{"id":9727,"date":"2018-06-16T08:49:40","date_gmt":"2018-06-16T06:49:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/?p=9727"},"modified":"2018-06-16T08:49:40","modified_gmt":"2018-06-16T06:49:40","slug":"il-tempo-lo-spazio-e-lesistenza-sono-il-sapere-essenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/il-tempo-lo-spazio-e-lesistenza-sono-il-sapere-essenziale\/","title":{"rendered":"Il tempo, lo spazio e l&#8217;esistenza sono il sapere essenziale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Antonio Errico<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Disse una volta Giuseppe Pontiggia che se la letteratura ha un senso, ce l&#8217;ha solo se si confronta con le cose essenziali che ci riguardano.<\/p>\n<p>Forse si potrebbe considerare il riferimento alla letteratura come una parte per il tutto, come un frammento dell&#8217;insieme che costituisce il sapere. Se cos\u00ec pu\u00f2 essere, allora <strong>il sapere ha un senso solo se consente di confrontarci con le cose essenziali che ci riguardano<\/strong>, con i significati pi\u00f9 o meno evidenti o pi\u00f9 o meno nascosti delle storie, delle cose che appartengono al tempo, al terreno e all&#8217;ultraterreno, al reale e all&#8217;irreale, alla storia e all&#8217;immaginazione, al vicino e al lontano, alla superficie e alla profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Riferiscono i dizionari che i sinonimi di essenziale sono: basico, basilare, capitale, fondamentale, imprescindibile, indispensabile, necessario, nodale, primario, principale, sostanziale. I suoi contrari sono: accessorio, accidentale, complementare, marginale, secondario, superfluo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Allora, nella definizione dei processi del sapere, come in tutte le altre faccende dell&#8217;esistere, bisogna scegliere a quale forma di sapere aderire, se a quella dell&#8217;essenziale o a quella dell&#8217;accessorio. Certo, sarebbe di una bellezza straordinaria se si potesse scegliere sia una forma che l&#8217;altra. Ma tutto non si pu\u00f2 conoscere.<\/p>\n<blockquote><p>Quello che riusciamo ad apprendere nella vita, anche con sacrificio, anche con fatica, \u00e8 soltanto una minima parte di quello che ci sarebbe necessario, indispensabile, essenziale.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 per questa ragione che non si pu\u00f2 fare a meno di scegliere la forma del sapere, che risulta indispensabile distinguere, selezionare per orientare il proprio passo verso un orizzonte, se non proprio definito, almeno tratteggiato, profilato in lontananza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A volte si ha l&#8217;impressione che la contemporaneit\u00e0 esprima una predilezione per il sapere accessorio, superfluo, secondario, non di rado assoggettandolo alla condizione dell&#8217;utilit\u00e0, del tornaconto, del profitto.<\/p>\n<p>A volte si ha l&#8217;impressione che s&#8217;innalzino altari ai vitelli d&#8217;oro delle voghe, delle tendenze, al nuovo che avanza, senza discernimento, indiscriminatamente. <strong>Basta che sia nuovo<\/strong>, senza che abbia alcuna importanza se si tratti soltanto di una novit\u00e0 apparente, senza domandarsi se la novit\u00e0 vera o falsa abbia una qualche relazione con le connotazioni essenziali dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma poi, ad un certo punto, ogni uomo, ogni comunit\u00e0, ogni civilt\u00e0 si ritrova a dover scegliere. Pu\u00f2 accadere perch\u00e9 a quel punto si viene condotti da un processo fondato su un&#8217;idea di conoscenza come accumulazione che, non considerando la differenza fra l&#8217;imprescindibile e il marginale, provoca un rigetto. Pu\u00f2 accadere perch\u00e9 si rivela e s&#8217;impone un&#8217;urgenza che coinvolge il sistema valoriale, le dinamiche relazionali, le radici e i rami delle forme e delle espressioni culturali. \u00c8 a quel punto che la scelta diventa inderogabile, quasi per un istinto di sopravvivenza umana e culturale.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/hand-226707-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-9731 alignright\" src=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/hand-226707-2-300x217.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/hand-226707-2-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/hand-226707-2-768x556.jpg 768w, https:\/\/www.scuolaeamministrazione.it\/it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/hand-226707-2-1024x741.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00c8 davvero difficile capire se siamo veramente arrivati a questo punto oppure no<\/strong>. C&#8217;\u00e8 chi dice di s\u00ec; c&#8217;\u00e8 chi dice non ancora; c&#8217;\u00e8 chi dice di non sapere. Ma, in una condizione di incertezza e rispetto ad un contesto di complessit\u00e0, non si pu\u00f2 fare a meno di domandarsi, per esempio, se la pervasivit\u00e0 della tecnologia, il nostro insinuarla in ogni sfera, in ogni ambito, in ogni piega dell&#8217; esistere quotidiano possa agevolare un confronto con le cose essenziali che ci riguardano.<\/p>\n<p>Probabilmente ed in qualche maniera s\u00ec. Come succede con i libri. Ma non tutti i libri propongono conoscenze essenziali. Esistono libri che si pu\u00f2 evitare di leggere, che anzi \u00e8 meglio evitare di leggere, perch\u00e9 non camb<strong>iano niente, non dicono niente. Allo stesso modo,<\/strong> non tutta la tecnologia ha la funzione di consentire l&#8217;accesso a conoscenze fondamentali. Anzi, spesso spalanca finestre su cumuli di rifiuti, su insignificanze paradossali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma la domanda pi\u00f9 difficile, quella alla quale si pu\u00f2 rispondere soltanto assumendosi tutta la responsabilit\u00e0 dell&#8217;arroganza, \u00e8 un&#8217;altra che non riguarda i mezzi ma i contenuti di quel sapere che si confronta con le cose essenziali che ci riguardano.<\/p>\n<p>Poi, a pensarci, si pu\u00f2 anche scoprire che la risposta non \u00e8 affatto difficile, che la conoscenza che si confronta con l&#8217;essenzialit\u00e0 muta nelle forme, ma non nella sostanza.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire il tempo, per esempio. Non si riesce ad immaginare quale possa essere un contenuto relativo al tempo, convenzionalmente appartenente a qualsiasi disciplina, che non risulti essenziale per l&#8217;esistenza. Che alla conoscenza di un contenuto che riguardi il tempo si giunga attraverso lo studio di un testo di Stephen Hawking oppure attraverso l&#8217;uso delle macchine del CERN non fa nessuna differenza, oppure la differenza che fa \u00e8 determinata dalla finalit\u00e0 che richiede l&#8217;impiego dell&#8217;uno o dell&#8217;altro mezzo.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire lo spazio, per esempio. In ogni sua accezione, in ogni sua dimensione. Lo spazio che si abita, quello che \u00e8 abitato dall&#8217;Altro, nella sua concretezza e nelle sue astrazioni, nelle connotazioni disciplinari e nelle figurazioni immaginarie e virtuali. Lo spazio come metafora del limite e della finitezza, dello sconfinamento e dell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il catalogo del sapere essenziale si potrebbe concludere qui, alle voci di tempo e di spazio, alle loro innumerevoli coniugazioni, alle loro costanti evoluzioni.<\/p>\n<blockquote><p>Ma esiste una implicazione inevitabile, che attribuisce un senso assoluto al tempo e allo spazio, una circostanza che si chiama esistenza e che consiste in una condizione che si realizza esclusivamente in una relazione indispensabile con il tempo e con lo spazio.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>\u00c8 questa la conoscenza fondamentale<\/strong>, essenziale, mai definitiva, sempre in divenire, sempre interrogante, tramata di connessioni non lineari, dinamiche asistematiche e spesso imprevedibili, di enigmi indecifrabili.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che alla fine qualsiasi conoscenza si riconduce a questa, \u00e8 anche vero che bisogna individuare e scegliere quali sono quegli elementi della conoscenza che ne costituiscono una rappresentazione significativa. Quelli contano. Quelli che si stratificano dentro, che consentono alla propria esistenza di attraversare un tempo ed uno spazio seguendo le tracce che altri hanno lasciato, lasciando tracce che altri forse seguiranno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Errico &nbsp; Disse una volta Giuseppe Pontiggia che se la letteratura ha un senso, ce l&#8217;ha solo se si confronta con le cose essenziali che ci riguardano. 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