• martedì , 7 Luglio 2020

#21marzo. Conversando di scuola e di mafia

no-mafia

Come spiegare alle alunne e alunni di una terza media la necessità di un impegno civile a partire da piccoli? 

Di Rita Bortone

“Scuola e Amministrazione” accoglie e rilancia l’appello del presidente Sergio Mattarella, perché la scuola diventi i “il naturale e principale terreno” per creare una “resistenza civile” contro le mafie, che attivi una “crescita culturale” necessaria per combatterle.

Il numero di marzo della nostra rivista propone non a caso in copertina l’immagine di Renata Fonte, prima vittima innocente di mafia nel Salento, uccisa per il suo impegno civile. Renata Fonte era un’insegnante.

Riportiamo alcuni stralci tratti da una conversazione di Rita Bortone, esperta formatrice e componente del comitato di redazione della rivista, con i ragazzi di una III media della Provincia di Lecce, impegnati in un Progetto a favore della legalità e contro la mafia.

Il titolo che della relazione è Il sapere e la formazione per contrastare la mafia.

Sapere non basta

Bisognerebbe ragionare prima di tutto sulle parole del titolo: sapere e formazioneE’ vero che alla base di qualunque scelta di vita c’è il sapere da noi posseduto, la conoscenza (la quantità e la qualità delle conoscenze che ciascuno di noi ha), ma è ingenuo pensare che sapere come stanno le cose e conoscere le brutture altrui basti per fare scelte diverse: tra i mafiosi c’è manovalanza ignorante, vero, ma ci sono teste pensanti che di cose ne sanno, e non mancano di ciò che generalmente viene definito “cultura”! Quindi il primo punto che voglio sottolineare è questo: il sapere è necessario, ma non è sufficiente. SAPERE NON BASTA!

 

Il mondo non è diviso in buoni e cattivi

Il rischio dei ragionamenti che si fanno a scuola (non nella vostra scuola, ma nella scuola in genere) è quello di far apparire il mondo diviso in due schiere, quella dei cattivi e quello dei buoni, o per meglio dire quello di far apparire il male e il bene come due aspetti definiti e contrapposti: questo è male, questo è bene. Nelle grandi cose (uccidere è male, denunciare è bene)  e nelle piccole cose (offendere il compagno è male, rispettarlo è bene, buttare la carta per terra è male, buttarla nel cestino è bene). Nella realtà le cose non stanno così: il male ha molte sfumature, molta gradualità, molte facce, e spesso sono belle facce, allettanti e convincenti, a volte persino ammantate di una maschera che sembra “bene”, e non è facile riconoscerlo.


I nemici del vostro pensiero e della vostra libertà

La banalizzazione del male e il “così fan tutti”.La gerarchia di valori e le proiezioni di vita che assumete acriticamente dalla società dei consumi e del successo, attraverso i modelli di vita che la comunicazione di massa vi propone.

La relazionalità concepita come appartenenza a certi gruppi sociali e non come rapporto profondo tra persone.

La tendenza a guardare criticamente i comportamenti di chi non ci è vicino, che non ci coinvolge affettivamente, ma non quelli delle persone a cui siamo legati affettivamente o quelli nostri stessi (è facile trovare giustificazioni alle scelte nostre o di coloro che amiamo…). La cattiva interpretazione del concetto di libertà e lo smarrimento del senso del limite.

La banalizzazione del monstruum ad opera della tv, della stampa, delle fiction, che “normalizzano” e rendono “possibile” e “pensabile” e “fattibile” qualunque cosa.

La tendenza dei vostri genitori ad assecondare sempre e comunque i vostri desideri, a giustificare sempre e comunque i vostri errori, ad attribuire sempre e comunque ad altri ciò che non va bene del vostro comportamento o dei vostri insuccessi.

L’assenza di luoghi d’incontro e di attività associative che vi spingano a divertirvi e a fare cose insieme, per promuovere il bene comune, invece di stare soli a giocare col tablet.

La scarsa diffusione, nelle scuole, di ambienti d’apprendimento e spazi d’Istituto concepiti funzione di una comunità  di adulti e di giovani che persegue obiettivi comuni, non di individui che competono fra loro

 

 


Devi imparare a fare molte cose…

Se è vero quello che il vostro progetto dice di volere, e cioè una società non solo priva delle mafie e delle grandi illegalità di vario tipo, ma una società in cui la quotidianità della vita sia più giusta, più solidale, più umana, più rispettosa dell’altro, più inclusiva, allora gli strumenti che ci dobbiamo costruire non sono solo i saperi intesi come informazione, come conoscenze, ma sono strumenti più difficili da costruire, anche se ancora più necessari :occorre imparare a pensare criticamente (in un mio scritto di tanto tempo fa affermai che “essere intelligente oggi è più difficile”: che volevo dire?)

occorre avere il coraggio di guardare criticamente anche chi ci è vicino e a cui vogliamo bene: per smettere di voler bene? No, ma per non imitare acriticamente gli esempi che ci vengono proposti

occorre imparare a porre domande a noi stessi,  a scoprire il perché dei nostri comportamenti, a scoprire gli effetti dei nostri comportamenti sugli altri, sul mondo circostante, a  scoprire quali sono i nostri valori reali, le nostre gerarchie di valore

occorre imparare a non “intrupparci”, a capire cosa pensiamo veramente e cosa vogliamo veramente anche  a costo di discostarci dal gruppo, dai nostri amici…

occorre imparare a non credere nell’informazione senza verifiche di veridicità, e a distinguere ciò che è vero documentatamente da ciò che è opinione di altri

occorre comprendere che la libertà è tale se si muove all’interno di  regole rispettate

occorre imparare a valutare e a scegliere in base a principi scelti consapevolmente, anche quando mancano regole specifiche per quella situazione

occorre imparare a rispettare l’altro non solo dandogli il turno di parola o ascoltando il suo punto di vista, ma rispettando e tutelando e proteggendo i suoi sentimenti, evitandogli sofferenza: occorre affinare la tua sensibilità

 

 

Anche la scuola e anche i tuoi genitori devono imparare molte cose…

occorre che la scuola si faccia carico non solo del tuo sapere e di una educazione intellettuale che ti alleni a discriminare, a comprendere, a valutare, a scegliere,  ma si faccia carico della tua educazione sentimentale ed etica, della tua educazione alla responsabilitàoccorre che la scuola costruisca ambienti dove si allena il senso del bene comune come valore più alto del bene personale privato

occorre che la scuola si faccia carico di un progetto educativo che abbia come destinatari anche i genitori, ai quali va forse proposta qualche riflessione sulla dannosità di certi modi di vivere il ruolo genitoriale:

 

non educa bene il genitore che soddisfa sempre e comunque il desiderio del figlio

che giustifica sempre e comunque il comportamento del figlio

che coltiva amicizie solo perché socialmente degne

che consente amicizie di cui non conosce nulla

che accetta l’indifferenza  del figlio verso la cultura

che ti regala il cellulare di ultima generazione e non si domanda mai se stai leggendo qualcosa e cosa

che ti colma di cibi e di motorini e di tecnologie avanzate ma non spende tempo a ragionare con  te delle cose del mondo

……..

Davvero guardiamo il mondo dalle spalle di giganti?

Il vostro progetto vuole farvi guardare lontano, vuole proiettarvi verso un futuro migliore, e alludendo agli eroi della lotta alla mafia, Falcone, Borsellino, Impastato, vi incoraggia: ce la potete fare, perché potete guardare il mondo stando sulle spalle di giganti…Ma io penso che dovete fare attenzione, perché spesso il vostro sguardo non parte affatto da spalle di giganti, e quelli che sono i vostri reali modelli di riferimento quotidiani, e che vengono dalla TV ma anche dalla strada, dalle Istituzioni, dalla famiglia, dalla scuola, e che costituiscono i vostri affetti, la vostra comoda quotidianità, la vostra rassicurazione esistenziale, e che vi attraversano ogni giorno  le menti e le coscienze…, non sempre sono giganti.

Voi dovete amarli comunque, e rispettare i loro ruoli, e comprendere le loro scelte, ma dovete avere il coraggio di conoscerli per quello che sono,  giganti o pigmei, e  di distinguervi da loro se è necessario: dovete farlo se volete scoprire  davvero, al di là dei progetti, chi siete voi e cosa volete dalla vostra vita, per voi stessi  e per la comunità che delle vostre vite si nutre.


Questioni di libertà e di etica

Vi lascio con due citazioni per me molto importanti: la prima è tratta da un libro molto famoso, Etica per un figlio, di un autore che si chiama Savater,  e riguarda il concetto di libertà come categoria fondamentale per una costruzione etica della persona. La seconda è tratta da uno scritto meno nobile, un mio vecchio scritto che si chiamava  Lettera di una Preside ai nuovi Dirigenti, e che può forse far riflettere non solo il mondo della scuola e dei dirigenti, cui si rivolge, ma tutti gli adulti che sono responsabili dell’educazione di  voi giovani alla legalità.Da Savater, Etica per un figlio, Laterza 2007: “Ti diranno: libertà? Ma di che libertà parli? Come si fa ad essere liberi se ti mangiano il cervello con la TV, se i politici ci ingannano e ci manipolano, se i terroristi ci minacciano, se le droghe ci rendono schiavi, e se non ho neanche i soldi per comprarmi la moto che vorrei? Se ci rifletti un momento, ti renderai conto che quelli che si lamentano così, in realtà sono ben contenti di sapere che non sono liberi. In fondo pensano: Uh, bel peso che ci siamo tolto di dosso! Dato che non siamo liberi non abbiamo colpa di quello che ci succede (…). Siccome optare liberamente per certe cose in certe circostanze è molto difficile (…)allora è meglio dire che non c’è libertà, per non riconoscere che si preferisce fare quello che è più facile (…) Tutti questi problemi hanno a che fare con il problema della libertà, che è la questione di cui si occupa specificamente l’etica (…) Libertà è decidere, ma anche, non dimenticarlo, renderti conto che stai decidendo (…)”

Da R. Bortone, “Lettera di una Preside ai nuovi Dirigenti”, S&A : “ Efficienza ed efficacia non bastano: occorre una dirigenza “etica”. Ti hanno insegnato le regole dell’efficienza e dell’efficacia, ma ti hanno raccomandato anche i principi della legalità, della trasparenza, della rendicontazione, della condivisione. Firmerai progetti formativi che si riferiscono a principi e a valori sociali elevati, e al personale ricorderai il rispetto delle norme e la deontologia professionale. Ma saranno (…) le tue scelte concrete a svelare cosa è davvero importante per te e cosa non lo è, a palesare i tuoi principi ispiratori, a costruire nella scuola gerarchie di valori. (…) Non sarà facile, perché la scuola è spesso un mondo ambiguo e grigio, dove il bene e il male hanno confini sfumati, dove l’immoralità assume spesso il volto inoffensivo e ammiccante della vecchia prassi, della familiarità, della comprensione, del laissez faire, del così fan tutti. (…) Tu, che dirigi una scuola, che promuovi la formazione delle giovani generazioni, che hai come compito precipuo quello di sviluppare il capitale sociale del Paese, sarai determinante nel promuovere o nell’affossare il senso civico e istituzionale della tua Istituzione scolastica, e lo sarai a seconda di quanto ti starà a cuore perseguire una gestione etica della scuola”.