanea e dei bisogni che essa induce nella persona, e da tale analisi scaturisce l\u2019idea di una scuola interamente finalizzata ad una formazione che orienta.<\/p>\n<p>Alla luce del quadro normativo appare dunque evidente che <em>l\u2019open day<\/em> e il <em>consiglio orientativo<\/em> non possono essere spazi in cui si esaurisce la finalit\u00e0 orientativa della scuola.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Balletti a ritmo di <em>iscrizioni<\/em> <\/strong><\/p>\n<p><em>E\u2019 evidente<\/em> \u2013 scrivevo qualche tempo fa su questa rivista &#8211; <em>che nel passaggio dalla secondaria di I grado a quella di II grado lo studente ha bisogno di acquisire molte informazioni sull\u2019impianto generale del sistema e su come tale impianto si configura nel territorio specifico (\u2026)<\/em><\/p>\n<p><em>(\u2026)Nel tempo per\u00f2 \u00e8 accaduto che l\u2019informazione fornita (\u2026) in fase di iscrizione ai fini del cosiddetto orientamento sia stata sempre pi\u00f9 caratterizzata da un intento propagandistico e pubblicitario. La paura di perdere iscrizioni e i rischi legati alla riduzione delle classi ed al contenimento degli organici spesso hanno finito col prevalere sui principi della correttezza informativa. Molti sono dunque gli Istituti secondari che preparano performance \u201corientative\u201d molto curate, vivaci allestimenti di mostre, produzione di video e di simpatici d\u00e9pliant illustrativi, coinvolgenti simulazioni di lezioni, accattivanti incontri con studenti e famiglie, insomma pratiche e prodotti costruiti\u00a0 in funzione della captatio benevolentiae dei futuri clienti. Lo scopo non \u00e8 quello di informare, ma di convincere; non di aiutare a scegliere, ma di farsi comprare. L\u2019attivit\u00e0 cui impropriamente viene dato il nome di orientamento diventa cio\u00e8, in buona sostanza, un\u2019attivit\u00e0 di procacciamento di iscrizioni attraverso la vendita di un\u2019immagine pi\u00f9 o meno imbellettata dell\u2019Istituto(\u2026). <\/em>Ovviamente le cose non stanno <em>sempre<\/em> cos\u00ec, ma <em>spesso<\/em> stanno cos\u00ec.<\/p>\n<p><em>Questo<\/em> orientamento termina una volta scaduti i termini delle iscrizioni, con brevi <em>richiami in memoria<\/em> (nella secondaria di 1\u00b0 grado) al momento di formulare il giudizio orientativo finale.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente dunque che anche ai fini dell\u2019orientamento scolastico potrebbero esser fatte cose pi\u00f9 utili delle performance attualmente di moda: ad esempio, dovrebbe essere importante far conoscere agli studenti ci\u00f2 che effettivamente i diversi percorsi di studio richiedono in termini di prerequisiti e di impegno, invece di far apparire tutto facile e allettante e di presentare la scuola come se fosse un mondo di piacevolezze cantate e danzate e filmate e digitalizzate. Dovrebbe essere importante lavorare preventivamente insieme, secondaria di 1\u00b0 e 2\u00b0 grado, in ottica di curricoli verticali, o almeno render chiaro alle scuole medie l\u2019inadeguatezza dei livelli di preparazione con cui spesso i ragazzi arrivano alla secondaria superiore precludendosi qualsiasi prospettiva di successo; magari potrebbe essere importante condividere, insegnanti della secondaria di 1\u00b0 e 2\u00b0 grado, qualche prova costruita insieme, per verificare negli studenti la presenza dei prerequisiti in rapporto ai percorsi futuri, e somministrarla in tempo utile per intervenire con eventuali attivit\u00e0 di recupero differenziato e mirato a seconda delle scelte. E forse sarebbe importante anche rilevare il livello reale di consapevolezza con cui i ragazzi compiono le scelte e verificare quanto queste dipendono da interesse per l\u2019indirizzo o da interesse per il gruppo dei compagni che ci si iscrivono, o perch\u00e9 mamma e pap\u00e0 rimarrebbero male se non scegliessero quella scuola, o perch\u00e9 \u2026. Sarebbe cio\u00e8 importante se almeno la scelta del percorso successivo venisse gestita con correttezza di fini e di mezzi.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 l\u2019orientamento scolastico n\u00e9 quello professionale che m\u2019interessa analizzare in questo mio contributo: non mi soffermo infatti neanche sulle modalit\u00e0 (che meriterebbero considerazioni molto critiche) con cui vengono organizzate e gestite certe alternanze scuola\/lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019orientamento che mi interessa \u00e8 pi\u00f9 ampio e gi\u00e0 altre volte \u00e8 stato oggetto di mie riflessioni su questa rivista. Recentemente per\u00f2, in circostanze diverse, mi \u00e8 venuto il desiderio di tornare sui miei stessi pensieri: non solo nel sentire i colleghi dei diversi ordini chiacchierare orgogliosamente di open day e spazi lucidati a festa, di esposizione di premi ricevuti e di graduatorie di merito, di laboratori e palestre, di cori e danze, ma anche nel partecipare a manifestazioni e saggi finali su temi connessi con la legalit\u00e0 e la cittadinanza (soggetti istituzionali messi a confronto con i ragazzi, esempi di pratiche civicamente corrette, analisi e commenti di articoli della costituzione, scritti di nomi illustri e lavori dei ragazzi\u2026); nell\u2019aiutare gli insegnanti a costruire i curricoli disciplinari e nel constatare i loro occhi muti di fronte ad alcune formule linguistiche da me utilizzate (specificit\u00e0 semantica e sintattica delle discipline, funzione orientativa dei saperi\u2026); e ancora in occasione della lettura di alcune riflessioni <em>d\u2019autore<\/em> sulla difficolt\u00e0 del prospettare un futuro appetibile per i nostri ragazzi (Benasayag e Schmit<em>, L\u2019epoca delle passioni tristi<\/em>, Feltrinelli, Milano 2013 ); e infine in occasione delle mie dimissioni da un incarico ricevuto per il coordinamento di un megaprogetto sull\u2019orientamento che coinvolge una megarete di scuole di diverso ordine: un progetto ben finanziato e gestito da partners di tutto rispetto (scuole e universit\u00e0), ma che mi ha sconcertata per la visione riduttiva e angusta dell\u2019orientamento stesso e per una sua insensatezza globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un intero curricolo per l\u2019orientamento <\/strong><\/p>\n<p>Penso che la capacit\u00e0 di orientarsi (in ambiti intellettuali e affettivi, in dimensioni sociali e private, in contesti professionali e politici), sia lo strumento pi\u00f9 potente di interazione con la realt\u00e0, il pi\u00f9 efficace mezzo di salvezza esistenziale di fronte alle complicate domande poste dalla contemporaneit\u00e0, \u00a0il pi\u00f9 indispensabile strumento di cittadinanza e, se questa parola ha ancora qualche valore, di democrazia.<\/p>\n<p>Penso anche, per i motivi brevemente analizzati nel primo paragrafo di questo contributo, che la capacit\u00e0 di orientarsi sia la pi\u00f9 difficile e la pi\u00f9 \u201clunga\u201d da costruire, ma che nonostante questo debba e possa costituire il fine ultimo della scuola contemporanea, dichiaratamente interessata alla formazione della persona intera. Penso che la <em>capacit\u00e0 di orientarsi<\/em> debba costituire il complesso traguardo unitario verso il quale far convergere istruzione ed educazione, competenze disciplinari e di cittadinanza, educazione ai valori e costruzione di identit\u00e0. In sostanza penso che sia possibile e utile pensare ad un curricolo che in tutta la sua interezza e in tutta la sua durata miri a sviluppare la <em>capacit\u00e0 di orientarsi<\/em> nella societ\u00e0 contemporanea. Provo quindi a delineare i tratti del mio curricolo orientativo, utilizzando le categorie attualmente in uso nel mondo della scuola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le conoscenze di un curricolo orientativo<\/strong><\/p>\n<p>Lo studente del mio curricolo orientativo dovr\u00e0 acquisire conoscenze relative alle discipline, alla realt\u00e0 contemporanea, a se stesso. Ovvio, si dir\u00e0. E\u2019 meno ovvio se, relativamente a ciascun ambito, definiamo che tipo di conoscenze ci aspettiamo.<\/p>\n<p><strong>Relativamente alle discipline<\/strong> io mi aspetto che gli studenti conoscano non solo i fatti, i fenomeni, i contesti, le regole, le formule, ma che abbiano chiaro ci\u00f2 che discrimina una disciplina dall\u2019altra. Che abbiano chiara, cio\u00e8, la mappa dei saperi, la diversit\u00e0 dei loro oggetti di studio, la funzione che ciascuna di esse esplica nella risposta ai bisogni dell\u2019uomo, i rapporti di ausiliarit\u00e0 che essa intesse con altre discipline e per realizzare cosa; mi aspetto che conoscano i principi, le categorie interpretative\u00a0 e i metodi\u00a0 che ogni disciplina adotta per decodificare la realt\u00e0, per costruire \u00a0le proprie verit\u00e0 o per falsificarle; che conoscano i contesti di possibile applicazione di quella disciplina, che la percepiscano non come \u201csapere inerte\u201d, ma come dinamico motore, costruttore, ispiratore di forme diverse dell\u2019<em>agire<\/em> nella realt\u00e0. E mi aspetto che abbiano chiare le diverse professioni che attingono a questo o a quel sapere.<\/p>\n<p><strong>Relativamente alla realt\u00e0 contemporanea<\/strong> io mi aspetto che gli studenti conoscano, nel loro manifestarsi e nel loro divenire, eventi e soggetti e fenomeni e problemi e contesti, significativi a livello locale e planetario: relativi\u00a0 ai mondi della cultura e dell\u2019economia, della politica nazionale e internazionale, \u00a0della ricerca scientifica e tecnologica, dei problemi del lavoro e della politica\u2026. Con modalit\u00e0 adeguate alle et\u00e0, s\u2019intende, ma senza mai perdere il contatto con la realt\u00e0 e senza indulgere in enunciazioni retoriche, in facili e false discriminazioni tra buoni e cattivi, in improbabili ipotesi risolutive o in prefigurazioni apocalittiche. Mi interessa l\u2019informazione ricavabile da letture scientifiche del contesto. Mi interessa che conoscano l\u2019esistenza di criteri diversi di interpretazione, di valutazione, di scelta, principi diversi che presiedano a valutazioni di natura sociale, morale, etica, estetica. Ma principi e criteri scientifici, non costruzione di falsi saperi da social network o da stampa da strapazzo.<\/p>\n<p><strong>Relativamente al s\u00e9<\/strong> mi aspetto che lo studente conosca, man mano che cresce, essenziali meccanismi\u00a0 di funzionamento delle relazioni affettive e delle costruzioni identitarie, e che maturi, durante il percorso, una consapevolezza dei propri interessi, delle proprie qualit\u00e0, delle proprie competenze, dei propri limiti e potenzialit\u00e0, dei tratti cognitivi e comportamentali che caratterizzano il suo stare con gli altri. Mi aspetto che scopra la propria gerarchia di valori, la propria visione del mondo, le proprie aspirazioni dicibili e indicibili; che conosca il rapporto tra ci\u00f2 che vorrebbe fare, ci\u00f2 che pu\u00f2 fare, ci\u00f2 che \u00e8 opportuno fare\u2026Mi interessa, anche in questo ambito, che conosca l\u2019esistenza di criteri diversi e modi diversi di guardare a se stessi, l\u2019esistenza di principi diversi cui riferirsi nelle scelte di vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le abilit\u00e0 e le competenze di un curricolo orientativo<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 tutte le abilit\u00e0 cognitive, metacognitive, affettive e sociali, costituiscono per ciascuno di noi un patrimonio <em>unitariamente<\/em> funzionale allo stare al mondo e ad orientare le nostre scelte nell\u2019esperienza privata e sociale. E tuttavia alcune di esse sono particolarmente rilevanti ai fini dell\u2019obiettivo \u201corientamento\u201d. Sono tutte quelle che attengono al pensiero critico, alla valutazione, alla scelta, alla progettazione. E sono tutte accomunate dall\u2019idea e dall\u2019uso di \u201ccriteri\u201d.<\/p>\n<p>Discriminare <em>secondo criteri<\/em> (cosa \u00e8 giusto o non lo \u00e8 o lo \u00e8 in parte, cosa \u00e8 bello o non lo \u00e8 o lo \u00e8 in parte, cosa \u00e8 utile o non lo \u00e8 o lo \u00e8 in parte\u2026); interpretare e valutare <em>secondo criteri<\/em> (un\u2019azione, un comportamento, un libro, una situazione, un evento, un fenomeno\u2026); scegliere da che parte stare, <em>secondo criteri<\/em> (nei litigi fra amici, nei conflitti familiari, nella formulazione di una opinione,\u00a0 nelle situazioni in cui c\u2019\u00e8 un debole e un forte che si contrappongono, nelle situazioni in cui la scelta risulta difficile e scomoda, nei casi in cui ci si aspetta una mia acquiescenza, nella rivendicazione dei diritti, nell\u2019osservanza dei doveri\u2026).<\/p>\n<p>La parole <em>criterio<\/em>, lo sappiamo tutti, deriva dalla parola greca \u03ba\u03c1\u03b9\u03c4\u1f75\u03c1\u03b9\u03bf\u03bd, il cui tema \u00e8 quello del verbo \u03ba\u03c1\u1f77\u03bd\u03c9, \u00abdistinguere, giudicare\u00bb]. Il dizionario Treccani definisce il significato della parola <em>criterio<\/em> come <em>fondamento, norma per distinguere, discernere. <\/em><\/p>\n<p>Ecco: in un mondo complesso e disorientante come il nostro, disporre di <em>criteri<\/em> (di discriminazione,\u00a0 di giudizio, di scelta) \u00e8 come disporre di bussole, per trovare le mete e guidare le rotte.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 forse la scuola, se vuole, promuovere la capacit\u00e0 di compiere azioni e scelte in base a <em>criteri<\/em> intenzionalmente ed esplicitamente adottati?<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>Le strategie di un curricolo orientativo<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo pi\u00f9 importante del nostro curricolo orientativo \u00e8 dunque insegnare ai ragazzi ad orientarsi nella complessit\u00e0, cio\u00e8 a valutare, a scegliere, a decidere da che parte stare,\u00a0 a scoprire chi si \u00e8 e chi si vuole essere, cosa si possiede e cosa si vuole e si pu\u00f2 ottenere.<\/p>\n<p>Ma queste cose non s\u2019imparano con qualche lezioncina o qualche progettino: occorrono strategie organizzative e didattiche ben mirate e stabili nel tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Occorrono strategie organizzative: <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>per costruire<\/strong> strutturali occasioni di scelta e per scoprire o sollecitare \u00a0interessi e talenti; moduli che approfondiscano e rendano pi\u00f9 esplicite, esperibili, manipolabili, le specificit\u00e0 dei saperi o suggeriscano orizzonti d\u2019interesse al di l\u00e0 dei confini disciplinari; moduli da concludersi con valutazioni, autovalutazioni, bilanci di competenze; che salvaguardino il principio della differenziazione e delle pari opportunit\u00e0; che rispettino le logiche curriculari della strutturalit\u00e0 e della progressivit\u00e0, che rifuggano da ogni molecolarit\u00e0 ed episodicit\u00e0;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per progettare <\/strong>e istituire strumenti individuali di registrazione e autovalutazione, in cui ogni studente possa custodire le fasi del suo percorso, le esperienze realizzate,\u00a0 gli interessi maturati, i bilanci di competenze e le ipotesi sui percorsi futuri;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per introdurre<\/strong> nel curricolo strutturali spazi destinati allo studio della contemporaneit\u00e0, nelle sue evidenze e nelle sue dinamiche evenienze, ed alla conoscenza del territorio, nelle sue risorse e nelle sue criticit\u00e0;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per una efficace formazione dei docenti su questioni didattiche<\/strong>, valutative e certificative; su questioni psicologiche ed epistemologiche; su documentazioni e metacognizioni.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>E poi occorrono tante strategie didattiche: <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>per selezionare con criteri di <em>funzionalit\u00e0<\/em> intellettuale ed educativa i contenuti disciplinari <\/strong>e per accostarsi ai contesti di realt\u00e0 con categorie concettuali e interpretative proprie delle diverse scienze. Scoraggiando e smascherando le false interpretazioni e le opinioni non fondate su dati attendibili. Insegnando a individuare e a definire un problema, a ricercare i dati utili, a formulare ipotesi di risposta riferite a regole sicure, a formulare opinioni personali fondate sui dati;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per insegnare a ciascun alunno a rispondere ogni giorno, e in ogni contesto, alla domanda\u00a0 <em>da che parte stai<\/em>?<\/strong> Ricordando in ogni momento che orientarsi significa <em>saper scegliere da che parte andare, <\/em>e che promuovere l\u2019orientamento significa insegnare a s<em>cegliere<\/em>, momento per momento,\u00a0 <em>da che parte stare<\/em>. Ricordando che sul piano pedagogico l\u2019assenza di confronto fra <em>parti<\/em> diverse \u00e8 deleteria quanto l\u2019identificazione della verit\u00e0 con una parte sola;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per esercitare le abilit\u00e0 e le competenze attese in contesti operativi e cooperativi<\/strong>: ricordando che a valutare s\u2019impara valutando, a scegliere s\u2019impara scegliendo, a risolvere problemi s\u2019impara risolvendo problemi. E ad utilizzare <em>criteri<\/em> s\u2019impara utilizzando criteri. Ricordando che la lezione parlata non costruisce valori n\u00e9 insegna a scegliere, e che \u00e8 nelle situazioni problematiche e nel confronto con le opinioni degli altri che si esercitano attivamente criteri di discriminazione, di confronto, di valutazione, di valorizzazione, di gerarchizzazione, di scelta; che si esercita ogni giorno l\u2019autodomanda su <em>chi sono e chi voglio essere; <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per promuovere la motivazione, la costruzione di scopi, l\u2019autoefficacia.<\/strong> Se \u00e8 vero infatti che le dimensioni affettive\/emotive della persona sono fortemente legate ai contesti ambientali ed alle esperienze personali, \u00e8 anche vero che i vissuti scolastici sono su di esse fortemente incidenti. I contesti d\u2019aula non solo determinano il <em>gradimento<\/em> che ciascuno studente matura nei confronti di un campo del sapere o di un altro, ma incidono pesantemente sulla sua motivazione nei confronti dello studio, sull\u2019immagine che ciascuno costruisce di s\u00e9, del mondo e di s\u00e9 nel mondo; incidono sulla capacit\u00e0 di autoproiezione e sulla percezione di autoefficacia;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per promuovere la conoscenza di s\u00e9, la consapevolezza e la padronanza delle proprie risorse.<\/strong> I processi metacognitivi fanno ormai parte del bagaglio lessicale degli insegnanti, ma non della pratica didattica quotidiana. Non \u00e8 chiaro a tutti che la capacit\u00e0 di orientarsi si nutre non solo di conoscenze e abilit\u00e0, ma di conoscenze e abilit\u00e0 <em>consapevoli<\/em>; che dunque una didattica orientativa \u00e8 necessariamente una didattica attenta all\u2019esercizio dell\u2019autodomanda, \u00e8 una didattica che coinvolge gli studenti nei processi decisionali e valutativi, che rende gli studenti attori consapevoli del proprio processo di crescita. L\u2019idea del <em>portfolio <\/em>\u00e8 quella di uno strumento che accompagni\u00a0 l\u2019alunno in tutto il suo percorso formativo, con una funzione marcatamente metacognitiva e autorientativa;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>per \u00a0proporre gli <em>exempla<\/em> che l\u2019esperienza quotidiana non fornisce pi\u00f9.<\/strong> La scuola del secolo scorso veicolava molti insegnamenti attraverso racconti, romanzi, biografie, che fornivano modelli cui riferirsi in situazioni di vita reale. Anche la Storia insegnava vite ed eventi paradigmatici, portatori dei valori sociali allora condivisi. Spesso retorici e sdolcinati, legittimamente oggetto di tante moderne ironie, i personaggi d\u2019allora diventavano tuttavia modelli di riferimento, eroi della patria o delle virt\u00f9 quotidiane come la solidariet\u00e0, la generosit\u00e0, l\u2019onest\u00e0, il sacrificio personale in nome del bene comune, e cos\u00ec via. Non voglio certo sostenere che dobbiamo tornare a leggere Edmondo De Amicis, ma voglio affermare la convinzione che oggi sarebbe molto utile proporre ai ragazzi e ai giovani la conoscenza, problematizzata e non retorica, di vite e persone che compiono scelte diverse rispetto a quelle degli eroi delle cronache o dei talk show.<\/p>\n<p>In occasione della giornata della memoria, hanno trasmesso su qualche rete televisiva il film \u201cIl labirinto del silenzio\u201d, del regista Giulio Ricciarelli. Ho sperato che almeno qualche classe di studenti lo stesse vedendo. La storia \u00e8 quella di un giovane avvocato che, nel silenzio della Germania postnazista, scopre gli orrori dei campi di concentramento e, assetato di verit\u00e0 e di giustizia, avvia una faticosa ricerca dei responsabili. La dolorosa indagine lo porta a smascheramenti ed arresti eccellenti, ma anche alla angosciosa scoperta del coinvolgimento del proprio padre nell\u2019azione del Partito Nazista. E mentre vedevo il film mi facevo domande\u00a0 di natura pedagogica: quali occasioni hanno i ragazzi per apprendere che il male e il bene non sono nettamente separati? Che tra le molte sfumature del male alcune toccano anche noi che ovviamente siamo buoni? Che mio padre, che \u00e8 l\u2019uomo che amo di pi\u00f9 al mondo, pu\u00f2 essere egli stesso il nemico e il male da combattere? Quante occasioni per scoprire nello <em>scegliere<\/em> il carattere di fondamentale strumento di caratterizzazione personale? Per comprendere che la <em>non scelta<\/em> \u00a0\u00e8 comunque una scelta? Per maturare la consapevolezza della dolorosit\u00e0, della faticosit\u00e0, dell\u2019impegno civile o esistenziale insito nello <em>scegliere<\/em>?;<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong><em>strategie <\/em>per leggere e far leggere.<\/strong> Quali che siano le tipologie e forme testuali, la buona lettura \u00e8 sempre \u00a0strumento fondamentale di informazione, di riflessione critica, di costruzione del pensiero: ma per conoscere se stessi, per costruire gerarchie di valori, per immaginare mondi possibili, per conoscere realt\u00e0 e modalit\u00e0 d\u2019esistenza con cui confrontarsi, la letteratura narrativa \u00e8 imprescindibile. I ragazzi e i giovani non leggono pi\u00f9. Ma chi dice di voler promuovere il pensiero critico, la costruzione di identit\u00e0, la capacit\u00e0 di orientarsi, non pu\u00f2 accettare che i ragazzi non leggano. I grandi autori della letteratura, classica e contemporanea, italiana e straniera: che propone\u00a0 i nodi problematici dell\u2019esistenza e i modi con cui donne e uomini li hanno risolti, che universalizza diversit\u00e0 e contraddizioni, che scopre possibili modi di stare al mondo, che propone modelli alla costruzione identitaria;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>e ancora s<em>trategie didattiche <\/em>per ragionare sul <em>lavoro<\/em>.<\/strong> Non c\u2019\u00e8 qui lo spazio per una riflessione sull\u2019istituto dell\u2019alternanza scuola\/lavoro \u00a0e sulle modalit\u00e0 diverse con cui gli Istituti lo stanno realizzando. Qui voglio solo ragionare un attimo su quanto sia importante, ancor prima che nella secondaria di II grado, una riflessione sistematica e progressiva sul <em>lavoro<\/em> <em>come contesto di realt\u00e0 e di cittadinanza.<\/em><\/p>\n<p>Nella scuola elementare e media del secolo scorso (della prima met\u00e0 del secolo scorso!) il lavoro e il suo significato sociale, e la funzione delle diverse professioni manuali e intellettuali,\u00a0 erano oggetto di riflessione attraverso le pagine dei libri di testo. E attraverso quelle letture si ragionava (romanticamente, diciamo oggi dagli attuali punti di vista), sugli elementi di faticosit\u00e0, di durezza, di bellezza, di nobilt\u00e0 delle diverse professioni e dei diversi mestieri. Oggi sappiamo bene quanto il tema del lavoro sia problematico e quanto poco spazio lasci agli sguardi romantici.<\/p>\n<p>E tuttavia il lavoro, quali che siano le attuali professioni, le difficolt\u00e0 dei canali d\u2019accesso, le condizioni del loro esercizio e i\u00a0 livelli di appagamento che ne derivano, dovrebbe a mio avviso restare (o tornare ad essere), un tema di riflessione ben prima che nel momento delle scelte scolastiche: come si legano i saperi alle professioni? Come si legge un contesto professionale? Quanti tipi di professione richiede uno stesso contesto lavorativo? E cosa significa etica professionale? Quale il rapporto tra diritto e dovere? Cosa significa qualit\u00e0 del servizio? A chi interessa? Si pu\u00f2 misurare la difficolt\u00e0 di una professione? E a me, proprio a me, che lavoro piacerebbe fare? Ma che lavoro sarei in grado di fare?<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 aspettare il momento della scelta per far maturare il significato di queste domande e la ricerca delle possibili risposte. Il lavoro \u00e8 un tema col quale misurarsi in tutto il percorso curriculare, con cui rapportare dinamicamente il proprio bilancio di competenze e la propria auto domanda su <em>chi sono, cosa voglio essere, cosa posso essere<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>E infine strategie didattiche <\/em>per progettare il futuro possibile<\/strong><\/p>\n<p>Ai ragazzi si deve insegnare a progettare. Non mi riferisco alle tecniche, ma alle <em>logiche<\/em> di progettazione ed all\u2019acquisizione di strumenti concettuali e operativi che servono in qualunque ambito si progetti: definire la propria meta, individuare la propria posizione rispetto alla meta, ipotizzare una rotta da seguire e analizzarne la fattibilit\u00e0 in rapporto alle risorse disponibili,\u00a0 pianificare il percorso e dividerlo in tappe, ipotizzare i possibili rischi, individuare gli strumenti di controllo e rettifica\u2026 <strong>Occorre insegnare a progettare. A proiettarsi in un futuro, prossimo e remoto, senza \u201cpassioni tristi\u201d.<\/strong> Noi, che a volte siamo un po\u2019 stanchi e sfiduciati, qualche passioncella triste possiamo perdonarcela, ma chiusa dentro di noi: ai giovani serve poter credere nel futuro e possedere strumenti per costruirsi, ciascuno per suo conto, il futuro possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Forse le <em>Nuove Indicazioni per il curricolo nella scuola di base<\/em>\u00a0 sono state lette, ma certamente vanno meglio interpretate.<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>(\u2026) <em>promuovere negli studenti la capacit\u00e0 di elaborare metodi e categorie che siano in grado di fare da bussola negli itinerari personali; favorire l\u2019autonomia di pen<\/em><em>siero degli studenti (\u2026);<\/em><em>Si tratta di elaborare gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare(\u2026);La scuola non pu\u00f2 interpretare questo compito come semplice risposta a un\u2019emergenza. Non \u00e8 opportuno trasformare le sollecitazioni che le provengono da vari ambiti della societ\u00e0 in un moltiplicarsi di microprogetti che investano gli aspetti pi\u00f9 disparati della vita degli studenti, con l\u2019intento di definire norme di comportamento specifiche per ogni situazione. L\u2019obiettivo non \u00e8 di accompagnare passo dopo passo lo studente nella quotidianit\u00e0 di tutte le sue esperienze, bens\u00ec di proporre un\u2019educazione che lo spinga a fare scelte autonome e feconde, quale risultato di un confronto continuo della sua progettualit\u00e0 con i valori che orientano la societ\u00e0 in cui vive. <\/em><strong><em>\u00a0Indicazioni nazionali per il curricolo nella scuola del primo ciclo 2012<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Rita Bortone, Quale educazione nella scuola dell\u2019istruzione,\u00a0 <em>Insegnare<\/em>\u00a0 aprile 1992\u00a0 CIDI<\/p>\n<p>Rita Bortone, Una formazione per la societ\u00e0 complessa, Agor\u00e0 Lecce 1998<\/p>\n<p>Rita Bortone, Tempo di scelte, Scuola e Amministrazione, gennaio 2014<\/p>\n<p>Benasayag \u00a0e Schmidt, L\u2019epoca delle passioni tristi, Feltrinelli 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La necessit\u00e0 di strategie organizzative e didattiche per proporre criteri scientifici d\u2019interpretazione della realt\u00e0. 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