A United Kingdom: l’amore oltre il pregiudizio razziale e geopolitico
La storia vera tra l’erede al trono del Bechuana e una segretaria inglese all’indomani della Seconda Guerra Mondialedi Vincenzo Sardelli
A UNITED KINGDOM – L’AMORE CHE HA CAMBIATO LA STORIA
Età consigliata: dai 12 anni
Regia: Amma Asante
Con David Oyelowo, Rosamund Pike, Jack Davenport, Tom Felton, Laura Carmichael
Titolo originale: A United Kingdom
Gran Bretagna, 2016, data uscita 2 febbraio 2017, durata 105 min (Storico)
Londra 1947. La Seconda Guerra Mondiale è finita da poco. L’Europa sta faticosamente ricostruendo la propria identità. Le relazioni internazionali mirano alla distensione. Seretse Khama, brillante studente di legge originario del Bechuana, incontra per caso, in un bar della capitale del Commonwealth, Ruth Williams, inglese, giovane impiegata delle assicurazioni Lloyd’s. È amore a prima vista. Seretse e Ruth hanno in comune la passione del ballo e una certa visione del mondo. Peccato che lui sia l’erede al trono di un povero regno africano sotto il protettorato inglese, mentre lei è una ragazza bianca figlia di una famiglia piccolo borghese. La famiglia mette Ruth alla porta. Le pressioni diplomatiche contrastano un amore che mina le istituzioni e la mentalità colonialista, una relazione ancora più pericolosa, data la visibilità di Seretse. I due si sposano. Ma anche in Africa la coppia è messa a dura prova, specie nella famiglia regnante. Lo zio reggente si rifiuta di passare il trono al nipote, giudicato una sorta di traditore. La sorella di lui guarda con sospetto la cognata bianca; le spiega: «abbiamo più bisogno noi di lui». Le pressioni internazionali perché il matrimonio si sfaldi si fanno incalzanti.
La reazione più infastidita arriva dal vicino Sudafrica in odore di apartheid (le leggi di segregazione razziale, introdotte nel 1948, resteranno in vigore fino al 1994). La reazione è molto forte, tanto che il governo minaccia di negare alla Gran Bretagna l’accesso all’oro e all’uranio. La conseguenza è che Khama si ritrova esiliato in Inghilterra mentre Ruth, che aspetta il loro primo figlio, è sola in Bechuana. Per la risoluzione della controversia sembra impegnarsi anche il mitico Winston Churchill.
La storia d’amore tra l’erede al trono del Bechuana (oggi Botswana) Seretse Khama e l’impiegata delle assicurazioni Lloyd’s Ruth Williams è una storia straordinaria che pochissime persone conoscono, persino nel paese d’origine di chi è stato l’ultimo sovrano e il primo presidente della Repubblica. A United Kingdom, il film della regista inglese di origine ghanese Amma Asante, tratto dal libro di Susan Williams (Colour Bar il titolo originario) edito da Newton Compton, è un’occasione importante per conoscere questa coppia e il difficile percorso che l’ha portata a diventare un riferimento delle battaglie per i diritti umani. Lo stesso Nelson Mandela, dalla sua prigionia a Robben Island, scrisse a Khama per chiedere consiglio contro l’apartheid.
La storia dei matrimoni e delle coppie miste al cinema ha almeno cinquant’anni. Da Indovina chi viene a cena, con Katharine Hepburn, Spencer Tracy e Sidney Poitier, del 1967 a oggi, diversi titoli hanno raccontato la coppia in bianco e nero sul grande schermo. Il film di Kramer nel ‘67 fu una vera e propria levata di scudi per quell’epoca, il film capostipite. Ma al cinema come nella società, le cose non sono cambiate poi tanto. All’epoca i pregiudizi nei confronti dei matrimoni misti erano espressi senza nascondimenti, oggi in maniera strisciante, solo perché la parola “razzismo” è accompagnata da connotazioni negative. Per non usarla si ricorre a una serie di perifrasi ed eufemismi più o meno ipocriti. Sta di fatto che ancora oggi è frequente che una coppia mista si ritrovi a combattere stereotipi sottili e ambigui. Oggi non esistono paesi dove il matrimonio interrazziale sia vietato. Ciò non significa che sia accolto sinceramente e benevolmente.
A Unite Kingdom – L’amore che ha cambiato la storia, è il secondo lungometraggio di Amma Asante. Come il suo primo film La ragazza del dipinto, del 2013, racconta un contrastato amore interetnico.
L’approccio di A United Kingdom è passionale e in qualche modo convenzionale. Ma è uno di quei casi in cui il contenuto può prevalere sulla forma. Il film è pieno di sani principi e buoni sentimenti. Come in una fiaba, separa con nitidezza quasi manichea i personaggi positivi da quelli negativi. I secondi, obtorto collo o con consapevolezza, capitolano fino ad accettare questa singolare storia d’amore, a riconoscerne la forza rivoluzionaria. Seretse e Ruth diventano paladini prima e simboli dopo di una lotta mistica per una società multietnica e multiculturale. Vedendo questo film, vengono alla mente le parole pronunciate da papa Francesco all’omelia durante la visita pastorale del 25 marzo a Monza: «un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri, è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno».
Seretse e Ruth diventano paladini prima e simboli dopo di una lotta mistica per una società multietnica e multiculturale
Il titolo ha un doppio significato e rimando ironico: al Regno Unito, all’epoca della crisi del suo Impero fiero e colonialista; e al regno del Bechuana, stato africano più noto col successivo nome di Botswana, diviso in nome della ragion di stato e degli interessi economici occidentali e riunito alla fine sulla strada dell’indipendenza e della democrazia. Confinante col Sudafrica, il Bechuana diventa strategico per mantenere la propria supremazia quando l’Impero britannico ha già perso l’India. Per questo l’amore tra il re nero e la regina bianca rischia di essere schiacciato: dai laburisti al Governo che hanno fatto del piccolo stato il loro protettorato e hanno dato concessioni minerarie agli americani a insaputa di coloro che lo abitano e dei loro capi; dai conservatori, che per voce di Churchill promettono di revocare l’esilio di due anni di Seretse per poi trasformarlo in esilio a vita una volta vinte le elezioni. È una storia di promesse tradite, di ritorsioni, di ricatti e cinismo.
La sposa bianca del capotribù del resto è rifiutata inizialmente anche dal popolo del marito e il suo arrivo suscita una frattura all’apparenza insanabile tra zio e nipote, anche se la tribù sceglie di dare fiducia al futuro re. Stretti tra più fuochi, separati e costretti a stare lontani, Ruth e Seretse riescono a ribaltare una situazione che sembrava senza soluzione. Con la forza di un amore più forte di ogni pregiudizio, con il contributo fondamentale di un giornalista onesto, mettono in ginocchio il possente Impero, per avviare il Bechuana verso indipendenza, prosperità e democrazia. Pazienza se anche questa – come leggiamo nei titoli di coda – si trasforma poi in un potere più o meno ereditario, giacché i Presidenti del Botswana sono sempre i discendenti di Seretse. Quello che conta è portare alla luce il loro esempio di persone in grado di cambiare il mondo, partendo dalla propria vicenda personale.
PERCHÉ LO CONSIGLIAMO
A United Kingdom aggiunge una voce originale alla lunga serie di film che raccontano non solo le battaglie politiche, ma anche il privato e le storie intime dei protagonisti impegnati nella lotta contro razzismo e mentalità dominante. Non c’è da stupirsi che il protagonista maschile, David Oyelowo, si sia innamorato del progetto al punto da volerlo produrre. Anche la protagonista femminile Rosamund Pike si cala con naturalezza nel ruolo di allampanata ragazza inglese. L’Inghilterra non ci fa una bella figura, il Botswana neanche. Ma questa storia vecchia di settant’anni ci fa comprendere come mai il Regno Unito abbia scelto la Brexit.
Il limite del film è forse il facile romanticismo patinato, ripulito, ostentato, quasi da romanzo d’appendice o da trama sentimentale del bel tempo che fu. I protagonisti, teneramente legati, sembrano intrappolati in una cartolina ingiallita. La regia è convenzionale e non azzarda di discostarsi da stilemi alla Walt Disney, come se Asante avesse costantemente paura di uscire dal rigido recinto di sicurezza che ha costruito attorno al film.
I protagonisti sono granitici nei propri convincimenti, non sembrano mai vacillare. Questo è il limite del film dal punto di vista artistico, anche se la storia è restituita in maniera da non deludere la platea dei giovani, generalmente affezionata all’happy end.
La storia di Seretse Khama e Ruth Williams si muove lungo il crinale della Storia mostrando come gli equilibri di potere siano sempre pronti a spostarsi, e come anche coloro che sono “pedine nel gioco di altri” possono adoperarsi per cambiare le cose.


