• domenica , 19 maggio 2019

25 aprile: a 74 anni dalla Liberazione, quale futuro per la “Repubblica democratica fondata sul lavoro”?

Alle soglie della quarta rivoluzione industriale, mercato e politiche del lavoro mutano. Resta però centrale il ruolo formativo della Scuola

Di Giocondo Talamonti

 

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”

Piero Calamandrei

 

25 aprile 1945: 74 anni fa l’Italia veniva liberata dal nazifascismo. La Resistenza italiana, detta “Secondo Risorgimento“, nata per riconquistare all’Italia libertà e indipendenza, fu nel suo insieme un grande moto civile, cui parteciparono in vario modo le popolazioni delle regioni occupate dalle forze della Germania nazista. Essa vide la mobilitazione coraggiosa del popolo, giovani e giovanissimi, che si ribellarono all’oppressione straniera, disposti a riprendere le armi per abbattere il totalitarismo e il dominio nazista. Determinante in diverse realtà l’apporto delle donne che nel ’44 si costituirono nelle regioni del Nord in “Gruppi di difesa delle donne”.

 

La Costituzione della Repubblica Italiana fonda le sue radici nei tanti sacrifici e lotte del popolo italiano. Una Costituzione non concessa, ma voluta e conquistata dalla Resistenza di un popolo che è riuscito ad ottenere la libertà.

La ricorrenza del 25 aprile tiene vivi gli ideali della lotta di liberazione, ispirati alla piena affermazione dei principi e dei valori fra cui quello di esprimere il proprio pensiero e sentirsi liberi di farlo, senza temere violenze e ripercussioni

 

L’articolo uno stabilisce che «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro»: da qui discende, come conseguenza necessaria, che tutti i cittadini hanno il diritto di essere messi in grado di lavorare, per confermare il loro titolo alla cittadinanza.

Oggi vi è una trasformazione di tale condizione. Nella cultura corrente, non si parla più di posto di lavoro ma di chiamata al lavoro. Il lavoro non è più stabile e quindi il lavoratore è legato alla discontinuità dei processi produttivi.

I lavoratori attuali sono di fatto privati del diritto al futuro, perché non possono programmare la loro vita, dal momento che non sanno che cosa li attende a breve e a medio termine.

 

Lo sviluppo che negli anni passati ha avuto il modello organizzativo del lavoro basato sulla piena occupazione dei suoi abitanti, ma con mansioni di basso profilo, si sta dissolvendo rapidamente. Tali forze lavorative molto più economiche, vengono facilmente trovate spostando la produzione negli Stati orientali. In tale contesto la Scuola, più che insegnare un mestiere deve formare intelligenze critiche e dare una cultura ad ampio spettro perché possa competere in ogni eventuale cambiamento.

L’orientamento diventa centrale per puntare su una prospettiva fatta di ricerca e innovazione.

Il 2020 sarà l’anno della rivoluzione senza fili (5G): entro questa data, la quinta generazione della tecnologia consentirà di navigare ad una velocità esponenzialmente maggiore, e con maggiori garanzie di sicurezza. La comunicazione con il 5G ci spalancherà le porte della quarta rivoluzione industriale, e spianerà la strada ad innovazioni senza precedenti, che cambieranno il mondo e porranno un problema serio riguardante la diminuzione delle ore lavorative.