• giovedì , 14 Novembre 2019

Il futuro del Sud è nella formazione

di Antonio Errico

Dice l’ultimo rapporto Svimez che il Sud è a rischio di sottosviluppo permanente.
Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13%. Nel 2014 si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo storico registrato oltre 150 anni fa. Nei prossimi anni si verificherà uno stravolgimento demografico dalle conseguenze imprevedibili.
Dal 2001 al 2014 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1,6 milioni di persone, rientrate 923 mila, con un saldo migratorio netto di 744 mila persone, di cui 526 mila under 34 e 205 mila laureate.
Il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui (contro il 28,5% del Centro-Nord)
Nel 2014 gli occupati al Sud toccano livelli di quasi 40 anni fa: 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni, il livello più basso almeno dal 1977.
Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (133mila). Il Sud, invece, ne ha persi 45mila.
In Italia sono 3 milioni e 512mila i giovani Neet, in aumento di oltre il 25% rispetto al 2008. Tra i Neet, due milioni sono donne e quasi due milioni sono meridionali.
E’ lo scenario di Sud desolato, abbandonato, deserto; un accartocciamento del progresso, una catastrofe di civiltà, un accanimento della storia.
Ma il Sud è abituato a ricominciare. In fondo non ha fatto altro che ricominciare. Si è sempre allenato per il secondo tempo. La storia del Sud è fatta di questo: ha pareggiato al secondo tempo e poi ha perso la partita ai rigori.
Ma i giovani che hanno fiato, che sanno giocare, ai rigori non ci devono neppure arrivare. Possono vincere la partita, a condizione che imparino a pensare e a fare gioco di squadra. Da soli non si va da nessuna parte, e se anche si arriva in area di rigore, c’è sempre qualcuno che ti falcia le gambe. Nel gioco di squadra, da tempo, i compagni essenziali sono Mediterraneo e Europa. Domani lo saranno ancora di più.
Ma i giovani andranno via dal Sud. Come sarà il Sud senza giovani? Prima di tutto sarà triste. Un luogo dove mancano i volti e le voci dei giovani è triste. Poi sarà senza entusiasmo, perché l’entusiasmo è soprattutto un privilegio dei giovani. Sarà un luogo senza energia, senza creatività, immobile, stanco, malato di nostalgia, con lo sguardo rivolto verso il passato. Sarà un luogo povero, un granaio vuoto, perché un luogo senza giovani non si trasforma, non si sviluppa, non si rigenera, non si rinnova, non progredisce. Sarà un luogo con una cultura rugosa, contratta, ripiegata su se stessa, priva di relazioni e di confronti. Avrà un’economia senza dinamica. Sarà una società con le porte rinserrate, indifferente, e forse ostile, al nuovo, all’altro. Sarà un luogo deserto di futuro. Forse sarà un luogo marginale ed emarginato.
Allora la domanda è questa: chi vuole un Sud così? A chi giova? La risposta forse è semplice, addirittura semplicistica. Non può volerlo nessuno perché a nessuno può giovare. Non al Nord. Non all’Europa. Un Nord e un’Europa senza le risorse umane, culturali, materiali del Sud sono impensabili.

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