Storytelling digitale a scuola
“Storytelling” è un termine che i linguisti ( come si viene a sapere quando capita di ascoltare le loro conversazioni pubbliche) trovano perfino troppo abusato ormai dai linguaggi della politica o della pubblicità d’impresa o del giornalismo, come d’altronde è accaduto al termine “narrazione”. Nel mondo della scuola, che è il nostro campo di interesse, di storytelling si parla poco e quella di “raccontare storie con le tecnologie” è una prospettiva di lavoro ancora non molto praticata, nonostante la notevole presenza sul web di strumenti operativi e nonostante i risultati positivi che ci forniscono le esperienze didattiche (poche in Italia) condotte in questo settore. Qualcosa si muove anche da noi, comunque.
Si è svolto recentemente a Gorizia, ad esempio, un seminario dedicato al Digital Storytelling applicato alla didattica.
E’ dunque di storytelling digitale e delle sue potenzialità educative che ci parla Nicoletta Di Blas, nel volume Storytelling digitale a scuola.
Di Blas è ricercatrice in pedagogia speciale al Policlinico di Milano, collaboratrice a esperienze di ricerca sull’uso di storytelling digitale in ambito educativo. Esperta di comunicazione, l’autrice si pone un obiettivo concreto: quello di offrire agli insegnanti una guida pratica per utilizzare al meglio le nuove tecnologie e costruire insieme con gli alunni forme di comunicazione innovative, attraverso l’uso integrato dei diversi media (video, immagini, suono, audio). Lo fa in un testo snello, che già di per sé, per l’impianto espositivo e per il linguaggio adottato, è un modello di efficacia comunicativa, di “comunicazione vera”, come direbbe l’autrice stessa. I quattro capitoli di cui si compone, dopo una premessa e una prefazione, trattano in modo ordinato quattro argomenti essenziali: cosa è lo storytelling digitale (cap I-Introduzione), quali sono i principi della comunicazione (cap. 2 –Principi di comunicazione ), come costruire una storia digitale (Cap.3-Costruire una storia digitale) e infine una valutazione, supportata da dati, dei benefici educativi dello storytelling (cap 4-I benefici dello storytelling digitale). Ogni capitolo include riquadri esplicativi, esercizi, strumenti di lavoro (tabelle, matrici, ecc.) e sintesi conclusive. Chiudono l’opera due appendici e la bibliografia.
Il lettore viene così portato passo passo ad appropriarsi delle nozioni utili e degli strumenti per diventare costruttore di storie con l’aiuto delle tecnologie. Errato pensare però che i destinatari del testo siano esclusivamente gli insegnanti di italiano: lo storytelling digitale a scuola è una forma comunicativa “trasversale”: veicola, con una struttura narrativa, esperienze e conoscenze di diversa natura e può avere dunque per oggetto qualunque contenuto che si agganci al curricolo scolastico. Come spiega nella prefazione il prof. Paolo Paolini, direttore dell’HOC- LAB del Politecnico di Milano, “…quello che rende una comunicazione una storia è un atteggiamento dell’autore, che intende prendere il lettore per mano e condurlo lungo un percorso….Altrettanto importante è l’atteggiamento dell’ascoltatore, che si lascia prendere per mano e condurre lungo questo percorso. In questa accezione, una storia è diversa dalla comunicazione tradizionale: enfatizza un percorso narrativo e non pretende di essere organica o sistematica. Una storia non è una enciclopedia né un trattato: vuole avvincere e convincere, non organizzare ed esaurire un argomento”.
Lo storytelling ha dunque le caratteristiche di una comunicazione autentica: veicola un messaggio, lo sviluppa attraverso contenuti efficaci, si rivolge ad un pubblico reale, è visibile a tutti online, risponde ad uno o più scopi (convincere, ecc..), in base ai quali sceglie forma (accattivante) e strumenti (diversi). In più, è un prodotto interattivo che si avvale della efficacia comunicativa di più media e dei loro linguaggi integrati. Risponde quindi ai bisogni comunicativi della società contemporanea che nella scuola spesso non trovano adeguato riscontro.
Certamente produrre uno storytelling richiede competenze complesse. Ma comunicare, integrare linguaggi, progettare, fare scelte, usare le tecnologie, cooperare non sono forse le competenze di cittadinanza che del curricolo scolastico sono la struttura portante, non costituiscono forse gli obiettivi trasversali che ogni docente vuole perseguire?
E comunque, ci spiega l’autrice nel suo discorso, è una sfida che vale la pena di affrontare, per la vasta gamma di benefici che ne possono derivare sul piano formativo.
Per dimostrarlo, fa riferimento ai risultati di PoliCultura, una delle più rilevanti esperienze di attività di Storytelling digitale in ambito di educazione formale, gestita dal 2006 dal laboratorio HOC LAB del Politecnico di Milano. Si tratta di un concorso di produzione di storytelling rivolto alle scuole di diverso grado, basato sullo strumento- autore “1001storia” elaborato da Hoc Lab. Collaboratrice del progetto, l’autrice disegna un quadro complessivo dell’esperienza che si è evoluta negli anni, utile ad orientare il lettore, quindi illustra il funzionamento dello strumento-autore, ossia un web-service che consente di creare, online, storie multimediali e interattive, e fornisce una guida chiara per usarlo. Chi tra i lettori volesse lanciarsi nell’esperienza avrebbe infatti accesso allo strumento- autore 1001storia e alle 1500 storie fin qui prodotte .
Sono storie raccontate dagli alunni, sotto la guida dei loro docenti, ed è forse pleonastico sottolineare che il valore della esperienza è strettamente legato al grado di partecipazione e di autonomia raggiunto dagli alunni nel realizzarla. Un materiale molto vario, ovviamente, per qualità, contenuti, ecc, dal quale comunque è possibile farsi una idea di quello che fino ad ora è stato inteso per storytelling in ambito scolastico.
A conclusione del discorso, sulla base dei dati ricavati dai diversi sistemi di rilevazione adottati nell’indagine di Policultura, possiamo prendere atto della vasta gamma di benefici ricevuti dal fare esperienza di storytelling a scuola, sia da parte degli alunni, sia da parte dei docenti. Relativamente agli alunni, i campi di indagine contemplano praticamente tutte le abilità che vanno dalla comprensione e curiosità verso l’argomento trattato alle abilità di apprendimento e innovazione, a quelle legate all’uso delle tecnologie per informazione, alla comunicazione e ai multimedia, fino a a quelle necessarie per la carriera e per la vita: vengono cioè analizzati i benefici che lo storytelling apporta agli allievi relativamente alle conoscenze e alle competenze che è necessario che gli studenti possiedano per avere successo nel lavoro e nella vita, nel 21° secolo ( pag. 93). Una ulteriore area indagata, non secondaria nel momento storico che la nostra scuola sta vivendo, è la motivazione .
Non entriamo nel merito dell’indagine, né degli strumenti adottati. Quello che ci può interessare è cosa da questa esperienza si può portare a sistema e come far diventare la creazione di storytelling una prassi adottabile da tutti i docenti.
Considerare lo storytelling una attività “speciale” che “ sporge dal curricolo” è l’ottica adottata da Policultura. Condividiamo che sia speciale, nel senso che non è pratica da seguire tutti i giorni, perché richiede tempi, spazi, risorse, collaborazioni che è difficile mettere insieme. Il rischio però è che essa, vissuta come “straordinaria” quindi “altro” rispetto al curricolo, sia vista come alternativa al normale “fare scuola”. Nel qual caso l’interesse verso questa attività si esaurirebbe presto e sarebbe veramente un peccato sprecare l’opportunità, che essa offre, di incidere efficacemente sulla didattica della lingua e dei processi cognitivi.
Fare storytelling è in questo momento attività sperimentale e innovativa, e per questo a noi sembra che debba e essere rigorosamente programmata e gestita. E non può essere estranea agli ordinari vincoli di contenuto, di tempo, di verifica del risultato del curricolo. Del curricolo adottato dalla scuola deve condividere principi, obiettivi, contenuti,metodologie, esiti. I suoi contenuti culturali possono essere i più disparati, ma devono comunque accrescere il sapere degli allievi, che si tratti di contenuti disciplinari o della contemporaneità.
Può dimostrare la sua efficacia, e anche la sua dirompenza, se i processi che innesca sono controllabili e verificabili, con gli strumenti e secondo i criteri di valutazione adottati dal curricolo. Solo rispondendo a queste esigenze potrà divenire uno strumento di lavoro consolidato.
Il docente che voglia cimentarsi con questa attività, in conclusione, sarà certamente un docente entusiasta, curioso, interessato alle tecnologie, ma dovrà mettere in ballo prima di tutto le sue competenze didattiche e progettuali. Sarà questa una buona occasione per verificare le proprie competenze professionali.
Storytelling digitale a scuola, Nicoletta Di Blas, Apogeo education, 2016

