• mercoledì , 17 ottobre 2018

Esame di Stato al quarto anno: il parere degli esperti

Accorciare a quattro anni la durata della scuola secondaria di secondo grado: una scelta che, al netto della sperimentazione avviata dal MIUR, è già possibile per gli studenti più meritevoli: è quanto prevede il DPR 22 giugno 2009, n. 122.

In quest’ultimo caso lo studente non ha agevolazioni rispetto ai compagni: dovrà studiare in autonomia il programma del quinto anno, che sarà oggetto d’esame.

È chiaro, perciò, che la scuola svolge un ruolo essenziale nel guidare lo studente meritevole verso la decisione giusta: lasciare che il tempo faccia il suo corso o impegnarsi in un percorso difficile per conseguire il diploma un anno prima?

Agata Scarafilo ha intervistato chi ha vissuto questa situazione in prima persona: Maria Mingolla e Domenico Greco, rispettivamente Dirigente Scolastica (reggente) e docente di Matematica dell’Istituto Tecnico Commerciale “Pantannelli Monnet” di Ostuni (Br), nel quale un alunno, Alessandro Ciracì, ha conseguito il diploma con un anno di anticipo e un risultato eccellente: 100/100.

 

// Maria Mingolla: “Complimenti ad Alessandro, ma il percorso è rischioso”

 

In applicazione dell’articolo 6, comma 2, del DPR 22 giugno 2009, n. 122, l’alunno Alessandro Ciracì, ha deciso di concludere anticipatamente il suo percorso di studi, sostenendo l’esame di Stato al quarto anno. Come è stata supportata questa scelta da parte dell’Istituto?

Appena Alessandro ha manifestato la volontà di intraprendere questo percorso, del tutto eccezionale e poco consueto, i docenti si sono messi a disposizione per suggerire all’alunno percorsi alternativi o per aiutarlo in alcuni passaggi che erano specifici del corso di studi del 5° anno, ma molto l’alunno ha fatto anche da sé. Del resto, ritengo che questa esperienza sia calzante, oltre che per quanto riguarda i prerequisiti (la media dei voti previsti), per quei ragazzi che si avvalgono di una competenza complessiva in più nel padroneggiare le conoscenze e tutti i contenuti che vengono messi a disposizione dall’indirizzo specifico di studi.

In più bisogna avere una grande tenacia e volontà, cosa che ha dimostrato di avere l’alunno in questione. I docenti, a livello di aspetti organizzativi complessi, non hanno elaborato qualcosa di specificatamente inerente al percorso ad hoc, ma sono sempre stati al massimo disponibili e pronti a sostenere l’alunno, dove si è resa la necessità, con approfondimenti a riguardo o integrazioni al normale percorso di studi.

 

In qualità di Dirigente scolastica, qual è la sua opinione sulla possibilità di accorciare l’iter di studi ?

Se questo abbreviare il percorso di studi quinquennale si riferisce al fatto che il singolo, come previsto dalla normativa, possa farlo, ben venga se appunto vi è un corredo di capacità, di abilità, di competenze tali da poter investire in un percorso che porta sia a guadagnare probabilmente un anno, ma che rischia, se non corroborato da forme aggiuntive, di poter perdere qualche passaggio anche importante, tenuto conto, poi, che nella scuola attuale vi è l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro. Se il riferimento è, invece, l’orizzonte più ampio per cui si stava prevedendo la possibilità a livello ministeriale di ridurre a 4 gli anni della scuola superiore, personalmente reputo che sia un aspetto che vada abbastanza ben organizzato. Con ciò intendo che, se le ore di offerta di studio (le 5.000 ore circa, previste nell’arco del quinquennio) devono essere comunque garantite nel piano di studi, sebbene articolato in maniera differente, ci debbano essere delle strade parallele, organizzative e di approfondimento, a mo’ quasi di servizi paralleli, con un prolungamento di tempo scuola o di offerta aggiuntiva e con ricorso a forme didattiche di implementazione, che devono ben essere concepite, altrimenti si può rischiare che questa compressione tolga qualità o la pregiudichi all’intero di un percorso più breve.

 

// Domenico Greco: “Essenziale il ruolo guida della scuola”


Data la sua esperienza con l’alunno
Alessandro Ciracì, qual è la sua opinione sul caso specifico?

Come Presidente dei Revisori dei Conti dell’AEDE, ho caldeggiato sin dal primo momento, per il mio allievo Alessandro Ciraci, l’abbreviazione del percorso degli studi in quanto rispondeva a quei requisiti che gli consentivano, come accade in altri Paesi d’Europa, di accorciare di un anno il percorso di studi. Tuttavia, sono anche  dell’avviso che anticipare di un anno questo processo non possa essere esteso a tutti, perché potrebbe creare un corto circuito per l’istituzione.

Individuare, invece, studenti interessati, meritevoli, maturi per affrontare un percorso di abbreviazione, è una bella scommessa che il nostro Istituto ha affrontato e l’ha vinta, visto che l’allievo non solo ha partecipato agli Esami di Stato, ma ha anche ottenuto un ottimo risultato: 100/100.

 

D’altronde, la nostra Scuola ha risposto da sempre, al suo compito primario di aiutare la crescita personale, rafforzare le consapevolezze, definire le capacità, indirizzare le scelte, almeno in ambito professionale.

In definitiva, sono convinto che, da un punto di vista didattico, la sperimentazione quadriennale non debba essere rivolta ad intere classi, ma solo ed esclusivamente ad allievi del quarto anno meritevoli e rispondenti ai requisiti previsti dalla norma.

 

Riferimenti normativi

DPR 22 giugno 2009, n. 122

 

LEGGI QUI L’INTERVISTA AD ALESSANDRO CIRACI’