{"id":9539,"date":"2018-04-24T17:45:20","date_gmt":"2018-04-24T15:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/?p=9539"},"modified":"2018-12-14T09:14:38","modified_gmt":"2018-12-14T08:14:38","slug":"se-la-scuola-ha-paura-dei-bulli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/se-la-scuola-ha-paura-dei-bulli\/","title":{"rendered":"Se la scuola ha paura dei bulli"},"content":{"rendered":"<h3>Una scuola indulgente verso chi bullizza compagni e insegnanti, una classe insegnante e dirigente incapace di prendere provvedimenti seri, sono lo specchio di una scuola inadeguata: ai tempi e agli studenti. Che non sono pi\u00f9 \u201cquelli di una volta\u201d.<\/h3>\n<p><strong>Di Rita Bortone \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Giorni fa in un seminario sul tema della educazione alla cittadinanza (ebbene s\u00ec, \u00e8 un tema molto in voga\u2026), nel corso del quale dovevo tenere una relazione, esordii con la provocatoria affermazione che <strong>se fossi stata ministra avrei licenziato in tronco gli insegnanti che avevano esternato il loro \u201cperdono\u201d nei confronti dei ragazzi che avevano legato e dileggiato la professoressa disabile a scuola, e che avevano affermato, ispirati da principi di alta pedagogia, che \u201ci ragazzi sono cos\u00ec, bisogna comprenderli\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>La modalit\u00e0 era provocatoria, ma la mia posizione di profondo dissenso verso quella specie di \u201cperdono\u201d era serissima.<\/p>\n<p>Nei giorni scorsi, di fronte al video del bullo che sta calcando le scene di social e tv generando la solidariet\u00e0 nazionale nei confronti del povero insegnante, sempre provocatoriamente dichiaravo che l\u2019alunno lo avrei espulso da tutte le scuole del regno (si diceva cos\u00ec una volta, oggi non esiste il regno n\u00e9 chi ne venga espulso). Intendevo dire che gli avrei inflitto una punizione degna di tal nome e tale che se la potesse sentire addosso, non una ridicola sospensione con obbligo di frequenza e accompagnamento di lavori pseudo socialmente utili tipo svuotare i cestini della spazzatura: no, una punizione degna di tal nome, una cosa che gli costi davvero, almeno almeno una <em>non ammissione<\/em> all\u2019anno successivo (poi la ministra Fedeli mi ha copiata).<\/p>\n<p>E per\u00f2 mentre volevo sospendere il ragazzo come dio comanda e volevo non ammetterlo alla classe successiva, dicevo che volevo qualche informazione in pi\u00f9 anche sul professore destinatario di quel bullismo, volevo saperne qualcosa in pi\u00f9 per decidere se sospendere solo il ragazzo o attivare anche una pratica per il riconoscimento della inidoneit\u00e0 dell\u2019insegnante all\u2019esercizio della professione docente.<\/p>\n<p>Ovviamente sto giocando sull\u2019iperbole e sulla provocatoriet\u00e0 di quello che dico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-9540 size-medium\" src=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/bigstock-Children-bullying-little-boy-w-227191258-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/bigstock-Children-bullying-little-boy-w-227191258-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/bigstock-Children-bullying-little-boy-w-227191258-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/bigstock-Children-bullying-little-boy-w-227191258-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Ma giocando di meno, e senza iperbole alcuna, penso che oltre a scomodarci in analisi, a gridare allo scandalo, a suggerire rimedi, faremmo bene a interrogarci non solo sui ragazzi che adottano simili comportamenti (magari cercando qualche risposta nei libri di sociologia e di psicologia di chi da tempo fa ricerca sulle ragioni e sui modi dei comportamenti giovanili), ma sugli insegnanti che subiscono simili comportamenti e sulle scuole in cui simili comportamenti non vengono alla ribalta solo perch\u00e9 non fotografati e comunque variamente \u201cperdonati\u201d.<\/p>\n<p>In questi giorni la stampa ci propone molte riflessioni sull\u2019accaduto e punti vista diversi di dirigenti, docenti, giornalisti. Gli argomenti sono quelli: le responsabilit\u00e0 educative delle famiglie; il loro permissivismo e il loro star sempre dalla parte dei figli; l\u2019ingerenza dei genitori nelle decisioni della scuola e il loro sciocco e arrogante rivendicazionismo relativo agli ambiti pi\u00f9 svariati dalla metodologia alla valutazione; la solitudine dei ragazzi e la loro smania di protagonismo, di \u201cesistenza\u201d e di successo sui social; la politica dell\u2019istruzione e la progressiva perdita d\u2019immagine dell\u2019insegnante, malpagato e mal riconosciuto; la difficolt\u00e0 di tanti insegnanti nel coinvolgere i ragazzi e nel gestire la classe\u2026<\/p>\n<blockquote><p>Insomma, direi un successone del video e quasi quasi quello studente lo premierei, perch\u00e9 \u00e8 riuscito a far parlare di scuola e di problemi educativi molto pi\u00f9 di quanto non siano riusciti negli ultimi decenni psicologi e illustri uomini che invano hanno segnalato le emergenze in arrivo.<\/p><\/blockquote>\n<p>La ragione ce l\u2019hanno tutti e non ce l\u2019ha nessuno, perch\u00e9 la ragione \u00e8 complessa e richiederebbe un trattato che comunque nessuno leggerebbe. Perch\u00e9 leggere un trattato non \u00e8 facile n\u00e9 rapido come vedere un video o dare uno sguardo a cosa dice un dirigente o un insegnante. Perch\u00e8 confrontare ragioni storiche e pedagogiche e politiche e affrontare punti di vista sociologici e psicologici e persino economici \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativo che esprimere un proprio parere partendo dalla personale saggezza di <em>cittadino attivo<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi non voglio esprimere pareri n\u00e9 abbozzare cose che assomiglino a trattati. Voglio solo anch\u2019io <em>esistere<\/em> nel dibattito in corso (grande il mio strapazzo d\u2019animo nello scegliere se tacere o dire, e ha vinto il dire, pur nella consapevolezza della inutilit\u00e0 del dire medesimo\u2026) e portare, a mo\u2019 di disorganici punti elenco, i miei pochi argomenti, collocabili a met\u00e0 strada tra la ragione e la pancia.<\/p>\n<ol>\n<li>Perch\u00e9 mai certi ragazzi dovrebbero esser diversi a scuola rispetto a quello che sono, loro e i loro genitori, nelle strade, nei locali pubblici, negli uffici delle pubbliche amministrazioni, sugli scooter o nelle automobili, sui social o nelle relazioni familiari sempre pi\u00f9 malate, o nell\u2019esercizio di sedicenti cittadinanze sempre pi\u00f9 livide e rancorose? <strong>Forse qualcuno pensa che i ruoli nella scuola incutono pi\u00f9 rispetto solo perch\u00e9 sono nella scuola?<\/strong> Non \u00e8 cos\u00ec, i ruoli non dicono pi\u00f9 niente a nessuno: chi dice qualcosa, se lo dice e se ne ha gli strumenti, \u00e8 la persona, con la sua personale credibilit\u00e0, stimabilit\u00e0, rispettabilit\u00e0.<\/li>\n<li>Il bullismo dei video virali \u00e8 solo la punta estrema e ben <em>socializzata<\/em> di un pericoloso iceberg che contiene in s\u00e9 la frattura creatasi tra scuola e societ\u00e0 e tra insegnanti e genitori, la confusione imperante tra diritto all\u2019istruzione e cultura della rivendicazione, tra diritto alla trasparenza e prassi dell\u2019ingerenza, tra diritto alla collaborazione educativa e pretesa di dettar legge su contenuti e metodi\u2026 Un iceberg che non tutti i giorni, per fortuna, incontra bulli aggressivi e professori acquiescenti, ma che comunque vede la scuola perdere ogni giorno di pi\u00f9 la sua immagine sociale e il suo ruolo educativo, vede gli insegnanti sempre pi\u00f9 stanchi e frustrati, vede gli studenti, se non irriverenti, comunque demotivati e insofferenti.<\/li>\n<li>Nella scuola, i segnali del pericolosissimo degrado di molti ambienti di apprendimento non sono recenti, ma \u00e8 stupefacente constatare che solo la viralit\u00e0 e la concretezza di un video ha suscitato cos\u00ec tanta reazione e riflessione: dov\u2019erano i pensatori del Paese, quelli che dicono di volere una sua crescita e un suo sviluppo, quelli che blaterano della necessit\u00e0 di una scuola che sia risorsa per la democrazia e la crescita? <strong>L\u2019attenzione della cosiddetta societ\u00e0 civile verso la scuola non pu\u00f2 durare <em>l\u2019espace d\u2019un matin<\/em>, solo quando un brutto video tira un cazzotto nella pancia<\/strong>: richiede impegno di lunga durata e tallonamento verso chi governa, ma un tallonamento competente, che sa di cosa sta parlando e conosce i termini del problema.<\/li>\n<li>I genitori di questi giovani rampolli erano alunni vent\u2019anni fa, trent\u2019anni fa. Erano, cio\u00e8, gi\u00e0 alunni di una scuola che cominciava a cambiare, che affermava democraticissimi principi pedagogici e sociali, che rifiutava, perch\u00e9 pedagogicamente e socialmente inaccettabili, i vecchi principi e i vecchi modi di vivere i ruoli, ma non si costruiva, se non nelle parole e nelle enunciazioni di principio, nuovi strumenti e nuove professionalit\u00e0. Cominciava la stagione dei cosiddetti progetti educativi che, promossi a livello nazionale, ipocritamente delegavano alla scuola compiti del tutto contrastanti con gli stili di vita e i comportamenti pubblici ammessi e promossi a livello sociale e istituzionale. I genitori di questi ragazzi sono dunque gi\u00e0 essi stessi il prodotto semilavorato di una scuola bravissima ad enunciare principi, ma per niente disposta a investire sulla qualit\u00e0 di cui blatera: una scuola che gi\u00e0 allora recitava se stessa mascherando la crescente inadeguatezza della classe insegnante e dirigente ai nuovi bisogni. Quando i giovani autori degli attuali video diventeranno genitori, chi vivr\u00e0 avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di assistere ad ulteriori peggioramenti educativi.<\/li>\n<li><strong>La scuola che oggi \u00e8 vittima di bullismi lo \u00e8 perch\u00e9 ha paura<\/strong>. Ha paura, cio\u00e8, quando \u00e8 insicura, quando non ha strumenti, quando non ha autorevolezza, quando non esercita fascino, quando non pu\u00f2 scegliere che tra un\u2019autoritariet\u00e0 che non paga pi\u00f9 ed un\u2019amicalit\u00e0 che preserva dai bullismi ma non garantisce la credibilit\u00e0 n\u00e9 delle Istituzioni n\u00e9 delle persone, e non riesce a comprare n\u00e9 il rispetto n\u00e9 la relazionalit\u00e0 n\u00e9 la motivazione ad apprendere. Molti sono gli insegnanti e dirigenti che hanno paura: dei ragazzi, dei genitori, dei confronti con gli altri e con l\u2019esterno, del direttore regionale, del nucleo di valutazione, del rav, di invalsi, della stampa, di avere poche iscrizioni, di ricevere ricorsi. Paura di essere inadeguati insomma.<\/li>\n<li><strong>E infatti lo sono<\/strong>. Molti, lo sono, inadeguati. E non possono e non sanno essere \u201cseveri\u201d (cio\u00e8 chiari nei messaggi educativi e rigorosi nei comportamenti) perch\u00e9 hanno paura di ritorsioni e reazioni. Ed <strong>hanno paura di ritorsioni e reazioni perch\u00e9 non sono sicuri di quello che fanno<\/strong>. Di quello che insegnano, di come lo insegnano, dei voti che mettono, di ci\u00f2 che esigono e di ci\u00f2 che permettono, di come si fa ad essere ascoltati e rispettati (non \u00e8 da molto che ironizzavo da qualche parte sul <em>Piano nazionale di educazione al rispetto <\/em>ideato dalla ministra Fedeli!). Sono insicuri e non possono sostenere ad alta voce nulla delle loro scelte e dei loro comportamenti perch\u00e9 essi stessi non ne conoscono <em>professionalmente<\/em> le ragioni. Fanno quello che facevano i loro professori di una volta perch\u00e9 altro non gli \u00e8 stato insegnato, ma <strong>i professori di una volta non funzionano pi\u00f9, perch\u00e9 gli alunni non sono quelli di una volta<\/strong>. E i ragazzi, della paura e della insicurezza dei grandi, se ne accorgono gi\u00e0 dalla scuola dell\u2019infanzia, e sanno cosa farsene. La pedagogia ha bocciato tanto tempo fa il senso di paura che una volta gli insegnanti generavano negli alunni. Oggi chi \u00e8 che riflette (se non ci sono video virali) sulla paura che gli alunni generano negli insegnanti e sulle ragioni di tale paura? Hanno paura, diciamolo in parole povere, perch\u00e9 sanno di non essere capaci. Non sono pochi, infatti, gli insegnanti che non sanno insegnare e i dirigenti che non sanno dirigere e indirizzare.<\/li>\n<li>E\u2019 colpa loro? No che non \u00e8 colpa loro. Sono colpe gravissime di chi blatera di innovazioni e di miglioramenti, di modelli nordeuropei e di ambienti di apprendimento, di arredi e di tecnologie, di inclusioni e plurilinguismi, ma lascia che salgano in cattedra persone che non hanno trovato di meglio da fare che fare gli insegnanti, che hanno vinto come un terno al lotto un concorso i cui criteri di valutazione erano ridicoli e ambigui e disomogenei, e gestiti da esaminatori che molte volte ne sapevano meno degli esaminandi, insegnanti che della loro materia d\u2019insegnamento conoscono appena ci\u00f2 che dice il libro di testo, e insegnano non si sa cosa, e li hanno mandati a fare scuola senza che conoscano l\u2019abc del fare scuola, e i ragazzi se ne accorgono subito e sanno quali insegnanti possono dileggiare e quali no.<\/li>\n<\/ol>\n<blockquote><p>S\u00ec, in Finlandia e in Svezia le scuole funzionano, ma il reclutamento degli insegnanti \u00e8 severissimo, e la loro formazione non \u00e8 un balletto, e se non producono esiti e non ricevono gradimento se ne vanno a spasso, perch\u00e9 sono un danno per il Paese.<\/p><\/blockquote>\n<ol start=\"8\">\n<li>La scuola pubblica \u00e8 strumento di crescita e di sviluppo sociale solo se \u00e8 adeguata alle trasformazioni, se sa comprenderle, arginarle, gestirne le complessit\u00e0: oggi assistiamo al paradosso di una crescita smisurata dei problemi e delle deleghe educative, a fronte di un impoverimento crescente degli strumenti professionali degli insegnanti, che forse diventano esperti (se lo diventano!) di nuove tecnologie o di strategie speciali per ragazzi speciali o di lingue straniere, ma che talvolta non possiedono nulla, nulla, nulla, sul piano culturale, pedagogico, psicologico, etico.<\/li>\n<li>S\u00ec \u00e8 vero, gli insegnanti sono malpagati, frustrati, abbandonati e soli. \u00c8 vero. Ma gli insegnanti (e non \u00e8 colpa loro!), prima d\u2019essere malpagati e frustrati e abbandonati sono prima di tutto <strong>incompetenti e inadeguati al loro compito<\/strong>, di difficolt\u00e0 ormai elevatissima. Ed \u00e8 anche per questo che non possono richiedere stipendi adeguati e carriere appaganti, perch\u00e9 sono inadeguati e nessuno se li fila, e lo sono anche grazie a chi protegge e difende (si fa per dire!) la categoria, garantendone il diritto all\u2019incompetenza e all\u2019inadeguatezza.<\/li>\n<li>Tutte le innovazioni, tutte le riforme, tutti i dibattiti nazionali, che si tratti di carenze linguistiche o di mancanza di rispetto, che si tratti di incompetenze o di bullismo, non hanno senso se al centro non si mette, s\u00ec, l\u2019insegnante: ma la <strong><em>professionalit\u00e0 <\/em><\/strong>dell\u2019insegnante, il <strong><em>reclutamento<\/em><\/strong> degli insegnanti, la <strong><em>manutenzione<\/em><\/strong> della professionalit\u00e0 docente, e quindi, quindi, quindi, la costruzione di patti e contratti, il riconoscimento di soldi e di carriere. Occorre una inversione di tendenza nelle politiche nazionali, una rifocalizzazione dei problemi: l\u2019insegnante al primo posto (poi un\u2019altra volta parliamo dei dirigenti\u2026), ma un insegnante colto, competente, relazionalmente capace, attento a cosa accade e cosa cambia nel mondo, pedagogicamente e psicologicamente attrezzato. Fino a quando la scuola italiana non si doter\u00e0 di insegnanti qualitativamente adeguati, nessuna riforma e nessun argine al degrado culturale e sociale potr\u00e0 venire dalla scuola.<\/li>\n<li>\u201c<em>Un buon numero di adulti in realt\u00e0 mostra un atteggiamento di forte denigrazione nei confronti dei ragazzi e trova intollerabili molte espressioni della loro fragilit\u00e0 e spavalderia, considerate tali da impedire una relazione educativa positiva. Ma nella conclusione del suo discorso Charmet, pur riconoscendo la difficolt\u00e0 di rapportarsi con molte manifestazioni della personalit\u00e0 dei ragazzi, cerca di mostrare agli insegnanti la possibilit\u00e0 di sfruttare gli aspetti positivi della loro fragilit\u00e0 narcisistica e della loro spavalderia: dimostra infatti che essi hanno la disponibilit\u00e0 ad entrare in relazione positiva ed entusiasta con chi, degli adulti, riconosce e stimola la loro creativit\u00e0 ed espressione artistica, con chi valorizza inclinazioni e talenti individuali, con chi collabora al progetto di sviluppo personale di ciascuno di loro. E dimostra anche, l\u2019autore, che l\u2019atteggiamento dei ragazzi e la loro voglia di entrare in relazione con l\u2019adulto \u00e8 positiva quando nell\u2019adulto riconoscono competenza, passione per la disciplina insegnata, curiosit\u00e0 e interesse sinceri nei loro confronti\u201d. <\/em>(Gustavo Pietropolli Charmet,<em> Fragile e spavaldo. Ritratto dell&#8217;adolescente di oggi,<\/em> Editori Laterza Economica 2010, dalla <a href=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/uno-sguardo-sulladolescenza-oggi\/\">recensione<\/a> a cura di Enrica Bienna su <em>Scuola e Amministrazione, <\/em>settembre 2016).<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una scuola indulgente verso chi bullizza compagni e insegnanti, una classe insegnante e dirigente incapace di prendere provvedimenti seri, sono lo specchio di una scuola inadeguata: ai tempi e agli studenti. 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