Alternanza scuola – lavoro: è ora di cambiare registro
Intervista ad Alfredo Prete, presidente di Unioncamere Puglia e Camera di Commercio di Lecce: “Influenza importante sull’occupazione giovanile, ma bisogna crederci”
Di Francesca Rizzo
Avvio al mondo del lavoro o perdita di tempo? L’alternanza scuola – lavoro, introdotta dall’arcinota legge sulla Buona scuola (legge 13 luglio 2015, n. 107), ha scatenato un putiferio che fatica a placarsi. Gli studenti che hanno intrapreso percorsi di alternanza hanno denunciato esperienze pessime, fatte di mansioni che certamente non preparano al mondo del lavoro, scarse tutele e persino molestie.
Ciò non toglie che – naturalmente con i necessari cambiamenti, tra cui innanzitutto un maggiore controllo sull’operato dei datori di lavoro – le potenzialità di un’“anteprima” di cosa significhi lavorare in azienda, per gli studenti e per il mercato del lavoro, sono davvero tante.
La decisione di delegare alle Camere di Commercio il ruolo di gestire i percorsi di alternanza si muove in questa direzione: avere un ente terzo che fa da tramite tra le esigenze delle imprese e quelle della scuola (e dunque degli studenti) è un modo per creare un dialogo costruttivo, valorizzare le eccellenze e risolvere insieme i problemi, anche attraverso iniziative a carattere locale.
Ma come trasformare concretamente uno degli incubi di studentesse e studenti italiani in un percorso davvero fruttuoso? Ne abbiamo parlato con Alfredo Prete, presidente di Unioncamere Puglia e Camera di Commercio di Lecce.
// L’INTERVISTA Dottor Prete, qual è il ruolo della Camera di Commercio nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola – lavoro?
L’ultimissima riforma delle Camere di Commercio, introdotta dal decreto legislativo 219 del 25 novembre 2016, ha portato all’interno delle Camere di Commercio la funzione alternanza scuola-lavoro. Il nostro compito è fare da collante, da intermediario tra scuole e imprese, con la costituzione all’interno delle Camere di Commercio di un vero e proprio registro, all’interno del quale si incontrano domanda e offerta.
Quali sono le potenzialità offerte dall’alternanza scuola – lavoro?
Lì dove l’alternanza scuola-lavoro funziona realmente, e mi riferisco soprattutto ai Paesi del Nord Europa e alla Germania, il tasso di disoccupazione giovanile è bassissimo, perché molto spesso gli studenti che svolgono gli stage all’interno delle aziende, alla fine del percorso scolastico vengono assunti dalle stesse aziende, che durante il periodo di alternanza hanno la possibilità di verificare l’attitudine dei ragazzi a svolgere le mansioni assegnate. Essendo un percorso di introduzione al mondo del lavoro, inoltre, i ragazzi percepiscono un piccolo stipendio, proprio come accade a chi lavora a tutti gli effetti.
Quali sono, invece, le criticità?
L’alternanza è un progetto molto interessante, ma il rischio è che rimanga bello e interessante solo sulla carta. In Italia intorno all’alternanza c’è stata una serie di problematiche, anche perché i ragazzi venivano effettivamente impiegati in mansioni inutili. Se invece si dà grande importanza a questi percorsi, possono avere un’influenza importante sull’occupazione giovanile.
Cosa bisogna fare perché l’alternanza scuola – lavoro funzioni realmente?
È necessario innanzitutto che gli enti preposti finanzino questi percorsi. Ora bisognerà capire anche come vorrà procedere il nuovo governo che si insedierà a breve. L’alternanza scuola-lavoro va di pari passo con il mondo della scuola, bisogna capire anche che cosa accadrà in questo senso, ad esempio se ci sarà una nuova riforma della scuola.
Io auspico che, visto che questo progetto funziona molto bene a livello europeo, anche in Italia possa diventare importante, soprattutto in favore dei giovani.
Ci sono elementi per valutare l’esperienza degli studenti di Lecce e provincia impiegati in percorsi di alternanza?
Non abbiamo realizzato uno studio per approfondire la situazione, quindi non abbiamo dati certi; io stesso, però, ho potuto raccogliere un po’ di informazioni anche parlando con dei giovani che hanno svolto percorsi di alternanza, e onestamente devo dire che non sempre questi ragazzi sono stati utilizzati nel modo giusto e corretto.
Come presidente di Unioncamere Puglia, cosa farà per spingere questo tipo di discorso a livello regionale?
La riforma delle Camere di Commercio ha, naturalmente, valore nazionale, quindi siamo tutti coinvolti in questo discorso. Come presidente di Unioncamere, il mio impegno personale è fare da pungolo ai Presidenti delle altre Camere pugliesi, affinché si possano realizzare buone prassi anche a livello regionale. Ma penso che tutti abbiano voglia di fare qualcosa di positivo in proposito.
FONTI NORMATIVE
Legge 13 luglio 2015, n. 107
Decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219


