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Bedda Maki: se la parmigiana sposa il Sushi

teatro-bedda_maki_pc_hr-2-1Finalmente nelle sale la gustosissima drammaturgia di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano vincitrice della IV edizione del premio Una commedia in cerca di autoriBEDDA MAKICome resushitare il ristorante e vivere felici
di 

Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
Commedia vincitrice della IV Edizione del Concorso Una commedia in cerca di autori®
con Roberta Azzarone (Ginevra), Caterina Gramaglia (Maria), Franco Mirabella (Toni), Lorenzo Parrotto (Calogero), Arturo Scognamiglio (Yannis)
regia di Roberto Marafante

Bilancia produzioni

INFO: Ufficio Scuole: Annalisa Cataldi
Ufficio stampa: Federica Zanini
Tel. 02/36580011 – email scuole@teatromartinitt.it
ETÀ: dai 12 anni

Che il teatro sia cosa noiosa, elaborata, elucubrazione filosofica per menti sofisticate, è stereotipo diffuso. Sono tanti i ragazzi che associano la poltrona del teatro a quella del dentista. Euripide, Shakespeare, Pirandello, erano dei geni. Ma le messinscene delle loro opere, se proposte in maniera rigida, tradizionale, tetra, possono sembrare ai giovani dei mattoni insopportabili. Ecco perché è bene che ogni tanto gli insegnanti rinuncino a progetti drammaturgici e registici velleitari, e portino i loro alunni ad assistere a una bella commedia rigenerante.

Bedda Maki, drammaturgia di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, spettacolo che ha vinto nel 2016 la quarta edizione del concorso Una commedia in cerca di autori, può essere l’occasione per accostarsi al teatro in maniera frizzante e gioiosa.

«Si potrebbe definire una commedia virtuosistica perché riesce in circa un’ora e trenta a condensare una grande quantità di tematiche contemporanee senza mai annoiare né incepparsi in riflessioni saccenti. Con una scrittura sapientemente comica e fluida, vola leggera su problemi mai risolti tra il nostro Nord e il nostro Sud, sulla crisi delle attività commerciali, sulla cucina Italiana DOC, sulla spasmodica ricerca del nuovo “a tutti i costi”, sull’improbabile culto del mondo degli chef e molto altro. Per riuscirci è bastato narrare le vicissitudini di un ristorante siciliano in crisi che cerca di trasformarsi in una attività di ristorazione particolarmente all’avanguardia… Che avanguardia? Non si può dire di più. Però state tranquilli: in mezzo c’è anche l’amore».

Con queste parole lo scorso giugno una giuria di critici ha riconosciuto il valore di questa scrittura scenica, che è diventata spettacolo nelle mani perspicaci del regista Roberto Marafante.

Quindi l’applaudito debutto lo scorso 31 gennaio al Teatro de’ Servi di Roma. Prima di tornare, tra febbraio e marzo, al mittente che ha organizzato il concorso, vale a dire il Teatro Martinitt di Milano.

Bedda Maki coniuga in un unico piacere teatro e cucina. Lo sfondo è quella di una Milano dinamica, multietnica, anticonvenzionale, incessantemente in cerca di una nuova identità. In questa perenne palingenesi del capoluogo lombardo La Tonnara di Toni, ristorante tipico siciliano che per lustri ha deliziato il palato dei milanesi, entra in crisi. Molte aziende dei paraggi hanno chiuso, la clientela fisiologica di un tempo è diminuita, i nuovi gusti meneghini si orientano verso mode di nicchia come il vegetariano, il vegano, lo street food oppure la cucina etnica. La parmigiana di melanzane fritte, gli arancini di riso, sono piatti ormai obsoleti per i nuovi clienti, a caccia di sapori inconsueti, maniaci della dieta ferrea e della digestione-lampo. Non bastasse questo, Toni deve pure trovare 100mila euro per pagare i creditori, salvare il suo amato ristorante e continuare a mantenere agli studi universitari il figlio Calogero, il suo unico affetto dopo che la moglie si è dileguata con un commercialista.

Uno spettacolo come questo dovrebbe convincere gli insegnanti che ogni tanto sarebbe meglio che rinunciassero a progetti drammaturgici e registici velleitari e portare più proficuamente i loro alunni ad assistere a una bella commedia rigenerante

Che fare, dunque? In un clima sempre più surreale, Toni (Franco Mirabella), Calogero (Lorenzo Parrotto) e la cameriera Maria (Caterina Gramaglia) discutono animatamente per scovare la soluzione innovativa in grado di rilanciare l’attività: ecco l’idea di trasformare La Tonnara in un ristorante fusion di cucina siculo-giapponese.

Una rivoluzione copernicana. Ma anche un conflitto generazionale, che si potrebbe riassumere in due aforismi di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, emblematico scrittore di Trinacria. Se Toni, il padre, sembra essere rappresentato dalla frase “i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti”, a Calogero si adatta perfettamente il classicissimo “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”

E infatti, dopo equivoci e sorprese, Toni capitola, perché gli concederanno di rinnovare l’immagine ma non il contenuto, la forma ma non la sostanza del suo locale. La Tonnara cambierà nome, diventerà Bedda Maki. Ma la vecchia melanzana non sarà soppiantata, si dovrà semplicemente abbinare alle prelibatezze che giungono dall’Estremo Oriente. Chissà però come reagirà Ginevra (Roberta Azzarone) la rampante, tremendamente snob, fidanzata di Calogero, cui il giovane aveva mentito circa la propria identità e il lavoro del padre. E chissà, soprattutto, se questo curioso esperimento culinario convincerà Yannis (Arturo Scognamiglio) ostico critico gastronomico dall’abbigliamento curiosamente verde-leghista.

PERCHÉ LO CONSIGLIAMO

Boscaro e Di Stefano, fondatori della compagnia Confraternita del Chianti, una delle migliori espressioni del teatro italiano contemporaneo under 35, scrivono una drammaturgia ricca di tematiche variegate, tutte affrontate con originalità. I due sono artefici di una scrittura scenica tanto brillante quanto fluida, capace di tenere desta l’attenzione dello spettatore per i novanta minuti della durata dello spettacolo. La narrazione è dinamica, i personaggi tratteggiati a schizzi rapidi, senza quasi mai cadere nella banalità e nel bozzettismo.

Senza eccessi né ostentazione, lo spettacolo Bedda Maki stigmatizza con ironia le mille mode in fatto di cucina, in un’Italia dove il cibo, tutto ciò che si mangia durante i momenti topici della giornata o nell’arco della settimana, è un’autentica occupazione. In Italia arriviamo al paradosso di andare fuori a cena con gli amici, per parlare ancora di cibo.

Qui si confrontano i modelli della cucina tipica regionale, con i suoi mille sapori e le sue infinite varianti e sfumature, e la cucina etnica, in apparenza innovativa, spesso in realtà ripetitiva e talvolta inaffidabile anche riguardo alla qualità delle materie prime utilizzate. In Bedda Maki il connubio tra la cucina siciliana e quella giapponese diventa scoperta, sinonimo di apertura mentale, e veicola la famiglia protagonista della pièce verso il riscatto economico e sociale. Il lieto fine riguarda anche le sorti affettive della famiglia, con l’amore che trionfa doppiamente, veicolato dalle delizie del palato. A rinsaldare il tutto, una gazzarra di battute sagaci, di piccole bugie bianche che attendono solo di essere svelate, quasi per testare la solidità dei legami familiari e sentimentali. L’amore trionfa su tutto.

L’originalità sta in una comicità fantasiosa e varia, che accetta i moduli della farsa popolare, necessarî per ottenere il consenso del pubblico, ma conserva una sua vitalità inestinguibile. Se i personaggi non sempre sono caratterizzati con arte sottile, il dialogo è sempre efficacissimo, mentre la lingua policroma rivela in Boscaro e Di Stefano una buona assiduità con la cultura in senso lato. Ogni parola è viva, popolareggiante ma, al tempo stesso, sorvegliatissima. Il testo è sempre costruito in modo da ottenere un effetto. Se l’intreccio non cura molto la novità, tuttavia la commedia fornisce agli schemi aridi e meccanici una vita sempre nuova, appunto grazie all’efficace forza espressiva del dialogo, dalla quale prende vita un mondo esuberante e colorato.

La regia di Marafante accentua le peculiarità e i tic dei protagonisti, personaggi positivi perché capaci di rimodellarsi e di non esasperare le tensioni. Cambi di scena e d’abito sottolineano queste trasformazioni nei ruoli e nelle dinamiche dei personaggi. Una menzione particolare la merita Caterina Gramaglia, volitiva e caparbia, ironica, minuto per minuto padrona del proprio camaleontico personaggio, che interpreta con sagacia e divertimento.

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