Come si gioca black jack

  1. Iron Dog: In termini di qualità dei giochi, è come ci si aspetterebbe da un prodotto sviluppato da Playtech.
  2. Quanti Numeri Ha Una Roulette - La maggior parte dei casinò svedesi oggi prendere la sicurezza molto sul serio e Playzee è davvero non fa eccezione.
  3. Slot Machine Gioco Gratis In Linea: Quei giri extra possono essere utilizzati sul Libro dei Morti slot.

Roulette metodo james bond

Roulette Vincente Numero Pieno
Lasciando le carte di credito a casa assicura che non si tenta di rendere indietro le perdite prendendo un anticipo in contanti costoso sulla vostra carta di credito.
Cowinspark Casino 50 Free Spins
Il credito del casinò gratuito viene aggiunto al tuo account e quindi puoi iniziare a giocare.
Fortunatamente, l'intelligenza artificiale sta migliorando continuamente.

Bingo con bonus senza deposito immediato

Sisal Casino No Deposit Bonus
I dati in denaro reale vengono visualizzati nella parte inferiore dello schermo.
Cashwin Casino No Deposit Bonus
La dispersione paga da solo potrebbe arrivare fino a 1000x la puntata totale.
Macchinette Videogiochi

La Sirenetta di Eco di Fondo: se tra Barbie e Ken spunta Orsetto Peloso

di Vincenzo Sardelli
LA-SIRENETTA, eco di fondoDelicata come una fiaba, potente come la cronaca. Energica come la vita e il suo corredo di crudeltà verso chi sfugge all’omologazione. C’è più Andersen che Disney nella Sirenetta di Eco di Fondo, spettacolo approdato lo scorso ottobre all’Elfo Puccini di Milano dopo l’esordio primaverile a Campo Teatrale. Eco di Fondo, giovane compagnia milanese guidata da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, continua a esplorare miti e fiabe per parlare del presente. Dopo la commovente riflessione sull’eutanasia di Orfeo ed Euridice (2014), dopo il variegato O.Z., storia di un’emigrazione (2015), ecco ora un delicatissimo lavoro su identità e bullismo.

Qui la Sirenetta è un essere terracqueo che vive con angoscia la propria diversità. Possiede (o crede di possedere) una lunga coda di pesce al posto delle gambe, il che le impedisce di camminare normalmente, e la sottopone a discriminazioni e angherie. La “diversità” è negli sguardi altrui, ma anche nelle insicurezze della protagonista, essere astratto senza una precisa identità di persona e di genere. Ecco perché, in scena, è interpretata contemporaneamente da quattro diversi attori (gli stessi Ferraù e Viana, insieme a Riccardo Buffonini e Libero Stelluti), o meglio dalle loro ombre. Ogni ombra è simulacro di un’individualità brancolante, sfaccettatura della polimorfa fragilità adolescenziale, asilo di tutte le insicurezze. Se a infierire su queste insicurezze è un’identità sessuale nebulosa, fuori catalogo, sottoposta al giudizio altrui, i risvolti possono essere tragici.

Partendo da lettere di ragazzi che hanno deciso di suicidarsi, Giacomo Ferraù dà voce al disagio esistenziale.

Non è la contrapposizione ideologica tra famiglia tradizionale e famiglia gender. Qui si prova a riflettere senza dogmatismi, con un linguaggio figurato emozionale, senza steccati né faziosità.

La fiaba della Sirenetta e della sua coda è l’espediente per raccontare una storia liminare, una vicenda tormentata in bilico fra bisogno di definirsi – e di affermarsi con la propria identità – e la fascinazione per il mondo di esseri umani normalmente bipedi, normalmente camminanti e omologanti.

La versione di Eco di Fondo richiama più Andersen che Disney per una serie di dettagli brutali. Se in Disney la Sirenetta Ariel deve ottenere il bacio del  vero amore dal principe di cui è innamorata per restare tra gli uomini (viceversa tornerà sirena, e al peggio diventerà schiava di Ursula, la Strega del mare, cui qui dà voce Arturo Cirillo), in Andersen essa deve convincere il principe a sposarla. Diversamente morirà e, non avendo l’anima che la rende immortale come gli uomini, andrà persa per sempre.

In Eco di Fondo tutto sembra tramare contro la malcapitata protagonista. Cieca e seminuda, sola e incompresa, Ariel incede dolorosamente sulle pinne verso un esito autodistruttivo.

Il tema ostico sfuma attraverso la metafora e la poesia, si stempera dentro una scenografia di veli, diaframma tra reale e onirico. Ragione e sentimento s’inseguono. Presente e passato s’intrecciano. I veli creano un guscio tridimensionale per ingegnose ombre cinesi, accompagnate da voci fuori campo che sono contrappunti narrativi capaci di proiettare fiaba e spettatore in un medesimo spazio surreale. Uomini-pesci si muovono in un mare che è sudario, incresparsi d’onde, vela agitata dal vento. L’acqua è liquido amniotico, allegoria del viaggio esistenziale che dal grembo materno conduce alla vita vera.

Ma non tutti siamo equipaggiati allo stesso modo. E allora l’acqua può essere rigurgito verso il passato, riflusso verso un’infanzia indistinta, dove l’identità sessuale è riconoscibile solo attraverso gli abiti che indossiamo. Sommersi dall’acqua, nascondiamo i nostri caratteri distintivi e le nostre paure.

In questo teatro affascinante s’alternano dialoghi al buio e danze da carillon, colori soffusi e ombre festose. Di quando in quando fanno capolino dialoghi buffi. Ne sono protagonisti non uomini o mitologiche creature antropozoomorfe, ma bambole e pupazzi. Una Barbie mascolina, rampante e altezzosa, cerca di spadroneggiare su un Ken efebico dalla voce in falsetto. Ken preferisce confidarsi con Orsetto Peloso, docile, silenzioso, disposto ad ascoltare più che a dare ordini. Gli occhi  luccicanti di Orsetto rapiscono Ken, assorbito in una sentimento nuovo e trascinante. Barbie e i suoi infiniti alter ego (Barbie-agente segreto, Barbie-medico, Barbie-educatrice, Barbie-religiosa, Barbie-viaggiatrice) stigmatizzano il comportamento di Ken, lo condannano alla solitudine.

Smorzano la tensione i non rari momenti d’ironia, e soprattutto un linguaggio scenico raffinato. La presenza incorporea dell’ombra si fonde con la presenza materiale e corporea degli attori.

Lampade a bassa tensione forgiano sagome sfocate. Lo svariare delle superfici di proiezione crea gradazioni molteplici. Luci puntiformi si aprono sui momenti topici, producono squarci cromatici che amplificano le emozioni. È una partitura di prospettive elastiche.

Il sottofondo musicale alimenta l’atmosfera mitica di quest’artigianato poetico, che diventa per lo spettatore riflessione sul rapporto mutevole e immateriale con la realtà e con i molteplici lati dell’essere.

I TEMI AFFRONTATI

È nebbiosa e ambivalente questa drammaturgia, che sommessamente invita a uscire dal cono della solitudine, e altrettanto sommessamente solidarizza con la paura.

Questo lavoro non si schiera, e a qualcuno può sembrare un limite. Di fatto invita senza moralismi e pedagogismi alla riflessione su diversità e discriminazione, sulle conseguenze nefaste del bullismo, che a volte si traducono in tragedia.

 

LA SIRENETTA

uno spettacolo Eco di Fondo
regia Giacomo Ferraù
con la collaborazione registica di Arturo Cirillo
drammaturgia Giacomo Ferraù e Giulia Viana con il contributo della Compagnia
con Riccardo Buffonini, Giacomo Ferraù, Libero Stelluti e Giulia Viana

e con Arturo Cirillo che presta la sua voce alla strega del mare
assistenti alla regia Piera Mungiguerra, Simon Waldvogel e Michele Basile
disegno luci Giuliano Almerighi
coordinamento coreografico Riccardo Olivier
progetto video Riccardo Calamandrei
organizzazione Elisa Binda
produzione Eco di fondo in coproduzione con Campo teatrale

 

INFO:

www.ecodifondo.it, ecodifondo@gmail.com

ETÀ: dai 16 anni

 

La Sirenetta di Eco di Fondo se tra Barbie e Ken spunta Orsetto Peloso di Vincenzo Sardelli

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *