#21Marzo. Come attivare la resistenza culturale contro le mafie
Come costruire lenti nuove con cui guardare alla realtà di nuove mafie complesse, mutevoli, sfuggenti, mimetizzate
Di Enrica Bienna
In un periodo in cui i comportamenti illegali sono ormai diffusamente innestati nel tessuto sociale e facilmente assimilabili a comportamenti di stampo mafioso, quale risonanza può avere per noi insegnanti l’invito del presidente Mattarella a creare nelle scuole quella “crescita culturale” necessaria a combattere le mafie?
Cogliamo certo la portata della sfida: si tratterà di rivoluzionare, nei nostri alunni, nella società, idee e comportamenti largamente condivisi, di modificare sistemi di valori e costruire nuove identità, in conflitto con quelli dei contesti sociali e familiari degli alunni. Si tratterà di lavorare basandoci essenzialmente sugli strumenti culturali in nostro possesso e sulla forza di modelli valoriali di cui noi dovremo essere per primi i portatori.
Ma sappiamo veramente di quali strumenti abbiamo bisogno? Penso, d’impulso, che i primi strumenti che ci servono sono lenti nuove con cui leggere una realtà mutevole e complessa. Altrimenti saremo incapaci di mutare alcunché. Accade infatti spesso che la realtà ci sfugga, o la leggiamo male, e non siamo consapevoli che a condizionarci sono gli stereotipi di cui siamo portatori. Ad esempio, numerosi stereotipi diffusi che riguardano la mafia, anche “colti”, impediscono spesso anche a noi insegnanti di riconoscerne le nuove forme, i nuovi fenomeni, e di leggere i pericolosi segnali che ci vengono dal contesto (interessante l’analisi sul sito: http://www.centroimpastato.com/gli-stereotipi/).
Allo stesso modo, sappiamo che sono gli stereotipi trasmessi dai contesti sociali e familiari ad influenzare l’identità dei bambini dei contesti a rischio (pensiamo agli stereotipi dell’ “uomo di potere”, del “forte con i deboli”, dello “stato inesistente”, e via via gli stereotipi sessisti, omofobi, razzisti..). Sono questi che diventano potenti strumenti di manipolazione dei gruppi e son questi che dettano comportamenti omertosi, violenti, comuni a malavitosi a bulli.
Ma abbiamo le competenze per aiutare i bambini a smontare questi schemi rigidi e poveri, e poi a formarsi nuovi schemi mentali aperti e flessibili con cui osservare e interpretare se stessi, gli altri, il mondo, per poi progettare interventi e miglioramenti?
Si tratta di costruire strumenti mentali potenti, per operare sulla sfera cognitiva, relazionale, affettiva. Fornirli a tutti, sarebbe già un’operazione di notevole impegno e valore culturale. Sarebbe un primo passo di un lungo percorso di “resistenza culturale”.


